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Notizie - Mondo
Giovedì 30 Giugno 2022 16:40

LUCI E OMBRE

LA  MOLDOVA  OTTIENE LO STATUS  DI  CANDIDATO  IN  UE

Lo spopolamento della Moldova mette in pericolo la sua esistenza  come Stato

 

 

Il 23 giugno, il Consiglio europeo ha dato ufficialmente il via libera per lo status di paesi candidati in Unione Europea a Ucraina e Moldavia. seguendo le raccomandazioni del 17 giugno della Commissione europea. Entrambi i paesi hanno presentato domanda di adesione all'UE all'inizio di marzo 2022 e hanno ottenuto lo status di candidati all'UE in tempi record. Prima della decisione di questa sera, il Parlamento europeo aveva già approvato con 529 voti a favore, 15 contrari e 14 astenuti la risoluzione non legislativa con cui chiedeva di concedere immediatamente lo status di Paese candidato Ue all’Ucraina e alla Moldavia.

 


Unione europea

Moldavia

 

Adesione della Moldova all'Unione europea

 Deposizione candidatura: 3 marzo 2022; Riconoscimento: 23 giugno 2022

(Wikipedia)

 

Tempi lunghi per l'adesione all'UE 

Nel suo memorandum del 17 giugno la Commissione europea (CE) ha sostenuto nella sua raccomandazione  al riconoscimento dello status di paese candidato all'adesione UE, che  la Moldova ha "... solide basi in atto per raggiungere la stabilità delle istituzioni che garantiscono la democrazia, lo stato di diritto, i diritti umani ..." e che il paese "... ha perseguito ragionevolmente politiche macroeconomiche, ha rafforzato in modo significativo la stabilità del settore finanziario e ha migliorato l'ambiente imprenditoriale", tuttavia, "... la Moldova deve affrontare le inefficienze per attirare più investimenti privati ​​esteri e migliorare gli investimenti pubblici e privati ​​nelle infrastrutture strategiche, nell'istruzione e nell'innovazione". Una relazione ha delineato una serie di settori che richiedono un'attenzione specifica: riforma giudiziaria, lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, proseguimento delle riforme della pubblica amministrazione e rafforzamento della tutela dei diritti umani, tra gli altri. Inoltre, l'armonizzazione della legislazione e delle condizioni in molti ambiti della vita dovrebbe essere portata a un livello necessario per soddisfare i requisiti di adesione all'UE.  Al fine di attuare le riforme necessarie, la Moldova potrà utilizzare fondi speciali di preadesione dell'UE per finanziare le iniziative necessarie.

Che il 23 giugno 2022 sia stato un giorno storico per la Moldova non si discute.   Per il Paese lo status di candidato all'adesione UE prevede un aspetto  sicuramente positivo come l'arrivo di più fondi ma anche una più stretta supervisione sull'attuazione delle riforme e più controlli. In altre parole, i fondi che l'UE invierà e il loro impiego saranno monitorati scrupolosamente. Ogni anno il Commissario UE invierà a Bruxelles un rendiconto particolareggiato dell'impiego dei fondi e metterà molta più pressione sul governo per attuare quelle riforme di cui il paese ha bisogno. In primo luogo, la riforma della giustizia e quella della lotta alla corruzione.

La corruzione è il principale impedimento della società moldava a uscire dal sottosviluppo sociale ed economico in cui si trova. Per non parlare del bubbone della giustizia amministrata nei tribunali dai giudici dove non di rado le sentenze vanno ad appannaggio del maggior offerente. Il cammino è ancora molto lungo, si diceva. I più ottimisti parlano di 10-15 anni. I pessimisti dicono invece che la Moldova non ce la farà mai, e il pensiero va a quei 40-45% dei moldavi che vedono l'adesione alla UE come una sventura. Da non  dimenticare che gli ultra-sessantenni moldavi, nella stragrande maggioranza, sono dei nostalgici legati alla madre Russia e per loro l'Europa rappresenta un nemico nel perfetto stile sovietico.

Lo spopolamento drammatico della regione

La Moldova è un paese di 2,9 milioni di persone (includendo anche la popolazione della Transnistria) confinante con la Romania a ovest e con l'Ucraina a est. Nel 2014 la Moldova ha firmato l'accordo di associazione con l'UE, consentendole di commerciare con l'UE praticamente senza barriere. Di conseguenza, l'UE ora beneficia di oltre i due terzi delle esportazioni moldave. L'UE è anche un importante investitore in Moldova e un importante donatore che finanzia un gran numero di progetti infrastrutturali nel paese dal 2014. Il PIL moldavo pro capite è di circa 4.700 USD e l'economia è cresciuta del 13,9% nel 2021 in termini reali. Il debito pubblico rispetto al PIL è inferiore al 35% e la valuta moldava è una delle più stabili dell'Europa orientale.

 

La netta vittoria della presidente Sandu nelle ultime consultazioni del 2021  ha permesso al suo partito PAS (Partito Azione e Solidarietà) di conquistare 63 seggi su 101 in un Parlamento monocamerale e di poter operare per la prima volta in circa 30 anni di vita del Paese, con una certa indipendenza e autonomia. Sandu però deve scrollarsi di dosso soprattutto  la grande fragilità demografica del suo piccolo Paese oltre a quelle economica e geografica, sedimentate nel tempo ed ereditate dai governi precedenti.  Secondo l'ONU la Moldova è fra i dieci paesi al mondo che subirà il maggior calo demografico. La causa è da ricercare nell'emigrazione dei suoi abitanti in atto da diversi anni. Quanti sono i moldavi all'estero? Stime recenti parlano di piu' di un 1,5 milione di fuoriusciti.

Si calcola che nel 2050, fra una trentina d'anni, la Moldova perderà ancora un milione di abitanti se dovesse perdurare la situazione pre-Sandu. La diaspora ha dato un forte segnale alla sua Presidente. Ha espresso una fiducia totale come una cambiale in bianco, ma ha espresso nel contempo una chiara volontà di tornare nel paese d'origine purchè ci siano le condizioni per rimanerci e ha dato un messaggio forte e chiaro: basta con le troppe promesse e raggiri sofferti sulla propria pelle da parte dei governi filorussi e filoeuropeisti che hanno rubato non solo soldi pubblici ma pure la speranza di un mondo migliore per i propri figli.  Sandu dovrà innanzitutto osservare questa rotta prioritaria: fermare l'emorragia dell'emigrazione. Se fallirà  decreterà la fine di un piccolo stato che troverà all'estero una nuova ragione di vita.  Quasi un terzo della popolazione ha lasciato il Paese negli ultimi tre decenni, essendo uno degli stati più colpiti dal declino demografico nell’Europa post-comunista. Lo dimostra un’analisi di Eu Observer riportata dal portale di informazione “Deschide.md”. Il numero dei cittadini moldavi è ora di 2,9 milioni, che comprende anche i cittadini della Transnistria, la regione separatista filorussa della Moldova orientale con una popolazione di 300 mila persone. La ricerca mostra che il Paese si sta avvicinando al livello degli anni Cinquanta. Nel 1991 la popolazione della Moldova ha raggiunto 4,364 milioni persone, di cui 731 mila vivevano in Transnistria. Così, in 30 anni, il numero di cittadini moldavi rimasti nel Paese è diminuito di 1,5 milioni: di 1,036 milioni dal Paese e di 425 mila cittadini della regione della Transnistria (58% in meno rispetto al 1991). La perdita di popolazione non solo provoca una carenza di manodopera e una grave carenza di professionisti in settori chiave, come l’assistenza sanitaria, ma minaccia anche l’esistenza stessa dello Stato, si evidenzia nel rapporto. “La posta in gioco è enorme. Stiamo parlando della sopravvivenza di uno stato. Nel corso della storia, gli stati sono emersi e sono scomparsi. La crisi della popolazione della Moldova parla del problema della sua esistenza come stato”, ha affermato l’esperto Armand Gosu. Secondo il rapporto, perché la tendenza cambi, la Moldova ha bisogno di una “revisione del suo governo e di una drastica rottura con le pratiche oligarchiche del passato, cose che l’attuale governo ha detto che farà”.  La neoeletta presidente europeista, così come l’attuale maggioranza parlamentare, hanno promesso tolleranza zero per la corruzione proprio per soddisfare le aspettative dei cittadini.

 

Il tormentone della Transnistria

 

Altro problema da affrontare è il conflitto  Moldova-Transnistria. Nel corso di lunghi 30 anni a partire dalla cruenta guerra dele 1992, i colloqui  per risolvere il conflitto  attorno ad un tavolo negozionale 5+2 (Russia, Ucraina, USA, UE e OSCE + Moldova e Transnistria) non hanno ancora sortito alcun esito positivo soddisfacente per le 2 entità territoriali.E' proprio la situazione politica con la Transnistria congelata nel tempo che fa comodo un po' a tutti eccetto che alla Moldova, a costituire la vera spina nel fianco della Moldova. Sembra ormai chiaro che Mosca non rinuncera' mai alla Transnistria anche perchè ha tra l'altro il controllo dell'arsenale di armi a Cobasna a pochi chilometri dall'Ucraina, di qualcosa come 20.000 tonnellate di armi in gran parte scadute. Dovesse accadere un incidente, e verificarsi un’esplosione incontrollata all’interno del magazzino, gli effetti sarebbero disastrosi. E aspetto da non sottovalutare, a gestire questo deposito è la Federazione Russa, coadiuvata da una piccola rappresentanza di forze militari della Transnistria. D'altro canto  Mosca non ha interessi particolari ad influenzare più di tanto la politica della Moldova, tant'è che aveva abbandonato al suo destino  il leader filorusso del partito socialista moldavo, Dodon. In tal senso la vittoria della Sandu è una vittoria soprattutto personale  soprattutto per la sua campagna anticorruzione e per la salvaguardia dei diritti civili in un piccolo Paese che in tre decadi di indipendenza ha inanellato governi filorussi e filoeuropeisti i quali han fatto a gara nel calpestare questi diritti e nell' imporre veri e propri regimi di corruzione.  La Moldova avrà con Sandu una nuova prospettiva economico-commerciale se verrà riformata la rete viaria  e ferroviaria con nuovi binari, visto che sta pagando le conseguenze dell'accesso negato al mare per uno scellerato disegno voluto dal Cremlino nei suoi confronti.

L’UE rimane pienamente impegnata a facilitare una soluzione globale, pacifica e sostenibile del conflitto transnistriano, che sia basato sulla “sovranità e integrità territoriale della Repubblica di Moldova nei suoi confini riconosciuti a livello internazionale, con uno status speciale per la regione transnistriana”, ha aggiunto  un mese fa  Eric Mamer, il portavoce della Commissione europea sottolineando che Bruxelles “incoraggia un dialogo continuo e costruttivo tra le parti”.
Si intravedono oggi alcuni segnali positivi in questo conflitto. Il paese sembra veleggiare lentamente ma ormai stabilmente verso l’economia di mercato che sta soppiantando a poco a poco il sentimento nostalgico per il passato, dove il privato si affianca allo Stato, e gradualmente lo sostituisce trasformando quella che è considerata l’ultima oasi del leninismo. Come si è arrivati a questa nuova prospettiva? La Transnistria non è la grande e strategica Crimea e Mosca non è intenzionata a creare una seconda Crimea riconoscendone l’indipendenza e per di più sta lesinando quegli aiuti annuali che hanno permesso al piccolo stato di sopravvivere. Ecco perché negli ultimi anni c’è stato un sostanziale riavvicinamento alla Moldova per motivi economici. Complice la situazione della guerra russo-ucraina e l’irrigidimento dei controlli doganali, i prodotti locali per poter essere venduti all’estero devono risultare moldavi. E quando si parla di sopravvivenza certi deliri nostalgici del passato sono destinati a tramontare. Già all’inizio del 2016 il governo della Transnistria aveva accettato di entrare nella zona di libero scambio tra Moldavia e UE.Secondo il  New Eastern Europe, nel 2014  curiosamente, quasi il 50% dell’export era diretto nella confinante Moldova, e il 30% verso i paesi UE. Con questi dati, la Commissione europea ha potuto affermare che le economie di Transnistria e Moldavia sono sostanzialmente una sola e dal primo gennaio 2016, Tiraspol è pertanto entrata a far parte della DCFTA (Deep and Comprehensive Free Trade Area) tra UE e Moldavia. La DCFTA viene considerata da molti osservatori come un potente strumento di riconciliazione tra due repubbliche ed è stato questo uno dei bonus che ha fatto scattare la candidatura della Moldova all'UE. La molla del riscatto da uno stato endemico di debolezza economica ha convinto i vertici di Tiraspol ad intraprendere l’unica strada percorribile rimasta aperta per scongiurare il collasso economico, una strada che ha avuto l’assenso di Mosca. Da una parte c’è l’ammissione implicita di Mosca sulla necessità che la repubblica separatista debba camminare da sola senza le stampelle della Russia facendo a meno con gradualità dei suoi aiuti economici. Dall’altra la ratifica dell’accordo commerciale con il nulla osta del Cremlino sottintende la volontà non più tanto nascosta di sostenere la proposta di una federalizzazione del Paese dove la Transnistria godrebbe di uno statuto speciale, o di una larga autonomia più o meno come quello concessa alla Gagauzia, la piccola enclave della Moldova popolata da turchi convertiti alla religione ortodossa e vicini a Mosca. ,. Sembra proprio un ritorno al piano Kozak proposto da Mosca nel 2003 e riproposto nel 2012, un memorandum volto a creare una federazione tra le due entità. Se Vadim Krasnoselskii, presidente transnistriano, parla di indipendenza, sicuramente questo non solo è inaccettabile dalla Moldova ma anche da tutti coloro che sono coinvolti nel formato "5+2"  e la stessa Russia dichiara a tutte le riunioni  che la Transnistria è parte della Moldova.  Quindi niente appoggio del Cremlino per l’indipendenza ma per una patto federativo che preveda uno statuto speciale per la PMR all’interno di una confederazione che comprenda anche la Gagauzia.

 


  

Unione europea

Stati EFTA che partecipano al  mercato interno dell'UE con eccezioni: Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera

Stati DCFTA con accesso al mercato interno dell'UE in settori selezionati: Georgia, Moldova, Ucraina

(Wikipedia)

 

Molte insidie alla realizzazione del progetto dell'adesione all'UE

 

Ci sono  molte insidie alla realizazione di questo progetto che oggi viene salutato giustamente come 'momento storico': tempi lunghi, per non dire lunghissimi in uno scenario geopolitico alquanto instabile proprio alle porte di casa con una guerra come quella in atto tra Russia e Ucraina che sfugge ad ogni previsione di   soluzione rapida ma che condizionerà inevitabilmente anche il destino della confinante Moldova; poi il conflitto interno con la separatista Transnistria  ingessato nel tempo dopo 30 anni di trattative pressochè inutili per arrivare ad una soluzione condivisa;  infine, l'aspetto più drammatico delllo spopolamento del territorio a ridosso delle due rive del fiume Nistro che ha visto in 3 decadi  un tasso globale di emigrati pari al 35%  dell'intera popolazione e che nella sola Transnistria si avvicina  al 60%. Tutto questo escludendo, si fa per dire, l'immane impegno che il governo guidato da Maia Sandu dovrà affrontare in questi tempi di lunga attesa sulla lotta alla corruzione, la riforma giudiziaria, le riforme della pubblica amministazione e della tutela dei diritti umani....etc.. E scusate se è poco.

Prima di varcare lo striscione d'arrivo che porta diritto all'UE e che dovrebbe assicurare l'adesione anche della Transnistria semplicemente perchè la regione separatista appartiene de iure alla Moldova,  sarà fondamentale che le due rive - sinsitra e destra - del Nistro facciano un piccolo passo indietro valutando una prospettiva di comune utilità non solo economica per il futuro. Una prospettiva relegata oggi al livello di sopravvivenza in quanto esasperata da un'emigrazione che a tuttoggi sembra inarrestabile con intere famiglie che si spostano, determinate come sono a seguire un destino all'estero che è quasi sempre senza ritorno. Sul fronte energetico la Moldova dipende ancora in larga parte dalla Transnistria che ha il controllo delle due centrali idroelettriche sul Nistro e ovviamente dal gas russo. La situazione odierna ha messo il paese di fronte alla sua più grande vulnerabilità: la  subordinazione alla Russia sul piano energetico, attraverso cui il Cremlino può garantirsi una costante pressione politica. I  fronti aperti di Chisinau non sono solo quello energetico e il futuro della regione separatista della Transnistria. C'è la crisi dei rifugiati e le spese inadeguate in difesa. Sono arrivati in Moldavia quasi quattrocentomila profughi dall’inizio dell’invasione russa, centomila dei quali destinati a rimanerci. Si tratta di un numero enorme, specie per un paese di poco più di due milioni e mezzo di abitanti e con una delle economie più sofferenti del continente. Nel settore della difesa, la Moldavia è un paese costituzionalmente neutrale e per questo destina solo lo 0,4 per cento del suo PIL alle spese per la difesa, potendo contare su un esercito di meno di diecimila soldati,  numero del tutto inadeguato per impostare una battaglia di resistenza militare in caso di attacco esterno. Nel paese è sempre più vivo infatti  il timore che il leader del Cremlino possa portare avanti il progetto Novorossiya, che prevede una serie di conquiste territoriali per ridisegnare una mappa dei confini che ricalchi le conquiste delI’Impero russo al tempo di Caterina la Grande. , Per Grigorev Alexandru, docente al dipartimento di Relazioni internazionali dell’Università statale di Chisinau, un eventuale successo su larga scala della campagna militare lanciata da Vladimir Putin in Ucraina porterebbe, molto probabilmente, a un’escalation anche in Moldavia.

 

 

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