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Notizie - Politica
Giovedì 06 Maggio 2021 16:59

 

 

POLITICA /

Andrea Muratore
6 MAGGIO 2021

Le tornate elettorali in Europa nell’ultimo decennio hanno fatto registrare una costante: l’erosione dei voti dei partiti progressisti tradizionali da parte di formazioni che si identificavano come populiste o esponenti della sinsitra radicale. In Spagna tra il 2015 e il 2016 il Psoe ha visto Podemos arrivare a pochissime frazioni di punto dal sorpasso, ottenendo in due elezioni consensi tra il 20 e il 21%; In Francia il Partito Socialista dopo l’esperienza di François Hollande è collassato mentre nel 2017 Jean-Luc Mélenchon assurgeva a percentuali vicine al 20% alle elezioni presidenziali; l’anno successivo, in Italia, il Movimento Cinque Stelle ha superato il 32% dei consensi alle elezioni politiche, infliggendo un distacco in doppia cifra al Partito Democratico. Più recentemente, una scalata simile in Germania sta venendo compiuta, da basi di partenza diverse, dai Verdi ai danni delPartito Socialdemocratico.

La lezione della Ayuso

In tutti questi casi i populisti di lotta hanno più volte perso il treno decisivo al momento della verità. Mélenchon non ha formato un partito all’altezza delle aspettative; i Cinque Stelle in Italia non hanno costruito un capitale politico all’altezza e hanno subito un’emorragia di consensi estremamente grave; Podemos in Spagna ha rifiutato l’alleanza con lo Psoe quando era ai massimi in termini di consenso per poi dividersi e finire per accettare il ruolo di junior partner in una coalizione di governo che, negli scorsi giorni, ha subito nella Comunità di Madrid una disfatta talmente dura da indurre il leader della formazione Pablo Iglesias ad annunciare l’addio alla politica. Isabel Diaz Ayuso, la governatrice di Madrid che ha guidato il Partito Popolare alla vittoria con un travolgente 44,73%, più che raddoppiando i consensi del 2019, ha lasciato le briciole ai Socialisti (discesi al 18%) e a Podemos, inchiodato poco sopra il 7%.

A Madrid è fallita sul campo la scelta “frontista” di coniugare la sinistra liberaldemocratica e quella di impronta populista in un blocco coeso capace di sottrarre consensi alle forze conservatrici e popolari. E questa fattispecie offre interessanti lezioni per l’Europa, presentando Madrid come un potenziale laboratorio dei futuri equilibri politici ed elettorali della Spagna e del Vecchio Continente. Fornendo su larga scala una riproposizione di quanto già manifestatosi nei voti regionali in Umbria e Liguria in Italia tra il 2019 e il 2020: allora l’esperimento di coalizzare Movimento Cinque Stelle e Pd contro il centro-destra fu duramente bocciato dagli elettori, che in parte si dispersero non approvando un’unione ritenuta innaturale.

La divisione della sinistra in Europa

Di fronte alla necessità di coalizzarsi esplicitamente le forze socialdemocratiche e progressiste e quelle radicali e populiste si trovano di fronte a una serie di ampie contraddizioni nel loro rapporto. In primo luogo, in tutti i casi presi in esempio l’erosione dei consensi delle forze progressiste tradizionali ad opera dei nuovi entranti è avvenuta sulla scia di una critica radicale alle scelte politiche compiute dagli Anni Novanta sino al periodo della Grande Recessione. L’appiattimento della sinistra tradizionale sui canoni del neoliberismo, sui principi dell’austerità, sulla de-strutturazione degli apparati di industria statale e welfare pubblico, l’abbandono dei diritti sociali a scapito della retorica sui diritti civili è stata oggetto di una critica feroce da parte di forze come M5s o Podemos, che hanno raccolto buona parte della legittima ondata di indignazione e protesta per la gestione della fase emergenziale dell’ultimo decennio. La necessità di convergenze elettorali come possibile argine all’ascesa di avversari più forti a destra o alleanze potenzialmente innaturali come quella del governo Conte II in Italia hanno trovato difficoltà a innestarsi in blocchi elettorali omogenei sul piano politico e sociale.

In sostanza, a forze di questo tipo manca la capacità di sommare i blocchi sociali di riferimento in una coalizione elettorale unitaria. E non è un caso che la sommatoria dei risultati di forze progressiste e forze populiste e radicali in campo elettorale sia maggiore laddove si presentano, di fatto, in corsa separatamente. In Spagna come in Italia o in altri Paesi quale ad esempio la Grecia, in cui Syriza ha svuotato completamente il Partito Socialista ellenico anche dopo l’ultima sconfitta elettorale del 2019.

In quest’ottica, alla “sinistra” unitaria manca la capacità di costruire un discorso politico omogeneo andando oltre la volontà di fermare figure percepite come la minaccia politica di turno. La Ayuso a Madrid ha avuto gioco facile a puntare sull’efficace contenimento del Covid-19 nella capitale, sulla retorica della libertà, sul bilanciamento tra protezione sanitaria e ripresa della socialità e della vita economica della capitale spagnola. La sua vittoria insegna che nel nuovo orientamento bipolare che sta prendendo la politica europea gli elettori preferiscono, sostanzialmente, votare per una proposta e non contro singole figure o partiti.

Il nuovo bipolarismo pende a destra?

Recentemente, un’indagine condotta da  Fondapol (Fondation pour l’innovation politique), un pensatoio francese fondato nel 2004, di orientamento liberale, progressista e filo-europeo, in collaborazione con atenei come Science Po e la Luiss, ha segnalato che l’elettorato del Vecchio Continente va sempre più polarizzandosi e che aumenta l’autopercezione di diverse persone come vicine alla destra politica. Il nuovo bipolarismo appare in sostanza diverso da quello degli Anni Novanta, in cui il centro-destra e il centro-sinistra europei giocavano sostanzialmente in un terreno di gioco reso ristretto dai dogmi dell’europeismo, dal vento impetuoso della globalizzazione, dal riferimento a un modello statunitense che si riteneva importabile in Europa.

Oggi il centrodestra si divide tra componenti liberali, conservatrici e sovraniste che devono trovare un punto di sintesi, mentre il centro-sinistra è diviso tra progressisti tradizionali e radicali in maniera ben più polarizzata al suo interno. Le forze di centrodestra avrebbero quasi un vantaggio politico da una dinamica di polarizzazione della politica nazionale dei Paesi in bilico tra opposti schieramenti, dato che la presenza di componenti radicali negli schieramenti avversari può facilitare lo sfondamento nel campo dell’elettorato moderato e centrista che spesso rappresenta l’ago della bilancia delle elezioni. Nella consapevolezza che se già conquistare i voti per arrivare al governo è complesso, governare lo è ancora di più: e la sfida maggiore che Madrid pone al centrodestra italiano è proprio quella legata alla costruzione di una cultura di governo e buona amministrazione di respiro nazionale in campo economico, sociale, comunitario partendo dalla somma delle esperienze e delle competenze accumulate su scala locale.


AutoreANDREA MURATORE

Fonte:https://it.insideover.com/politica/elezioni-madrid-risutlati-europa-bipolarismo-destra.html?utm_source=ilGiornale&utm_medium=article&utm_campaign=article_redirect&_ga=2.55646123.1231244452.1620064229-218235178.1509650680 



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