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Reportage dal Donbass - C.Beccalossi PDF Stampa E-mail
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Notizie - Fatti
Sabato 02 Dicembre 2023 19:57



Un Centro di riabilitazione da pene ed abiezioni di guerra

 

 

Servizio e foto di

Claudio Beccalossi




In senso orario:
L'ingresso della struttura riabilitativa, mensa del Centro di riabilitazione, una delle camere per i degenti, il blocco in ristrutturazione, resti di razzi Uragan, Edvard con un reperto del museo interno.




L'appassionato di teiere d'epoca, Edvard, nel suo ufficio





 

   Amvrósievka/Amvrosiïvka (Repubblica Popolare di Donetsk) - Situata ad un’ottantina di km a sud-est di Donetsk, Amvrósievka non è stata risparmiata dagli eventi bellici.

   Già sottoposta a bombardamenti ancora il 15 giugno 2014 (smentendo per l’ennesima volta chi  asserisce che il conflitto nel Donbass sia dovuto all’“Operazione militare speciale” russa innescata il 24 febbraio 2022), alcuni flashes che riguardano la cittadina informano degli aiuti umanitari consegnati a 4.415 civili tra il 4 ed il 6 luglio 2016 dall’unità mobile della Fondazione del controverso ex (secondo curiosi parametri del ministero della Giustizia ucraino) oligarca ma, comunque, magnate Rinat Leonidovič Akhmetov (Donetsk, 21 settembre 1966, imprenditore, dirigente sportivo, presidente della “System Capital Management”, dell’acciaieria “Azovstal” e della società calcistica “Futbol’nyj Klub Šachtar” o “Šachtar Donec’k/Shakhtar Donetsk”).

   Si trattava del secondo arrivo nella località di convogli del maggior organismo di beneficenza privato ucraino.

   Il 18 agosto 2022 Amvrósievka è finita nel pentolone mediatico per  l’attacco sferrato ad un grande deposito di munizioni russo lì ubicato, causa di esplosioni ed incendi durati varie ore. Inoltre, vi sono affluiti i combattenti della Repubblica Popolare di Donetsk in mano agli ucraini e liberati dopo uno scambio di prigionieri avvenuto il 3 novembre 2022. L’operazione ha interessato 107 reclusi d’ambo le parti.

 

Militari e civili, vittime di violazioni dei diritti umani

 

   Lasciato l’Hotel “Central” di Donetsk, punto-base del nostro cercar notizie, raggiungiamo   Amvrósievka per visitare un Centro di riabilitazione, l’unico privato con sponsor a Mosca, non solo per militari (feriti, mutilati, psicologicamente compromessi, specie quelli caduti nelle grinfie ucraine, sottoposti a dure condizioni ed a maltrattamenti e poi inclusi in scambi di prigionieri) ma pure per civili (incappati nella violenta repressione delle forze armate del regime di Kyïv). Tutti, in ogni caso, vittime di violazioni dei diritti umani da parte ucraina cui la comunità occidentale fa spallucce preferendo indirizzare accuse alla controparte russa…

   Dando un’occhiata generale all’esterno, con giardini e verde ben curati ed un’atmosfera quasi ovattata, il Centro sembra un’oasi di pace nel turbinio della guerra che imperversa nel nord dell’oblast’, già nei distretti settentrionali di Donetsk. La struttura ospita 19 pazienti in camere a due ed a otto letti, in attesa che il nuovo blocco possa essere ultimato per accoglierne un’altra cinquantina. La ristrutturazione di quest’ultimo va avanti a singhiozzo, anche per gli effetti di episodici assalti ucraini (l’anno scorso è stato danneggiato da razzi dei sistemi HIMARS forniti dagli Stati Uniti a Kyïv).

 

Servizi a disposizione dei degenti

 

 

   Edvard (ex combattente nella prima guerra del Nagorno Karabakh ed in quella del Donbass), responsabile con la moglie Elena, a sua volta ex militare, ci guida attraverso le varie sale dove operano 42 persone, indicativamente due per ciascun paziente. Il mantenimento del complesso costa 2.400.000 rubli (circa 24.800 euro) al mese. Nella reception, addobbata di icone ortodosse, pregano sia fedeli cristiani che musulmani, senza alcuna preclusione. A parte un degente, colto casualmente in sala mensa, tutti gli altri incontrati nel percorso si rifiutano di farsi fotografare. Sono da comprendere: non vogliono essere oggetti di spicciole curiosità di terzi, loro con quanto serbano di sofferenza nell’animo, forse più che nel corpo.

   Entriamo nella palestra per la rieducazione generale. Chi non può camminare segue un programma specifico definito step by step (passo dopo passo). Tra le persone ricoverate ci sono pure lesionati dalle mine antiuomo o mine terrestri (antipersonnel mines), submunizioni o bombe a grappolo come le cosiddette mine “a farfalla” (butterfly mines) o mine “pappagallo verde” (green parrot mines) od ancora mine “a petalo” (petal mines), ordigni di matrice biecamente terroristica vietati dalle convenzioni internazionali di cui è stato abbondantemente disseminato il Donbass dai mittenti ucraini, protetti ed autorizzati a delinquere dall’assicurata impunità dei governi occidentali.

   Altri servizi a disposizione dei pazienti sono l’elettroterapia, la radioterapia e la magnetoterapia, trattamenti per le cure polmonari, le applicazioni di minerali e cera, l’idromassaggio.

   Un ampio spazio interno è occupato da un museo con reperti e cimeli bellici della Seconda guerra mondiale e del conflitto in corso nel Donbass, con pezzi di razzi e missili caduti nell’oblast’ di Donetsk. Memoria storica e cronaca contemporanea dietro le quinte della riabilitazione corporea.

 

Ospedale militare sovietico e  colonia per bambini

 

   Usciti nell’ampia superficie verde, Edvard ci porta alle voliere dove i ricoverati accudiscono i volatili quale antidoto a stress e disagi mentali. Anche la cura degli animali costituisce un incentivo alla ripresa, soprattutto per militari nella nebbia di gravi disturbi psichici post prigionia. Poco lontano una lapide ricorda che, lì sotto, c’è una fossa comune contenente gli ignoti e non quantificati resti di soldati sovietici morti quando, nel 1943, nel luogo era attivo un ospedale militare.

   Camminiamo poi all’interno del blocco ancora in condizioni alquanto fatiscenti e dai tempi di completamento incerti. Edvard mostra con soddisfazione il sistema di filtraggio dell’acqua per eventuali emergenze idriche. Riferisce che, nel 2014, nel fabbricato erano stati piazzati obici ucraini che, con i  loro colpi e le relative vibrazioni, hanno indebolito le strutture portanti.

   L’intero complesso, ai tempi dell’Unione Sovietica, era una colonia per bambini. Con l’indipendenza dell’Ucraina tutto è poi stato abbandonato. Le condizioni della superficie tra le palazzine (dove, a lato, sono conservati quattro voluminosi resti di razzi Uragan) ed un laghetto lo confermano, con un’ormai inesistente piscina invasa da terriccio ed erbacce. Edvard informa che verrà ripristinata per dar la possibilità agli infermi di stare in acqua per terapia e che sarà rifatto il campo di calcio in disuso.

 

Alcuni episodi di brutalità ucraina

 

   Mentre dal pontile rimiriamo lo specchio d’acqua (che fa parte del centro e, quindi, incluso con le sue potenzialità nel processo di riabilitazione) proprio mentre, in lontananza, stanno volando due elicotteri russi di trasporto truppe (in caso di tre, invece, si tratterebbe di un’operazione prettamente strategica), Edvard riferisce alcuni episodi di brutalità ucraina con vittime passate dal centro ed avvenuti anche prima dell’inizio dell’offensiva di Mosca.

   Vicende dolorose raccolte dal comitato investigativo russo sui crimini di guerra ucraini che è riuscito a stabilire le responsabilità di comando su quanti hanno compiuto simili atrocità.

   Tornati nel suo ufficio (dove campeggia su una parete di fronte alla sua scrivania un ritratto della moglie Elena in tenuta militare con medaglie) per gli ultimi appunti, incuriosiscono le varie teiere su un armadietto. Si tratta della particolare passione di Edvard: raccogliere teiere d’epoca (la più datata risale al 1700) che lui stesso provvede a restaurare. Antiquario ed artigiano anche per scrollarsi di dosso, quel poco che può, tribolazioni di guerra toccate quotidianamente con mano.

 

Ultimo aggiornamento Domenica 03 Dicembre 2023 10:40
 

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