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Notizie - Opinioni
Giovedì 04 Aprile 2024 22:26





 

Chiasso assordante per il “caso Salis”. Ed i tanti altri italiani detenuti all’estero?

 

 

Una delle troppe vicende oscurate in fretta. La morte “ufficialmente suicida”, nel luglio 1995, del veronese Antonio Scale in un carcere a Budapest




 

   Mentre le circostanze delle condizioni di detenzione a Budapest dell’estremista di sinistra Ilaria Salis, opportunamente sbandierate ai media con tanto di liberatoria dell’interessata, hanno preso la piega d’una farsa sciacalla pseudo politica raccattata dalle opposizioni in chiave antigoverno per la reputata vicinanza di questo al primo ministro ungherese Viktor Orbán e mentre lo stesso presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, invece di mantenere un contegno istituzionale super partes senza ingerenze in affari interni d’uno Stato sovrano (che è, fino a prova contraria, l’Ungheria), replica prontamente al padre della reclusa, Roberto, assicurandogli solidarietà e sostegno, le migliaia di carcerati italiani nei punti più disparati del pianeta languono senza altrettanta pacca rassicurativa dall’alto. Parzialità o semplice “dimenticanza” istituzionale ai massimi ed ai minimi vertici?

   Nell’“Annuario Statistico 2023. Il ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale in cifre”, relativo al 2022 (https://www.esteri.it/it/sala_stampa/pubblicazioni-e-book/riepilogo_annuario/), la specifica consistenza numerica viene rendicontata alla voce “Detenuti italiani all’estero”, da pag. 228 a pag. 233.

   Secondo una prima tabella, “Detenuti italiani all’estero per situazione giudiziaria e area geografica”, i connazionali reclusi sono in totale 1.924 (inclusi i detenuti dal grado di giudizio non noto) di cui 40 in attesa di estradizione, 783 in attesa di giudizio e 1.101 condannati. Di questi 1.354 sono in Paesi dell’Unione Europea (con situazioni rispettivamente 16, 601, 737), 214 in Europa extra UE (5, 65, 144), 202 nelle Americhe (15, 45, 142), 21 in nazioni del Mediterraneo e del Medio Oriente (3, 4, 14), 19 in Africa sub-sahariana (1, 4, 14) e 114 in Asia ed Oceania (0, 64, 50).

   In Unione Europea i reclusi italiani sono 1.354, con maggioranza in Germania (606) e, poi, in Francia (190), in Belgio (181), in Spagna (159) e via via in altre nazioni. Nell’Europa extra U.E., a sua volta, la somma è pari a 214 ed ha punta massima nel Regno Unito (105), quindi in Svizzera (66), in Albania (13) ecc. Per quanto riguarda gli Stati delle Americhe, le loro patrie galere rinchiudono 202 italiani, con Stati Uniti e Brasile ex aequo (35 ciascuno), in Argentina 26, in Venezuela 24, nella Repubblica Dominicana 17. Tra Mediterraneo e Medio Oriente risultano in prigione 21 italiani (tra i quali 7 in Marocco, 4 in Tunisia, altrettanti negli Emirati Arabi Uniti). L’Africa sub-sahariana detiene altri 19 conterranei: 5 in Costa d’Avorio, 4 ciascuno in Senegal e Sudafrica. Infine, sono 114 quelli in carcere in Asia ed Oceania: addirittura 86 in Australia, 6 nelle Filippine ed anche in India, 3 in Thailandia ed ugualmente in Giappone.

   Gli elementi ufficiali qui riassunti, estrapolati dall’annuario statistico ministeriale più recente datato novembre 2023, sono in difetto rispetto a quanto ha citato l’ANSA, Agenzia Nazionale Stampa Associata (“Sono oltre 2.600 gli italiani in carcere all’estero”) il 2 marzo 2024 https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2024/03/02/sono-oltre-2600-gli-italiani-in-carcere-allestero_951e97b7-a4b2-4569-8911-dd989833b748.html. Facendo riferimento a dati forniti dall’OSAPP (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria) - https://www.osapp.it/ - , ad inizio febbraio “gli italiani detenuti all’estero sono 2.663. Il 35% circa è in attesa di giudizio, con sentenze non definitive o in attesa di estradizione in Stati dove le organizzazioni umanitarie denunciano da anni le pessime condizioni di vita carcerarie”. Il pezzo dell’ANSA, firmato da Simona Tagliaventi, ha menzionato anche alcune morti in strutture detentive di Grasse, in Francia e di Playa del Carmen, in Messico.

 

   Tanto chiasso mediatico per il solo “caso Salis”, ignorando una simile massa di compatrioti nelle medesime se non peggiori e perfino luttuose circostanze, è eticamente giustificabile?

 

   S’innesca pure un “ragionevole dubbio” su come i tanti eventi siano seguiti dalle rappresentanze diplomatiche italiane, a prescindere dalle responsabilità penali vere o presunte di soggetti precipitati in situazioni alla Hitchcock e talvolta lasciati ad arrangiarsi da soli, magari in balia di abusi, vessazioni e procedure non proprio in sintonia con elementari diritti umani e nel rispetto delle convenzioni internazionali. Il cosiddetto “ragionevole dubbio” permane soprattutto constatando come vengono spesso zittite, infilate nel silenzio e bassamente dimenticate certe traversie rispetto a quelle più eclatanti, ergo non facilmente oscurabili.

   Un esempio all’italiana? Dall’archivio spunta fuori un ritaglio del quotidiano di Verona “L’Arena” del 1° agosto 1995 che riferiva della tragica fine d’un commerciante di Caldiero in un carcere, guarda caso proprio di Budapest. Si trattava di Antonio Scale, 48 anni, “ufficialmente deceduto suicida, impiccato nel bagno della cella dove era stato rinchiuso dal giorno prima”, stando a quanto aveva comunicato la polizia locale dopo i ripetuti e sorvolati solleciti da parte di funzionari dell’ambasciata italiana.

   La stessa polizia s’era anche finalmente degnata di comunicare agli organi della rappresentanza diplomatica i motivi della detenzione: arresto su mandato di cattura internazionale emesso dalla magistratura romena, con conferma dal tribunale di Budapest, per un traffico clandestino di 50 milioni di lei falsi.

   Il leu (lei al plurale) è la moneta ufficiale della Romania dalla fondazione della Banca Nazionale Romena, nel 1880. Ogni leu è diviso in 100 bani (singolare ban).

 

   Per il reato di cui era accusato, Scale doveva essere estradato dall’Ungheria alla Romania, nazione in cui avrebbe corso il rischio di venir condannato a cinque anni da scontare nel regime carcerario romeno dai canoni non certo da pensione-tutto-compreso-fronte-mare.

   Che sia stato il timore di fronteggiare una lunga e dura detenzione a determinare nel veronese la volontà di farla finita? O qualche altra causa, più o meno ben orchestrata o protetta, ha provocato la sua morte, tappandogli definitivamente la bocca?

   In ogni modo, la vicenda di Antonio Scale ed il suo decesso, dai tragici interrogativi, finirono sotto il tappeto e non emersero particolari sussulti d’interesse, nemmeno da parte dell’Interpol.

 

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 04 Aprile 2024 22:46
 

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