4 Gennaio 2026
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Giovedì, 22 Gennaio 2026
| L’amministrazione Trump non è al di sopra delle leggi internazionali |
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| Notizie - Opinioni |
| Lunedì 05 Gennaio 2026 16:27 |
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La condotta illecita dell’amministrazione Trump riporta l’intero continente americano indietro nella storia della c.d. diplomazia delle cannoniere ovvero la politica del grosso bastone di Theodore Roosevelt, derivante dal periodo dell’imperialismo del XIX secolo, con riferimento al perseguimento della politica estera e con l’ausilio di vistose dimostrazioni di potenza navale bellica. L’attacco, che ha portato all’arresto e alla traduzione verso gli Stati Uniti del presidente venezuelano Nicolas Maduro e della sua consorte Cilia, costituisce, senza alcun dubbio, sia un impiego della forza talmente grave da rappresentare un vero e proprio attacco armato, ai sensi della Carta onusiana, garantendo così al Venezuela di poter ricorrere al jus ad bellum per legittima difesa, sia una violazione del diritto internazionale con l’atto aggressivo a un’entità statale sovrana e indipendente. È chiaro che ci si trova dinanzi all’atto di aggressione che comporta la piena responsabilità, in primis penale internazionale, sia dei vertici del governo, che delle forze armate statunitense. Va anche aggiunto che ogni vita venezuelana persa, a causa di un’aggressione illegittima, comporta una chiara violazione del diritto dei conflitti armati ossia del diritto internazionale d’umanità da parte statunitense. L’arresto e la traduzione illegale dei consorti Maduro costituiscono ulteriori violazioni del diritto internazionale, nel senso che non vige alcun diritto di arrestare un sospettato di reato in territorio di uno Stato terzo senza l’assenso del suo governo, ricordando persino che Maduro, in quanto capo di governo e di Stato, gode delle immunità dalla giurisdizione penale dei tribunali statunitensi, ai sensi della Convenzione di New York sulle immunità giurisdizionali degli Stati del 2004, che non pregiudica i privilegi e le immunità che il diritto internazionale riconosce ratione personae ai capi di Stato. Maduro ha la qualifica di organo dello Stato e come tale gode dell’inviolabilità personale – ergo l’esenzione dal fermo e arresto ed ogni altra misura di coercizione –, ma anche dell’immunità dalla giurisdizione penale e civile. La legittimità, di certo, del governo autoritario di Maduro, a causa di gravi brogli elettorali e di una storia di gravi violazione dei diritti della persona, è senz’altro discutibile, ma questo non comporta un mutamento di governo forzato a discrezione da parte di un altro governo, ai sensi del diritto internazionale. Anche il contrasto al traffico di droga o ai c.d. cartelli dei narcoterroristi oppure l’acquisizione delle risorse petrolifere straniere non sono giustificazioni lecite per ricorrere allo strumento della forza militare. Il diritto internazionale ha solo la funzione di privilegiare la pace, la stabilità e la tutela della sfera del diritto alla vita di ogni essere umano rispetto al violento opportunismo imperialista e all’egemonia in ambito regionale dell’emisfero americano. L’attacco ordinato dalla Casa Bianca rappresenta il culmine di una campagna durata un anno per destabilizzare lo Stato venezuelano, che comprende il recente blocco illegale delle petroliere sanzionate, un attacco a un porto, una condotta segreta dei servizi segreti statunitensi e la falsa classificazione dei cartelli venezuelani come terroristi, tra cui il Cartel de Los Soles, che il governo Trump ha asserito che c’è dietro la mano di Maduro. L’attacco è anche strettamente connesso agli attacchi degli Stati Uniti contro alcune imbarcazioni dedite al traffico di sostanze stupefacenti in acque internazionali a ridosso delle acque venezuelane, causando la morte di molti civili. La gran parte di queste violazioni si è scontrata con un muro di silenzio da parte dei governi occidentali; anziché condannare duramente l’ultima invasione delle forze armate statunitense e difendere il diritto internazionale, alcuni governi occidentali, tra cui quello italiano, hanno reagito timidamente per compiacere l’inquilino della Casa Bianca. Il diritto internazionale è, purtroppo, al suo punto più basso dall’inizio di questo secolo, anche dopo le diffuse atrocità commesse nella Striscia di Gaza. Ripristinare il rispetto per esso richiede di incrementare il costo dell’illegalità. Un Congresso statunitense compiacente e i tribunali interni indeboliti devono riaffermarsi nel loro ruolo sancito dalla loro costituzione, come pure il personale militare statunitense deve rifiutare di obbedire agli ordini che vanno fuori il binario della legalità. Gli Stati, compresi quelli alleati con gli Stati Uniti, devono fare la loro parte, partendo da una dura protesta diplomatica e da una condanna in seno all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Un’azione più incisiva potrebbe includere la sospensione del commercio delle armi, della cooperazione sul piano militare e della condivisione dei servizi segreti, ma anche imporre sanzioni finanziarie e di viaggio agli organi ufficiali dell’apparato governativo statunitense responsabili, tra i quali Trump, il Segretario alla Guerra e i vertici di comando militare. Con un Paese che rovescia illecitamente i governi stranieri, rapisce i loro leader e compie omicidi di massa di civili in mare aperto, gli Stati hanno il potere di fermare queste crescente illegalità da parte del Paese più potente al mondo e di chi si trova al comando. Il rispetto della sovranità, il divieto di ricorrere allo strumento della forza armata e la risoluzione pacifica delle controversie sono essenziali se si vuole preservare l’insieme dei pilastri fondamentali della pace e della sicurezza internazionali e dei diritti umani su cui la famiglia umana si posiziona. L’amministrazione Trump non è il re sole o il deus ex machina, ma è alla pari di tutti gli altri Stati, per cui le leggi internazionali valgono per tutti (erga omnes), compreso il governo federale a stelle e strisce, guidato dall’inquilino della casa Bianca.
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| Ultimo aggiornamento Lunedì 05 Gennaio 2026 16:39 |
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