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Giorno del ricordo PDF Stampa E-mail
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Notizie - Eventi
Mercoledì 24 Febbraio 2021 20:46
  






















GIORNO DEL RICORDO “RISTRETTO” PER L’INSIDIOSO SARS-CoV-2
 
Silenzioso raccoglimento davanti al “nucleo della memoria” nella Circoscrizione 4^
del Comune di Verona su quanto avvenne di tragico in Istria, Fiume e Dalmazia,
terre italiane espropriate dalla ferocia comunista titina e da umilianti trattati internazionali
  
   Verona – Nel rispetto delle disposizioni governative per la prevenzione da SARS-CoV-2, il rito del Giorno del ricordo 2021 s’è svolto sotto la pioggia e con misurata partecipazione, in uno stringato quarto d’ora, anche in piazza Martiri d’Istria, Fiume e Dalmazia, nella Circoscrizione 4^ del Comune di Verona. Alla presenza, tra altre autorità e rappresentanze d’arma, associative e studentesche, del sindaco Federico Sboarina, del vicario del prefetto Francesca De Carlini, dell’assessore Marco Padovani e del presidente stesso della circoscrizione Carlo Badalini, ha avuto luogo un veloce rincorrersi istituzionale per la solennità civile in ricordo degli italiani trucidati nelle foibe (e non solo) e di quanti sono stati costretti a lasciare terre natie e beni per truculente strategie ordite da Josip Broz Tito e dalla sua cricca di scagnozzi comunisti.
   La commemorazione segue quanto stabilito dalla Legge 30 marzo 2004, n. 92 (“Istituzione del Giorno del ricordo in memoria delle vittime delle foibe, dall’esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale e concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati”, pubblicata nella “Gazzetta Ufficiale” n. 86 del 13 aprile 2004). Alla ricorrenza, infatti, è connessa l’attribuzione d’una medaglia commemorativa ai parenti di quanti vennero disumanamente soppressi e scaraventati in cavità carsiche d’Istria, Fiume, Dalmazia e/o nelle località allora italiane (ed oggi oltre il confine con Slovenia e Croazia, “eredi” di parti dell’ex Jugoslavia) nel periodo tra le date convenzionali dell’8 settembre 1943 (quando venne diffuso l’armistizio – Short Military Armistice – di Cassibile presso Siracusa, tra l’Italia e gli angloamericani, firmato il 3 settembre precedente) ed il 10 febbraio 1947 (spartiacque della firma dei Trattati di pace di Parigi che ridisegnavano l’Europa a danno delle sconfitte potenze dell’Asse).
   Il silenzioso raccoglimento ufficiale ha fronteggiato il “nucleo della memoria” nel largo spiazzo, cioè il massiccio blocco marmoreo “a ricordo dei martiri e degli esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia” (con relativi indicazioni geografiche e stemmi dei territori ex italiani), la bandiera nazionale, l’epigrafe d’intitolazione (“piazza Martiri d’Istria, Fiume e Dalmazia 1943 – 1947 istituita 29 nov. 1997”). E la targa (inaugurata l’8 febbraio 2020) che recita: “La città di Verona ricorda esilio e sofferenze di coloro che in terra d’Istria, Fiume e Dalmazia furono costretti a lasciare beni e case divenuti stranieri in Patria in forza del Trattato di pace di Parigi del 10 febbraio 1947 e s’inchina alla memoria di quanti senza loro colpa se non quella di essere italiani furono condotti a morte atroce negata la pietà d’una sepoltura vittime di odio politico e di rancori alimentati da una guerra ingiusta e crudele. Febbraio 2020”. Al termine della cerimonia don Antonio Sona, parroco di San Giovanni Evangelista, ha impartito la benedizione.
 
Servizio e foto di
Claudio Beccalossi
 
   N. B. – Conclusa la celebrazione della Giornata del ricordo (a cui ho partecipato come presidente del Movimento Nazionale Istria Fiume Dalmazia), mi sono premurato di consegnare a Marco Padovani (assessore del Comune di Verona a Strade e Giardini, Decentramento, Servizi tecnici circoscrizionali, Sicurezza, Protezione civile, Polizia Municipale), da tempo particolarmente vicino alle dolorose tematiche connesse al confine orientale stravolto, la stampa di quanto è possibile “scoprire” nel sito ufficiale su Internet della Presidenza della Repubblica: l’anacronistico ed oltraggioso titolo mai revocato (e, quindi, tuttora ufficiale e valido, datato 2 ottobre 1969, con Giuseppe Saragat presidente della Repubblica) di Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine al merito della Repubblica italiana attribuito al maresciallo Josip Broz Tito, presidente della Repubblica socialista federale di Jugoslavia dal 1953 al 1980 (fino al 1963 presidente della Repubblica federativa popolare di Jugoslavia), pianificatore e realizzatore con suoi degni scherani della persecuzione omicida ed infoibatrice di italiani e della loro diaspora. Il riconoscimento ad un simile losco figuro della storia è una vergogna di Stato che persiste da troppo tempo. L’assessore Padovani, dando seguito alla mia segnalazione e ben conscio della gravità d’un simile stallo istituzionale, ha deciso d’intraprendere un’ulteriore ed incisiva azione per smuovere acque intorpidite, scrivendo direttamente al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, affinché venga finalmente avviata la procedura di “revoca per indegnità dell’onorificenza a Tito” eliminando, di conseguenza, qualsiasi suo accenno sul sito istituzionale del Quirinale. (c. b.) 



Ultimo aggiornamento Mercoledì 24 Febbraio 2021 21:13
 

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