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"Troppi Smartphone, rete rischia collasso" PDF Stampa E-mail
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Notizie - Tecnologia
Martedì 06 Luglio 2010 17:06
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Allarme dell'Agcom. "In Italia non c'è rischio" dice il numero uno di Telecom, Franco Bernabé.

ROMA  - "In assenza di interventi, con il tasso attuale di diffusione degli smartphones, la nostra rete mobile rischia il collasso". E' l'allarme lanciato dal presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, Corrado Calabrò, che nella Relazione annuale al Parlamento ha ricordato che l'Agcom "sta portando avanti una politica finalizzata alla liberazione in tempi brevi di frequenze radio: contiamo - ha aggiunto - di rendere disponibili, prima del 2015, circa 300 Mhz da mettere all'asta per la banda larga".

BERNABE', NESSUN RISCHIO COLLASSO RETE MOBILE  - In Italia "questo rischio non c'é". Così l'amministratore delegato di Telecom Italia, Franco Bernabé, commenta l'allarme lanciato dal presidente dell'Autorità per le tlc, Corrado Calabrò, secondo cui la grande diffusione degli smartphone potrebbe portare al collasso della rete mobile. "Stiamo già facendo - ha spiegato Bernabé - grandi investimenti per la connessione in fibra delle stazioni radio base, con l'obiettivo di aumentarne la potenza e la capacità. Da parte nostra e degli altri operatori questa è la risposta e va nella direzione giusta".

TV: +1.7% RICAVI 2009, CALANO SPOT E CRESCE PAY - Nel 2009 i ricavi del settore televisivo "si mantengono consistenti, segnando un incremento dell'1.7% rispetto al 2008" e si riduce ancora di più la forbice tra gli introiti complessivi da pay tv (in crescita) e da pubblicità (in discesa). E' la fotografia scattata da Corrado Calabrò, presidente dell'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, nella Relazione annuale al Parlamento. L'assetto del settore tv si conferma "essenzialmente tripartito: Rai-Mediaset-Sky - rileva Calabrò - con gli altri operatori minori e le tv locali che faticano a trovare spazi concorrenziali". In particolare, nel 2009 i ricavi Rai sono stati pari a 2.728 milioni di euro (erano di 2.716 milioni l'anno precedente), quelli di Sky 2.711 milioni (contro 2.641) e quelli di Mediaset (al netto di una quota delle partecipate) 2.506 milioni (contro i 2.531 dell'anno precedente). I ricavi totali da pay tv nel 2009 sono stati 2.875 milioni (+7.4%), quelli da pubblicità 3.541 milioni (-9.3%), in linea con il trend europeo.

TV: DIGITALE, PER PRIMA VOLTA ORDINE NELLE FREQUENZE - L'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni ha messo ordine nel far west delle frequenze approvando un piano che consentirà anche di reperire nuove risorse per le tv nazionali e per le tlc. E' uno dei risultati rivendicati con forza dal presidente dell'organismo di garanzia, Corrado Calabrò, nella Relazione annuale al Parlamento. "E' la prima volta - sottolinea Calabrò - che un piano delle frequenze che abbia un'effettiva probabilità di attuazione viene adottato in Italia; permette risorse per le tv nazionali (con 5 nuovi multiplex a gara), per l'alta definizione, per le tv locali (con almeno 13 mux, che corrispondono a 65 programmi locali per ogni Regione), per la radio, e consente di liberare 9 canali tv da destinare alla larga banda wireless come chiede la Commissione europea". Se per il 'beauty contest' previsto per il dividendo digitale per la tv si attende la pronuncia di Bruxelles sulla richiesta di Sky di partecipare alla gara, sbarcando nel mercato del digitale terrestre prima del previsto termine di fine 2011, l'Agcom è impegnata anche sul fronte della "liberazione in tempi brevi delle frequenze radio. Contiamo di rendere disponibili circa 300 Megahertz da mettere all'asta - promette Calabrò - per la larga banda".

TLC: PREZZI -31% IN 15 ANNI, ANCORA SPAZIO PER CALO - I prezzi delle tlc in Italia tra il 1995 e il 2010 sono diminuiti del 31%. Lo ha rilevato il presidente dell'Autorità di settore, Corrado Calabrò, che nella relazione annuale al Parlamento ha comunque osservato che per le chiamate da telefono fisso a mobile "c'é margine per una ulteriore riduzione dei prezzi" e che i costi della terminazione mobile vanno rivisti alla luce della recente raccomandazione dell'Ue. L'indice dei prezzi alla produzione delle tlc è stata nell'ultimo anno del 6,5%: nel mobile il calo è stato del 9%, nel fisso del 5,5%. Il rapporto dell'Autorità mette poi a confronto la dinamica dei prezzi nelle tlc in Europa dal 1998 al 2009. Fatto 100 il valore del 1998 (anno dell'avvio della liberalizzazione) l'Italia si colloca al primo posto per i ribassi a 67,99. La Spagna è invece il Paese dove le tariffe sono diminuite di meno (86,56), seguita dalla Francia (84,30), dal Regno Unito (79,12) e dalla Germania (70,59). Il valore espresso dall'Italia è pertanto anche migliore di quello della zona euro (74,32). Quanto ai costi di terminazione mobile, Calabrò sostiene che "i cittadini non devono pagare un costo superiore a quello efficiente, anche se questo surplus viene poi in parte restituito all'utente mediante gli sconti promozionali e i pacchetti. Inoltre la discesa delle chiamate fisso mobile per l'utenza non riflette appieno la discesa dei prezzi all'ingrosso. Se il mercato non dovesse funzionare interverremo". Per quanto riguarda invece lo stato di salute del settore, il presidente dell'Agcom ha osservato che "in Italia le tlc hanno tenuto nonostante la crisi": i ricavi sono diminuiti del 3,3% a 43,71 miliardi di euro, ma il peso sul pil è rimasto stabile al 3% e si è registrato un incremento della quota di investimenti sul totale nazionale (6% circa).(ANSA)

 

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