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Notizie - Colonnisti
Venerdì 30 Settembre 2022 23:13

 

 

È il momento meteorologico forse più fastidioso dell’anno che ti costringe ad uscire con il giubbotto la mattina presto per poi morire di caldo tutto il giorno. Umidità unita a bruschi e repentini cambi di temperatura serali e notturni.

Trombe d’aria improvvise come quella che ha devastato la pianura Pontina a Sud di Roma, oppure improvvise bombe d’acqua che a causa della mancanza di cura del territorio e dei mancati investimenti sul rischio idrogeologico, provocano il repentino ingrossamento di fiumi e torrenti capaci di capaci di causare vittime e di danni inaccettabili per un paese come l’Italia, manco fossimo nel sud – est asiatico.

Appiccicume di giorno e brividi di fresco al sera il tempo ideale per ammalarsi, infatti le ultime due settimane di settembre hanno fatto strage di raffreddori e mal di gola. L’aspetto positivo è stata la riscoperta di potersi ammalare anche senza la sentenza di covid.

Per ora la tanto sbandierata ondata che doveva arrivare con l’apertura delle scuole non si vede, permangono però i segni del timbro mentale con il quale gli ultimi due anni hanno marcato, forse per sempre, tutti quelli che ancora girano con mascherine al gomito tutto il giorno per poi calzarle sul naso nella maniera più antigienica del mondo.

Tra quelli in allerta sicuramente le grandi case farmaceutiche che aspettano con ansia l’esplosione di una nuova ondata per rimpinguare le casse, anche se stavolta a meno di obblighi che impediscano di fatto alle persone di vivere, probabilmente non assisteremo ad una vaccinazione di massa.

Sarebbe il tempo delle castagne, della vendemmia che di anno in anno tira fuori dei Frascati Docg sempre di qualità più alta, delle gite fuori porta per vedere come la natura autunnale cambia i suoi colori, ma purtroppo la gente ha la testa in tutt’altre faccende decapitata economicamente dalle bollette energetiche.

 Per le attività commerciali non c’è pace e dopo questi ultimi anni drammatici si è abbattuta su di loro una nuova sciagura, che stavolta rischia di farle cadere come fa l’insetticida con le mosche. Bollette dai costi inimmaginabili, insostenibili,  di migliaia di euro che segnano aumenti del 60% e sembra che l’impennata dei costi non sia finita qui.

Un qualcosa che sta devastando il tessuto economico della PMI mettendo sul lastrico famiglie di tutti i tipi. Soprattutto le monoreddito e gli anziani, che dopo una vita di tasse e contributi si apprestano ad andare incontro al freddo lesinando su riscaldamenti e senza il coraggio di usare un elettrodomestico in casa.

Una salto indietro al medioevo, un qualcosa per cui uno stato che si definisca tale dovrebbe mettere un argine a protezione del suo tessuto economico ma più che altro alla salvaguardia dei suoi cittadini. Dovrebbe ad esempio requisire tutti gli introiti di quelle aziende di energia che in questa situazione hanno speculato, sfruttando i vecchi contratti di fornitura gas per rivenderlo ai cittadini in maniera decuplicata e accatastando extra profitti di milioni di euro sulla pelle della gente.

Questo è almeno  il primo passo che il popolo si aspetta dal nuovo governo. E si perché in tutto questo si sono tenute le elezioni, che hanno segnato una svolta epocale seppellendo la sinistra a suon di consensi avversi. La destra ha spopolato segno che la gente non ne poteva più di sentir parlare di ius soli, diritti lgbt e altri temi di inclusione sociale e basta. Non che non siano importanti per carità, ma quando un popolo soccombe riscoprendo paure ataviche e ancestrali come il freddo, questi temi  agli occhi di molti perdono forza e non bastano a convincere un elettorato ormai stanco del nulla.

Più che vincere la destra è stato un suicidio della sinistra con la sua campagna priva di idee e di programmi e votata oltre ogni misura all’istigazione dell’odio politico per l’avversario. Per mesi non hanno fatto che terrorizzare la gente paventando il ritorno del fascismo, le coscrizioni, la marcia su Roma, la limitazione della libertà del pensiero o personale ed altre assurdità.

Nella realtà dei fatti oggi se c’è un qualcosa di fascista è da rintracciare nel comportamento della sinistra tutta. Ridicolo l’esordio di Letta “oggi è un giorno triste per l’Italia” seguito a nastro da tanti altri commenti simili di attori, cantanti e personaggi dello spettacolo, facenti parte di quel cerchio dorato in cui si sono sempre distribuiti successo e visibilità.

Quella cosiddetta ”cultura” che per volontà divina sembra dover essere appannaggio esclusivo della sinistra, ma che in realtà è sempre stata più che altro una forma di manipolazione culturale. Commenti tipo “oggi è il primo giorno della resistenza” o altre amenità del genere, o gesti di indignazione pubblica di artisti di una élite sorpresa per come stavolta la manipolazione dei media e il controllo delle masse perpetrato attraverso tutti i modi possibili, non abbia prodotto i risultati voluti.  

Ecco se c’è qualcosa di fascista è la negazione della legittimità del voto popolare, dell’alternanza, in poche parole della democrazia. L’incapacità di accettare il pensiero della gente e il tentativo brutale di infangare, svilire, danneggiare, le reputazione di ogni personalità allo scopo di guadagnare consensi e perpetrato con ogni mezzo possibile senza un limite morale.

Una brutta pratica che non si è arrestata nemmeno con la sconfitta schiacciante che invece di indurre alla riflessione sta animando gli ultimi colpi di coda di un sistema di infamia con cui per troppi anni si è controllato il paese. Un sistema radicato anche all’estero dove chiunque si è sentito in diritto di mettere in guardia il mondo dal pericolo di un governo di destra in Italia.

Dalla premier francese Borne: “saremo attenti a rispetto diritti umani e aborto dopo elezioni in Italia”, che fa un po’ ridere dalla rappresentante di un paese che a Mentone, i diritti civili li protegge caricando brutalmente i migranti su un furgone per scaricarli oltre il confine in terra Italiana.

O come Ursula Von Der Leyen che ha tentato di influenzare il voto Italiano dichiarando a poche ore dall’apertura delle urne: “ Se in Italia le cose si complicano abbiamo gli strumenti per intervenire”, dichiarazione gravissima tanto più se resa da una carica così importane dell’UE che avrebbe meritato le dimissioni e non una tardiva toppa messa li tanto per.

Tralasciando quanto ha detto Biden per pura compassione e senza scomodare personalità illustri del grande sistema internazionale, basta guardare la notizia pubblicata da un quotidiano Spagnolo sulle tristi vicende umane del padre della Meloni.

Una figura parentale che ha abbandonato la figlia quando aveva un anno e con cui non ha avuto più rapporti da quando ne aveva undici. Un ultimo rigurgito di fango alla faccia della “cultura” e del finto buonismo. Di cultura, quella vera e che non ha appartenenza politica ma è patrimonio comune, possiamo approfittarne ed è bene ripartire da qui.

Niente di meglio allora della mostra dedicata ad un gigante, esempio lampante dell’universalità della cultura che non ha appartenenze se non al proprio intimo sentire:  Dall’8 ottobre 2022 Palazzo Bonaparte ospiterà una grande mostra dedicata a Van Gogh. Attraverso le sue opere più celebri, tra le quali il suo famosissimo autoritratto, sarà raccontata la storia dell’artista più conosciuto al mondo. Con buona pace di tutti quelli che accampano diritti sui patrimoni comuni dell’umanità.

 

 

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