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IL PERSISTERE IN ITALIA DI VIE INTITOLATE A TITO PDF Stampa E-mail
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Lunedì 08 Marzo 2021 12:11

TOPONOMASTICA FUORI DI TESTA

di Claudio Beccalossi


 

IL PERSISTERE IN ITALIA DI VIE INTITOLATE A TITO


 


 

12 comuni “vantano” ancora dediche al democida dittatore dell’ex Jugoslavia – Non è proprio possibile

un cambio di rotta per queste amministrazioni comunali, dall’esaltazione fobica ad un sano realismo?

Vie, vicoli (magari anche ciechi), piazze dedicati a personaggi della politica, della cultura, della società scomodi solo perché non gravitanti, nelle loro vite illustri, nell’orbita perfetta della sinistra da genuflessione? Mai e poi mai. O, forse, solo dopo lunghi e snervanti sdoganamenti ed acquiescenze e permessi in periferie degradate od in viottoli isolati perché non diano “scandalo” (basta appurare dov’è a Verona via Sergio Ramelli, diciottenne del “Fronte della Gioventù” morto il 29 aprile 1975 a Milano dopo essere stato aggredito da militanti d’“Avanguardia Operaia”), impedendo alla celebrazione dei morti egregi di far ancora “danno” con memoria, rispetto, proselitismo.

E, visto che a mali estremi estremi rimedi, concedendo licenza alle frange dei teppistelli parassiti e sfaccendati di  alcuni centri sociali et similia, opportunamente aizzati, ad agire da utili idioti devastando, imbrattando, danneggiando questo o quel retaggio nel tentativo d’umiliare (od addirittura di confutare) la storia di uomini e donne che furono e sono grandi alla faccia della loro ignoranza violenta.

L’elenco è lungo e va da Norma Cossetto ad Oriana Fallaci, da Giorgio Almirante a Fabrizio Quattrocchi, da Giovanni Gentile ad Indro Montanelli, da Filippo Tommasi Marinetti a Mario Cervi, da Giovannino Guareschi a Giorgio Albertazzi e via citando, tra cui nomi (Luigi Pirandello, Gabriele D’Annunzio, Giorgio De Chirico ecc.) che nemmeno il più esaltato “killer dell’annullamento” per conto terzi potrebbe scalfire.

D’altronde, cosa si può pretendere da "sinistri tizi" che hanno intitolato a Carlo Giuliani (lanciatore d’un estintore al prossimo in divisa durante il G8 di Genova del luglio 2001) un ufficio di presidenza nel Senato della Repubblica nostrana? O dai sostenitori del contro-Stato straniero che hanno osannato alla nausea l’importatrice di clandestini nonché speronatrice Karola Rackete?

Niente di nuovo sotto il sole dell’italietta contemporanea, con pericolose percentuali di castratori at work dell’identità, dell’orgoglio e del diritto nazionali, propri, dei figli e, purtroppo, di quanti non vorrebbero essere coinvolti nei loro deliri pseudo ideologici dalla facciata ipocritamente “buonista”.

La premessa è doverosa e si riallaccia ancora all’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine al merito della Repubblica italiana (del 2 ottobre 1969, con Giuseppe Saragat Capo dello Stato) assegnato al maresciallo Josip Broz Tito, presidente della Repubblica socialista federale di Jugoslavia, che fa ancora meschina figura nel sito ufficiale su Internet della Presidenza della Repubblica.

Ma non è solo quest’imbarazzante slinguazzatura ad un dittatore carnefice, oppressore, deportatore, coercitivo all’esodo di domobranci sloveni, ustascia croati, cetnici serbi, civili italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia (con la correità di fetidi italiani rinnegati) oltre a militari ed appartenenti alle forze dell’ordine fedeli al fascismo od al re e tedeschi, ungheresi, romeni delle Forze dell’Asse e Volksdeutsche, cominformisti (dopo la rottura con Stalin del 1948), preti cattolici, ortodossi e cristiani in genere, oppositori, che fa ribrezzo e colloca il detentore del titolo attribuito nella categoria infernale dei principali democidi (secondo un termine del politologo, storico e docente statunitense Rudolph Joseph Rummel) o mega-murderers (mega-assassini). Alla faccia dei suoi psicopatici estimatori tra ieri ed ancora oggi.

Ciò che irretisce il possessore d’un minimo di raziocinio obiettivo è l’ostinata sopravvivenza, in alcune località d’Italia, di vie intitolate a Tito, nel più palese disprezzo dei crimini e delle atrocità compiute e fatte compiere dallo “statista eccelso”. Un controsenso irriverente lontano  anni luce, ad esempio, da quanto deciso dalla Corte costituzionale della Slovenia, il 3 ottobre 2011, che ha dichiarato anticostituzionale l’intitolazione d’una via a Josip Broz stabilita nel 2009, precisando che “…può essere oggettivamente vista come un riconoscimento del precedente regime non democratico ed in contrasto con il principio del rispetto della dignità umana secondo la nuova Costituzione slovena (art. 1)… (omissis)… Il precedente regime ed il nome di Tito sono lasciati alla storia”.

Si tratta del primo atto formale d’un organismo giudiziario d’uno Stato dell’ex Jugoslavia nei confronti del despota di Belgrado che, tuttavia, non mette in discussione toponomastica e monumenti dedicati a Tito in epoca jugoslava e tuttora vigenti e presenti in Slovenia. Invece, nell’Italia retrograda e falsificatrice volentieri, persistono stonature plateali della storia internazionale e guai a voler metterci lo zampino per riparare all’osceno perdurante, pena l’essere etichettati (oddio, che noia…) fascisti, oscurantisti, negazionisti e via muggendo.

L’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia ha svolto una ricerca in ambito italiano andando a caccia dei comuni che ancora elevano alla gloria delle… vie il notorio boy scout Josip Broz Tito, talvolta sotto mentite spoglie connesse all’antica Roma come semplice Tito.

Ovviamente, nella rossa Emilia non potevano mancare intitolazioni a Reggio Emilia, Campegine (Reggio Emilia), Quattro Castella (Reggio Emilia), record d’estraniazione dalla realtà oggettiva in un’unica provincia. Complimenti! Altri fulgidi esempi di fanatismo titino sono stanziali a Parma, Cornaredo (Milano), in insospettabili comuni del profondo sud come Parete (Caserta), Scampitella (Avellino), Verzino (Crotone), Aci Sant’Antonio (Catania), Palma di Montechiaro (Agrigento), Ussana (Cagliari) e Nuoro.

Il ravvedimento, per queste amministrazioni comunali ammaliate dalle gesta mefitiche del loro beniamino, è ancora possibile e, forse se non sicuramente, intitolare le vie a qualche vittima singola o collettiva del cerbero Josip Broz Tito sarebbe cosa buona e giusta. Resta l’incognita del cosiddetto senno di poi, dato che perseverano, nella summenzionata italietta (l’Italia vera è tutta un’altra entità!), vie dedicate a Marx, Lenin (e Leningrado), Stalin (e Stalingrado), Che Guevara, Mao Tse Tung, Ho Chi Minh, Rivoluzione d’Ottobre ecc.


Ultimo aggiornamento Martedì 09 Marzo 2021 20:04
 

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