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Martedì, 03 Agosto 2021
Nicolae Ceasescu ed Elena Petrescu PDF Stampa E-mail
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Notizie - Fatti
Venerdì 12 Febbraio 2021 23:55


LE SQUALLIDE TOMBE POST ESECUZIONE

DI NICOLAE CEAUŞESCU ED ELENA LENUŢA PETRESCU


 

Del presidente della Repubblica socialista di România/Romania e della first lady e vice Primo ministro della Repubblica socialista di România/Romania – Rintracciate nel Cimitero di Ghencea di Bucureşti/Bucarest – Condannati a morte da un “tribunale volante” militare e fucilati il 25 dicembre 1989 – La cattiva coscienza dell’Italia: le onorificenze conferite ad ambedue nel 1973 (Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana a Nicolae e di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana ad Elena) sotto la presidenza di Giovanni Leone, non sono mai state revocate, a differenza di altri Stati.


 

Servizio e foto di Claudio Beccalossi


 

Bucureşti/Bucarest, România/Romania, agosto 1992 – Giunsi nella capitale romena dopo un travagliato ed estenuante viaggio in auto da Verona attraverso Slovenia, Croazia ed Ungheria (dove, a Nagylak, al confine con la Romania, dovetti sorbirmi ben 27 ore di coda sotto il sole cocente, senz’acqua, servizi igienici, assistenza medica).

Prima della mia partenza ebbi una soffiata giornalistica riguardo al luogo della presumibile sepoltura dei corpi del leader romeno Nicolae Ceauşescu e della moglie Elena Lenuţa Petrescu (fucilati il 25 dicembre 1989 a Târgovişte dopo uno sbrigativo e discutibile “processo” tenuto da un “tribunale volante” militare, accusati di genocidio, crimini contro il popolo, attacco armato verso la popolazione ed il potere dello Stato, appropriazione indebita, distruzione di edifici, di istituti statali e dell’economia nazionale ecc.) e per accertarmene convinsi a fatica, dato il suo disinteresse per quanto avevo in mente, l’amica Mihaela (abitante col marito Iulian ed il figlio Razvan in Bulevardul Gǎrii Obor/Viale della Stazione Obor, di fronte,appunto, alla Gara Obor/Stazione Obor o Gara de Est), che m’ospitava, ad accompagnarmi nel quartiere di Ghencea.

Ghencea, sede della celebre squadra di calcio Fotball Club FCSB, denominato fino al 2014 Fotbal Club Steaua Bucureşti e dove si trovava lo Stadio Steaua (Stadio Ghencea) in cui giocava la squadra, demolito nell’agosto 2018 per far spazio ad un costruendo ed omonimo stadio, iniziato nel febbraio 2019 e con previsione di termine nell’aprile 2021. Ghencea, “quartier generale” della squadra Rugby Club Steaua Bucureşti (CSA Steaua Bucureşti) appartenente alla società polisportiva romena Clubul Sportiv al Armatei (Club sportivo dell’Esercito) Steaua Bucureşti.

E, ancora, Ghencea, zona dov’è ubicato un cimitero diviso in due sezioni, l’una per i civili e l’altra per i militari (caduti nella Prima e nella Seconda delle guerre mondiali). Ed è, appunto, nella parte assegnata alle sepolture civili che, tramite persone loquaci presenti, riuscii a rintracciare, tra file ai lati d’un vialetto interno, le anonime, squallide e separate tombe a terra (l’una a sinistra e l’altra a destra del vialetto) di Nicolae Ceauşescu e di Elena Lenuţa Petrescu, lì inumate in fretta e furia dopo le loro esecuzioni nemmeno tre anni prima. Lo spoglio tumulo di Nicolae era adornato di fiori in più e di candele rispetto a quello di Elena, portati certo da qualche no-stalgico. Per la moglie, invece, scarsa pietà e cura negata dalle erbacce, conferme dell’odio ancora fresco per quella che venne considerata l’autentica eminenza grigia del regime. Non era presente nessun segno identificativo o religioso sopra od attorno alla terra rialzata che ricopriva le bare.

Sic transit gloria mundi (così passa la gloria del mondo) dissi fra me e me ripensando al culto della personalità della coppia ed allo sfarzo in cui i due vivevano, con figli altrettanto sfacciati nell’autoritarismo anche più stupido, a dispetto della miseria generalizzata della Romania. Basti accennare alla mastodontica “Casa Republicii” (“Casa della Repubblica”) o “Casa Poporului” (“Casa del Popolo”), oggi “Palatul Parlamentului” (“Palazzo del Parlamento”), a Bucarest, voluta da Ceauşescu, progettata dall’architetto Anca Petrescu ed iniziata nel giugno 1984: si tratta del secondo maggior complesso amministrativo al mondo per superficie, dopo il Pentagono (sede centrale del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d’America), nella contea di Arlington, nello Stato federato della Virginia. La megalomania fuori controllo di Nicolae ed Elena non si sfogò solo con poteri e beni materiali ma pure con titoli autocelebrativi tra cui Conducǎtor (Guida, allargabile a Condottiero, Duce) il primo, Mama patriei (Madre della Patria) la seconda.

Nicolae Ceauşescu (Scorniceşti, 26 gennaio 1918) ed Elena Lenuţa Petrescu (Petreşti, 7 gennaio 1916) ebbero tre figli: l’adottato e fisico nucleare Valentin (Bucarest, 17 febbraio 1948), la dotata matematica con qualche neo di eccessi Zoia (Bucarest, 28 febbraio/1° marzo 1949 – Bucarest, 20 novembre 2006) ed il vizioso, arrogante dilapidatore di soldi pubblici Nicu (Bucarest, 1° settembre 1951 – Vienna, 25/26 settembre 1996), quest’ultimo sepolto nello stesso cimitero dei genitori.

Valentin e Zoia non furono mai convinti della reale presenza dei resti dei loro genitori nelle bare sepolte a Ghencea ed avviarono un lungo iter per chiederne l’esumazione e l’accertamento legale. Nel luglio 2010 (con Zoia già deceduta) venne finalmente effettuata la rilevazione che portò alla conferma delle loro identità.

Dopo la rivoluzione di dicembre 1989 il titolo attribuito ad Elena Ceauşescu di membro dell’Academia Română (Accademia romena) è stato ritirato post-mortem dall'istituzione culturale fondata in Romania il 1° apri-le 1866, col nome di Societatea Literara Româna (Società letteraria romena), per iniziativa di Constantin Alexandru Rosetti (Bucarest, 2 giugno 1816 – Bucarest, 8 aprile 1885, scrittore, giornalista e politico), con sede a Bucarest e composta da 181 membri eletti a vita.

Ciò che, invece, la smemorata Italietta non ha ancora ritirato (forse per banali negligenza e svogliatezza istituzionali) sono le onorificenze conferite a Nicolae e ad Elena Ceauşescu il 21 maggio 1973: rispettivamente, quelle di Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana e di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana.

Il sito ufficiale su Internet della Presidenza della Repubblica conferma il vergognoso paradosso che va a braccetto con un terzo riconoscimento (pure questo mai finora preteso indietro) ad un altro losco figuro della storia: il maresciallo Josip Broz Tito, presidente della Repubblica socialista federale di Jugoslavia dal 1953 al 1980 (fino al 1963 presidente della Repubblica federativa popolare di Jugoslavia), sanguinario stratega della persecuzione omicida ed infoibatrice di italiani e del loro esodo da terre natie. A Tito risulta tuttora ufficiale (datato 2 ottobre 1969, con Giuseppe Saragat presidente della Repubblica) il titolo di Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell’Ordine al merito della Repubblica italiana, analogamente al suo “collega” romeno.

Per quanto riguarda le onorificenze ai coniugi Ceausescu, va annotato che vennero concesse durante la VI Le-gislatura della Repubblica italiana (25 maggio 1972 – 4 luglio 1976) e sotto il Governo Andreotti II (con presidente del Consiglio dei ministri Giulio Andreotti) che restò in carica dal 26 giugno 1972 all’8 luglio 1973, con composizione Democrazia Cristiana, Partito socialdemocratico italiano e Partito liberale italiano. Il presidente della Repubblica era Giovanni Leone mentre fungevano da presidente della Camera dei deputati Sandro Pertini (Partito socialista italiano) e da presidenti del Senato dapprima Amintore Fanfani (Democrazia Cristiana), dal 25 maggio 1972 al 26 giugno 1973 e poi Giovanni Spagnolli (Democrazia Cristiana), dal 27 giugno 1973 al 4 luglio 1976.

Nonostante gli anni trascorsi dalla rivoluzione che sconquassò la dittatura di Ceauşescu, nessuno ha mai deciso il ritiro delle attribuzioni, a differenza di quanto fatto, ad esempio, da nazioni con maggior dignità, come la Danimarca che, addirittura il 23 dicembre 1989, revocò all’ormai ex Conducǎtor il titolo di Cavaliere dell’Ordine dell’Elefante od il Regno Unito che, già il 24 dicembre 1989, tolse a sua volta il riconoscimento concesso di Cavaliere di Gran Croce Onorario dell’Ordine del Bagno. Questione di serietà democratica agli alti vertici che per l’Italia, banderuola e ruffiana, pare non valere granché come regola…


 


 


 

Tomba Elena Ceausescu
 


 

Tomba Nicolae Ceausescu
 


Elena e Nicolae Ceausescu

Ultimo aggiornamento Sabato 13 Febbraio 2021 00:07
 

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