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Reportage dal Donbass PDF Stampa E-mail
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Notizie - Fatti
Lunedì 13 Novembre 2023 18:47

 



 


 






Prigionieri ucraini “dimenticati “ dal governo di  Kyïv.

La tenace volontà di Marina per ritrovare il marito dichiarato “disperso”.

Diventata punto di riferimento per tanti altri casi come il suo

    

Servizio e foto di




                                 
        

 



   Marina



                                                   

Claudio Beccalossi e Marina Ashifina

Reportage dal Donbass   

 

   Donetsk (Repubblica Popolare di Donetsk) - Incontriamo Marina Ashifina in un ristorante del centro, mentre sta consumando un pasto frugale. L’incontro è programmato ma personalmente mi sento a disagio a starle attorno (con altri tre) mentre mangia, violando il suo piccolo momento di privacy. Ma è solo una mia riserva…

   Ci spostiamo all’esterno per un’intervista riguardo alla sua particolare esperienza di vita ed al suo impegno sociale a favore dei militari ucraini caduti in mano russa, del tutto abbandonati al loro destino dalla madre patria che li ha mandati a combattere.

   D’una bellezza dolce, minuta, fine che la fa sembrare una ragazzina, le constato, nel presentarci, la mano fredda, forse per sua emotività del momento o caratteriale. Marina, 28 anni (nativa di Selydove in ucraino, Selidovo in russo, nella porzione dell’oblast’ di Donetsk ancora sotto controllo di Kyïv), è una caparbia moglie che, per amore, non s’è arresa al bieco silenzio dei vertici ucraini riguardo alla sorte di suo marito Pavel, 33 anni, della 36^ Brigata fanteria di marina autonoma “Contrammiraglio Michajlo Bilyns’kyj” (unità di fanteria di marina del Corpo della fanteria di marina ucraina con base a Mykolaïv) fatto prigioniero dai russi nel carnaio di Mariupol (con i risoluti combattimenti tra forze armate russe e filorusse e quelle dell’Ucraina dal 24 febbraio - data d’inizio dell’“Operazione militare speciale” di Mosca - al 20 maggio 2022).

   Dopo mesi d’angosciante silenzio ed incertezza, ha saputo che Pavel s’era arreso, fatto prigioniero ed ancora vivo da un video d’un canale televisivo. Le sue richieste al potere ucraino perché facesse qualcosa per individuare il luogo di detenzione non hanno trovato nessuna risposta. Responsabili ed addetti affermavano che non ne sapevano niente, che era considerato un disperso. Lei ha ripetutamente ribattuto d’averlo visto in un video ma ai suoi contatti governativi non interessava. 

   Ha organizzato manifestazioni in piazza a Kyïv e non solo, subendo (lei e quelli che la seguivano) pressioni a desistere e perfino un procedimento penale. Anche molti altri familiari in ansia per soldati di cui non si sapeva nulla si sono riuniti pubblicamente in varie città e regioni d’Ucraina ed all’estero per pretendere risposte concrete dal governo. Una sua conoscente, in seguito a queste proteste plateali per smuovere il regime ucraino dall’immobilismo ad interessarsi dei suoi prigionieri, è stata vessata ancor più, addirittura minacciandola, all’eventuale suo intestardirsi reiterato, di richiamare il padre (fermato e poi rilasciato nello stesso giorno) per mandarlo al fronte contro russi e filorussi nonostante avesse un’esenzione. 

   Ormai pienamente convinta di non poter contare sulla doverosa assistenza statale alle sue istanze e che il clima, attorno a lei, si stava facendo pesante, Marina ha preso la drastica decisione d’arrangiarsi per conto suo. Ha raggiunto Donetsk dove, dopo essersi rivolta alle autorità locali, è finalmente riuscita a sapere che Pavel era in un luogo di detenzione dell’oblast’. Una prigione che non era certo un hotel a quattro stelle ma senza trattamenti disumani, come amputazioni di dita e genitali secondo fake news fatte circolare dalla macchina del fango antirussa ucraina.

   In prigionia suo marito lavorava in cucina, preparava i pasti per i carcerati come lui. Il 1° novembre 2022 è stato liberato per accertate estraneità a crimini di guerra e senza essere coinvolto nelle tortuose procedure dei periodici scambi di prigionieri tra russi ed ucraini. Ed il 15 novembre si sono trasferiti ambedue a Mosca, lasciando un’Ucraina così matrigna con propri militari.

   Dopo che la sua storia è finita su media russi ed ucraini (con relativa disapprovazione di questi ultimi per il fatto che si fosse recata in territori “occupati” rivolgendosi a “nemici”), Marina è stata ed è ripetutamente contattata da parenti di soldati dichiarati dispersi (se non addirittura disertori solo perché s’erano arresi) dal sistema di Kyïv. Persone in cerca di alternative, d’aiuto alla loro disperazione senza interventi e risposte ufficiali.

   La sua mission d’oggi è, quindi, questa: occuparsi con generosa disponibilità dei tanti casi come quello che l’ha riguardata direttamente, con l’indispensabile supporto di referenti della Repubblica Popolare di Donetsk e degli organi dell’ombudsman (difensore civico) Darya Morozova. Marina ci ha infine informati, quasi raggiante, che il giorno prima, 33 militari ucraini catturati e rinchiusi a Donetsk avevano potuto rivedere 76 loro cari. Non certo grazie al presidente ucraino Zelens’kyj, sempre e comunque spalleggiato da un Occidente malsano...

 

Ultimo aggiornamento Martedì 21 Novembre 2023 23:39
 

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