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Reportage di Claudio Beccalossi PDF Stampa E-mail
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Notizie - Fatti
Venerdì 27 Ottobre 2023 21:55

Reportage

 

 

Faccia a faccia con due appartenenti al Gruppo “Wagner”


Servizio e foto di

 

Claudio Beccalossi



 

Beccalossi e Husler

 

 

 

 

Saint

   Sankt-Peterburg/San Pietroburgo - La sua massiccia ed alta figura da bodybuilder impressiona già al solo vederla seduta. Incontriamo Husler (Truffatore, nome di battaglia), in tenuta militare, ad un tavolo del ristorante dell’Hotel “Park Inn” (by Radisson Pribaltiyskaya Hotel & Congress Center), in ul. Korablestroiteley 14, accanto alla definita ex responsabile della comunicazione esterna del Gruppo “Wagner” (in russo Gruppa Vagnera), Anna Zamaraeva, 33 anni.

   Come si sa, il Gruppo, chiamato pure Compagnia militare privata “Wagner” (ČVK “Vagner”, in inglese PMC - Private Military Company - Wagner), ha fama d’essere stato una compagnia militare privata o paramilitare della Federazione Russa (o la longa manus in affari sporchi del Cremlino?) fino alla cosiddetta rivolta del 23 e del 24 giugno 2023, non tanto contro Vladimir Vladimirovič Putin ma, soprattutto, nei confronti del ministero della Difesa di Mosca (e del suo ministro, Sergej Kužugetovič Šojgu). Ribellione ordita e poi interrotta dal detentore-padrone del “Wagner”, Evgenij Viktorovič Prigožin, morto il 23 agosto 2023 in uno “strano” incidente e/o abbattimento aereo sull’oblast’ di Tver nel volo tra Mosca e Sankt-Peterburg. Le sue esequie si sono tenute in forma privata il 29 agosto 2023, con successiva tumulazione nel cimitero di Porokhovskoye, all’estrema periferia della città sul fiume Neva, accanto alla tomba del padre Viktor.

   Il PMC Wagner Center, complesso di 14 piani, a Sankt-Peterburg, è comunque tuttora attivo come quartier generale e centro d’innovazione tecnologica del Gruppo ed è ubicato presso la stazione Novočerkasskaja della linea 4 Pracomplesvoberežnaja della metropolitana, inaugurata il 30 dicembre 1985.

 

 

Nel “tritacarne” di Bachmut/Artëmovsk

 

   Originario di Smolensk, 34 anni, moglie e due figli, Husler (col volto libero durante l’intervista e nascosto per le foto), ha combattuto nel “tritacarne” di Bachmut/Bakhmut (detta anche Artemivs’k in ucraino, Artëmovsk in russo), nell’oblast’ di Donetsk. Le truppe ucraine, dopo cruenti scontri dall’estate 2022, hanno dovuto cedere alla pressione, quasi casa per casa, soprattutto del Gruppo “Wagner” soppiantato gradualmente, in seguito, da unità della Guardia Nazionale della Federazione Russa (Federal’naja služba vojsk nacional’noj gvardii Rossijskoj Federacii) o Rosgvardija e da paracadutisti del Vozdušno-desantnye vojska (truppe aviotrasportate) o VDV, corpo militare d’élite.

   La città è stata infine occupata dai russi tra il 20 ed il 21 maggio 2023, con gli schieramenti ucraini ritiratisi dal centro urbano ma intenzionati a mantenere posizioni esterne in vista d’un eventuale accerchiamento. All’inizio del 2022 Bachmut/Artëmovsk contava più di 71mila abitanti, ridotti a circa 500 durante i mesi di sanguinosi combattimenti che hanno distrutto l’assetto urbano.

 

 

Il cinico balletto sul numero delle perdite

 

   Cifre esatte od almeno a spanne delle vittime, civili e militari, non sono state comunicate dalle parti ucraina e russa. La BBC (British Broadcasting Corporation), il 9 marzo 2023, menzionando “funzionari occidentali”, ha valutato tra i 20mila ed i 30mila il numero dei soldati russi soppressi o feriti negli scontri. L’analista militare Sean Bell,  nel suo articolo su Sky News del 13 maggio 2023 (https://news.sky.com/story/ukraine-war-the-battle-of-bakhmut-is-not-about-seizing-vital-ground-it-is-about-maximising-enemy-casualties-12879310), ha scritto di “più di 100mila russi e ben più di 20mila ucraini uccisi o feriti fino ad oggi in questa dura guerra di logoramento”.

 

   In assenza di dati super partes sui deceduti, circolano versioni NATO (North Atlantic Treaty Organization, Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord) che riferiscono stime oscillanti tra i 20mila ed i 30mila di caduti e feriti russi e di circa 10mila periti ucraini. Ipotesi ucraine parlano di 30mila/42mila russi morti mentre, secondo i russi, gli ucraini eliminati sarebbero 15mila/20mila, con decine di migliaia di feriti. Le perdite tra i civili ammonterebbero ad oltre 4mila. In ogni caso, un mattatoio per questioni strategiche...

 

 

Sopravvissuti in 17 su 120

 

 

   «Nelle brutali battaglie a Bachmut/Artëmovsk - racconta Husler, tradotto dal nostro fixer - ho perso tanti fratelli. Su 120 persone del mio gruppo all’inizio siamo rimasti vivi solo in 17. Mi dispiace per i tanti commilitoni caduti. Erano volontari arrivati da varie professioni (barman, ballerini ecc.), giovani al di sotto dei 30 anni che avevano fatto una scelta, decidendo di mettersi in gioco nel Gruppo “Wagner”. Ci siamo trovati a combattere contro mercenari stranieri (georgiani, polacchi, brasiliani, spagnoli) mentre i militari regolari ucraini erano pochi, con più di 45 anni d’età. I loro istruttori provenivano da Stati Uniti e Portogallo. La preparazione dell’esercito ucraino non era adeguata».   

 

   «Ho scelto il Gruppo “Wagner” per la burocrazia dell’esercito regolare russo. La differenza col ministero della Difesa è che, lì, a dare ordini sono persone che non hanno piena consapevolezza dello stesso ordine e che non conoscono informazioni sul nemico. Da noi, invece, tutti i comandanti studiano a fondo il numero, il comportamento degli avversari per salvare vite umane. Inoltre, m’ha colpito la filosofia del Gruppo, le garanzie sociali, con sussidi in caso di ferimento o morte che sono erogati subito, senza la burocrazia tipica del ministero della Difesa. Riconoscimenti e medaglie vengono attribuiti a chi effettivamente li merita. Invece, il ministero li assegna pure a quanti non se li sono guadagnati sul campo e che vanno in giro vantandosi. Ora ci sono reparti dell’esercito regolare che ci chiedono aiuto per l’addestramento dei mobilitati su autorizzazione del ministero della Difesa».

 

   «All’inizio ero un soldato semplice - prosegue Husler - e dopo un mese, dimostrato il mio valore, m’hanno nominato comandante d’unità. Da assaltatore a contraerea, riportando anche ferite. Coprivo gli attacchi degli assaltatori. Avevo studiato all’accademia militare senza concludere il corso. M’ero accorto che persone come me dal senso di giustizia non facevano molta strada».

 

 

Accuse ingiuste e fake news

 

   «Dopo Bachmut/Artëmovsk sono andato in licenza dalla mia famiglia. Il Gruppo “Wagner” continua in Africa, cercando di non consentire all’Occidente d’interferire in Paesi terzi. La nomea del Gruppo a livello internazionale? Si tratta di accuse ingiuste e fake news che i tanti civili liberati da noi possono smentire. Rispetto ai militari regolari del ministero della Difesa russo, nel “Wagner” vige il principio di comunione che moltiplica il livello di patriottismo. È un processo naturale di fratellanza anche tra famiglie. Ciascun appartenente m’accoglierebbe in casa sua in tutta la Russia».

 

   «La situazione a  Bachmut/Artëmovsk, ora, è molto difficile e dolorosa. Quanto abbiamo liberato poco alla volta viene restituito al nemico. Occorre tagliare le vie dei rifornimenti dall’Occidente. Se fossero state compiute azioni mirate su strade, ferrovie, ponti, hub da cui partono ed arrivano gli approvvigionamenti ci sarebbero state molte vittime in meno. I prigionieri ucraini sono tutte persone costrette ad andare al fronte, con famiglie minacciate se non ci vanno. Il presidente ucraino Zelens’kyj è una marionetta dell’Occidente, colpevole della sofferenza dei suoi compatrioti».

 

 

In Siria ed in Libia contro lo Stato Islamico

 

 

   Mentre Husler termina di rispondere alle nostre domande, s’accomoda al nostro tavolo un altro componente del Gruppo “Wagner”, in borghese, anche lui col suo nome di battaglia, Saint (Santo), 25 anni, di Vyborg (oblast’ di Sankt-Peterburg). Dal fisico non certo da superman, nelle foto alla conclusione dell’incontro non cela la propria faccia a differenza del compagno. Dopo la leva a 18 anni, nel 2015 ha deciso d’andare a combattere volontario nel Donbass vedendo quanto stava accadendo tra secessionisti filorussi e russofoni e governativi e paramilitari ucraini. Nel 2019 Saint è entrato nel “Wagner” venendo inviato in Siria ed in Libia per contrastare i feroci terroristi del famigerato Stato Islamico. Rientrato e dopo un periodo di pausa, è nuovamente entrato in azione all’inizio dell’“Operazione  militare speciale” decisa da Mosca.

 

   «Quelli dello Stato Islamico erano individui estremamente ideologizzati - sottolinea il giovane -  mentre gli ucraini sono poco motivati, sottoposti all’obbligo di stare al fronte. Da maggio 2022 ho combattuto in varie aree di guerra come Soledar e Bachmut/Artëmovsk. In seguito, sono entrato in un altro corpo (“I Lupi”) perché m’hanno proposto un grado maggiore. Adesso svolgo attività d’istruttore in unità di droni per i ministeri della Difesa sia della Russia che della Bielorussia»

 

   «Quanto può andare ancora avanti il conflitto? Secondo me, al massimo due anni. Si arriverà ad una situazione di stallo. Non è una questione di soldi per noi del “Wagner”. Se fosse questo sarebbe meglio arruolarsi con gli ucraini che pagano di più. Abbiamo il massimo sostegno da parte dei russi, soprattutto qui, a Sankt-Peterburg».

   Al quesito su quale sia il più grande ostacolo alla fine del conflitto dalla sua parte, Husler replica che «il problema principale è la burocrazia ministeriale russa». Su cosa pensi della posizione dell’Italia, dice che «ogni Stato dovrebbe pensare alle proprie faccende interne e garantire sostegno alla propria popolazione».

 

 

«La “pace giusta” cercata dal Vaticano? Sono tutte parole...»

 

   E gli sforzi del Vaticano, tramite il cardinale Matteo Maria Zuppi (presidente della Conferenza episcopale italiana) per una “pace giusta” tra Russia ed Ucraina? «Sono tutte parole. - taglia corto sempre Husler - Servono fatti concreti. Non sono questi i tentativi utili per risolvere la guerra. Ci sono nazioni della Nato, ad esempio, che sono contrari all’invio di armi all’Ucraina. Contiamo sulle contraddizioni interne dell’Occidente. Lo scontro armato cambia tattica ogni due, tre giorni.  Bachmut/Artëmovsk è diventata, ad un certo punto, un simbolo, una questione di principio. Non concederla all’Ucraina aveva ed ha assunto un valore politico».

Ultimo aggiornamento Sabato 28 Ottobre 2023 12:05
 

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