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70 anni all´insegna del lavoro e dello sviluppo PDF Stampa E-mail
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Notizie - Fatti
Giovedì 25 Febbraio 2016 15:20



Nella foto: Da sinistra Daniele Passini, presidente Confcooperative Bologna, Lanfranco Massari, responsabile rapporti istituzionali e relazioni esterne dell’organizzazione, Giuseppe Tubertini, direttore di Confcooperative Bologna. 

CONFCOOPERATIVE BOLOGNA

Anche nel periodo della crisi economica la cooperazione ha mantenuto
un trend positivo per soci e addetti

(Bologna, 25 Febbraio 2016). È una ricorrenza importante quella che Confcooperative Bologna celebrerà lunedì 29 febbraio in occasione della Assemblea elettiva dei nuovi organi sociali alla presenza dei delegati delle 200 imprese cooperative associate: il 70° anniversario di costituzione, avvenuta all’inizio della ricostruzione del Paese sulla spinta dell’opera di Giovanni Bersani e con l’impegno di alcune decine di cooperative costituite da lavoratori e coltivatori.
“Una storia lunga ed importante, con radici lontane e fatta da imprese, uomini e donne protagonisti nel tessuto vitale della società civile e dell’economia sociale del nostro territorio” – dichiara il presidente di Confcooperative Bologna, Daniele Passini.
Un percorso di sviluppo proseguito fino ad oggi, quando la cronaca ci dipinge uno scenario nuovo, caratterizzato dalla lunga e pesante crisi economica alla quale le cooperative hanno saputo reagire meglio di altre forme imprenditoriali. Negli anni della crisi, infatti, l’occupazione nelle cooperative è aumentata.
“Mentre dal 2008 quasi tutto il sistema economico italiano, compreso quello bolognese, ha perso pezzi importanti dell’economia – prosegue Passini – il sistema cooperativo ha aumentato la propria incidenza sul PIL, contribuendo per oltre il 7,5% a livello nazionale. Per quanto riguarda l’occupazione, lo studio del Centro Euricse, su dati INPS, evidenzia che nel periodo della crisi i lavoratori nelle imprese cooperative a Bologna sono aumentati del 5%, pur a fronte di risultati di gestione fortemente calanti. E, altro aspetto senza dubbio rilevante, in questi anni le cooperative in Italia hanno fornito un contributo importante alle entrate pubbliche aumentando gli importi versati allo Stato a fronte di una diminuzione registrata dalle società per azioni”.
Nell’Area Metropolitana Confcooperative rappresenta 200 imprese, con un valore della produzione di quasi 4 miliardi di euro, 15.500 addetti ed oltre 70 mila soci (comprese le 5 banche di credito cooperativo del territorio).
Le cooperative sono più resilienti ma non sono immuni alla crisi, che ha colpito l’intero settore con effetti particolarmente pesanti per il comparto dell’edilizia.
“In questo contesto – dichiara il presidente – Confcooperative Bologna ha organizzato un vero e proprio servizio per aiutare gli amministratori ad affrontare le fasi difficili, indirizzarli sulle scelte di riorganizzazione, con l’obiettivo prioritario di salvaguardare i soci e i lavoratori”. 

Passini punta il dito sulle difficoltà: la stagnazione della domanda e dei consumi interni, il crollo degli investimenti pubblici, la riduzione dei margini operativi, l’eccessiva pressione fiscale, la burocrazia lenta e costosa, il lavoro irregolare. E, ancora, il malaffare allargatosi nel territorio regionale, il dumping contrattuale e tariffario di se-dicenti cooperative, che svolgono una concorrenza sleale nei confronti di quelle regolari e che infangano l’intero sistema.
Rivolto alle Istituzioni locali, Passini chiede di  mettere in campo uno sforzo propulsivo straordinario per riportare l’area della Città Metropolitana sulla strada dell’innovazione e della crescita economica coniugata con lo sviluppo attraverso la realizzazione di un nuovo Piano Strategico. “Il rilancio dell’area bolognese e della sua competitività – aggiunge Passini – passa dalle scelte riguardanti le infrastrutture per la mobilità, un sistema efficiente e integrato di trasporto pubblico su scala regionale, la valorizzazione degli asset strategici e delle relative società di gestione pubbliche o partecipate – come la Fiera, un nuovo sistema di welfare sussidiario che affronti anche il problema di chi non ha casa, le soluzioni per aumentare l’attrattività del territorio anche attraverso le sue vocazioni culturali e turistiche”.

Fonte: Piero Valdiserra

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Ultimo aggiornamento Giovedì 25 Febbraio 2016 15:28
 

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