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Domenica, 16 Maggio 2021
Foto di classe 1936-1937 PDF Stampa E-mail
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Notizie - Cultura
Lunedì 12 Aprile 2021 23:19


LA MEMORIA PRESERVATA


 

FOTO DI CLASSE DELL’ANNO SCOLASTICO 1936-1937


 


 


 


 


 


 


Un documento-ricordo custodito fino alla sua scomparsa dalla signora veronese Delmina Lorenzetti –

Figli della lupa e Piccole italiane tra la loro insegnante ed una camicia nera, tutti in rigorosa divisa –


 


 

VeronaIl tempo in una foto. Tempo d’infanzia, tempo dell’Era Fascista, tempo scorso in irrequieti argini ed ora chiuso in una diga, museo di se stesso. Volti, bambini, adulti, divise che emergono da un regime, compostezza ed obbedienza, orgoglio d’italianità consapevole od imposta, l’innocenza imbrigliata prima della bufera all’orizzonte.

La foto di classe (con annotazione, sul retro, “Scuola De Amicis Anno 1936-1937”) è stata scattata all’aperto in un ambito delle “scuole comunali” (come recita ancora la scritta sulla facciata, in alto) di via Tombetta, alla periferia di Verona, cioè della scuola primaria statale “Edmondo De Amicis” eretta all’inizio del XX secolo. “Scuole comunali” frequentate anche dalla signora Delmina Lorenzetti, classe 1926, deceduta l’8 novembre 2020 lasciando al figlio, cultore di storia e storie, varia documentazione fotografica di famiglia. Delmina non ricordava esattamente qual era tra le scolare: ipotizzava la quarta, da sinistra, in prima fila o la prima, sempre da sinistra, in seconda. Tratti a lei riconducibili si rintracciano anche nella prima, da sinistra, ancora in prima fila.

Quell’edificio scolastico è sempre stato un fulcro culturale/sociale della comunità di Borgo Roma ed ospita ancora, nel suo seminterrato, il rifugio notturno dai bombardamenti aerei frequentato dagli abitanti dei dintorni durante la Seconda guerra mondiale.

L’omaggio ad Edmondo De Amicis (scrittore e giornalista, Oneglia, Imperia, 21 ottobre 1846 – Bordighera, Imperia, 11 marzo 1908) ed alla sua opera letteraria più nota (“Cuore”, romanzo ad episodi per ragazzi pubblicato per la prima volta dalla Casa editrice milanese “Fratelli Treves” nel 1886) è sancito nel bassorilievo marmoreo con effigie bronzea presente su una facciata laterale della scuola, nella piazza omonima, tra le vie Tombetta e Molinara. La dedica enuncia: “A Edmondo De Amicis” (sopra il medaglione). E sotto: “Il paterno sorriso di Edmondo De Amicis qui vigila ancora l’entrata e l’uscita degli scolari perché alla Patria crescano generosi come i piccoli eroi del suo Cuore”. Manufatto e dicitura risalgono al 1926, secondo un’iscrizione mal conservata sul marmo in basso a destra.

La foto in questione ritrae i maschi, severamente composti, con l’uniforme da figli della lupa, estrazione dell’Opera nazionale balilla. Il termine si ricollegava, molto ovviamente, a Romolo e Remo, figli di Rea Silvia, allattati da una lupa, ergo “figli della lupa”.

Entrava a farne parte per obbligo, dal 1933, ciascun alunno all’inizio della scuola elementare. Dal 1936 l’inquadramento nei figli della lupa veniva ufficializzato dalla nascita, con l’iscrizione all’anagrafe. L’artefice della loro divisa era il pittore Mario Pompei, illustratore di periodici per ragazzi e comprendeva fez in lana nera, camicia di tipo sportivo di cotone nero (con cinturone bianco per le bretelle), pantaloni di lana grigio-verde (di media lunghezza), calzettoni di lana grigio-verde (con due righe sulle rovesce), scarpe di cuoio nere, mantellina corta grigio-verde e guanti di filo bianco (durante l’inverno).

La tenuta da piccola italiana, a sua volta, era indossata da femmine tra gli 8 ed i 14 anni d’età. Si componeva da berretto in maglia di seta nera con un bottone che fermava le estremità, camicetta a maniche lunghe in piqué (tessuto di cotone) bianco, gonna in tessuto nero, calze lunghe bianche, scarpe nere con laccio, guanti di filo bianco, mantellina di lana nera (nel periodo invernale).

All’estrema destra, sempre nella foto, appare la figura impettita d’una camicia nera, cioè d’un membro della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (Mvsn), forza armata autonoma dell’Italia fascista dal 1924. La fondazione di questa entità risaliva al Consiglio dei ministri del 28 dicembre 1922 presieduto da Benito Mussolini ed era stata decretata dal re Vittorio Emanuele III, con regio decreto legge datato 14 gennaio 1923, n. 31 (convertito in legge il 17 aprile 1925), entrato in vigore il 1° febbraio 1923.

La Milizia venne sciolta dal governo Badoglio I dopo la caduta del fascismo (25 luglio 1943), tramite il regio decreto legge del 6 dicembre 1943, n. 16/B. L’uniforme ufficiale consisteva (come risulta anche dalla foto-documento) in fez nero, camicia e cravatta nere, fiamme nere a due punte sul bavero al posto delle mostrine ed i fasci littori invece delle stellette. Gli appartenenti erano dotati di armi, custodite nelle armerie della caserme della Milizia ed affidate ai miliziani nelle debite circostanze per essere riconsegnate dopo le necessità.

A sinistra nella foto, infine, appare la (presumibile) insegnante della scolaresca, dall’aspetto mascolino, massiccio, autoritario, più da SS-Aufseherin (guardia o sorvegliante donna di lager nazisti) che da “maestrina dalla penna rossa” di deamicisiana memoria.

Il contesto generale dell’immagine-ricordo riflette la normalità militaresca e l’indottrinamento fascista d’allora sui banchi di scuola, con il partito onnipresente tra le nuove leve e padre-padrone delle giovani generazioni ipnotizzate dalla retorica guerresca di regime.


 

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