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Sospesa tutta la classe per pochi studenti bulli. PDF Stampa E-mail
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Notizie - Diritto
Domenica 03 Aprile 2011 18:54
Le ragioni del Tar: "Bisogna punire l’omertà".

I giudici amministrativi respingono il ricorso di un alunno contro il provvedimento disciplinare: "Giusto sanzionare chi non si dissocia dai violenti".

Enrico Lagattolla - ilgiornale.it


Gran caos in classe, quel giorno di maggio di due anni fa. Due ore da dimenticare, almeno per il professore. Dal verbale del consiglio di classe: «Durante le prime due ore di lezione sono stati lanciati diversi pezzetti di pastelli a cera in direzione dell’insegnante». Chi è stato? Impossibile scoprirlo. Nessuno parla. E se nessuno parla, decidono a scuola, sono tutti responsabili. Un giorno di sospesione collettiva per «omertà o correità con i compagni». Una decisione contro cui è stato presentato ricorso al Tar dal genitore di una studentessa minorenne. Il senso del ricorso è chiaro: violazione del principio della responsabilità disciplinare individuale. In pratica, ognuno deve rispondere per se stesso. E il tribunale parte dalla stessa prospettiva. Respinge il ricorso, con una sentenza depositata il 30 marzo scorso, spiegando che «la fonte della responsabilità disciplinare è un comportamento individuale omissivo, denotato dalla mancata dissociazione del singolo studente dalla condotta, gravissima e massimamente riprovevole, posta in essere in classe nei confronti di un docente». Insomma, proprio perché ciascuno paga per i propri comportamenti, paga anche il fatto di non denunciare le malefatte altrui.

La «lezione» dei giudici di via Corridoni chiude così un caso disciplinare che l’8 maggio del 2009 aveva agitato l’aula della 1D dell’Istituto tecnico commerciale «Gino Zappa» di Milano, in viale Marche. Le intemperanze degli studenti, oltre al giorno di sospensione collettiva della classe, era costata altri due giorni agli alunni «già autori di comportamenti scorretti denotati dalle note disciplinari riportate nel registro di classe». Il padre di una ragazza, però, ha fatto ricorso sostenendo che «la condotta imputata alla minore non poteva essere sanzionata con la sospensione, ma con l’allontanamento temporaneo dalla classe nel corso dello svolgimento dell’ora di lezione», anche perché il provvedimento non era corredato da «specifica contestazione di addebiti», ma da «mere supposizioni». Ma per il Tar, il provvedimento della commissione disciplinare dell’Istituto punisce «una pluralità di atti di identi contenuto, che può essere scomposto in tanti provvedimenti singolari quanti sono i destinatari».

Infine, la giornata di sospensione non è eccessiva, come sostenuto dal padre della ragazza. Posto che il regolamento dell’Istituto consente l’allontanamento degli studenti fino a un massimo di 15 giorni per motivi disciplinari, quella sola giornata di sospensione «denota il chiaro intento del corpo docente di ammonire gli studenti a tenere comportamenti civili e di richiamarli ad atteggiamenti rispettosi e collaborativi per garantire il regolare svolgimento delle lezioni».

 

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