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La Deutsche Marine nel Pacifico PDF Stampa E-mail
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Notizie - Cronache
Lunedì 03 Gennaio 2022 16:21
 

 

POLITICA /

Paolo Mauri
3 GENNAIO 2022

In futuro le forze armate tedesche saranno presenti ogni anno nella regione dell’Indo-Pacifico. Lo ha annunciato il capo di Stato maggiore della Deutsche Marine, il vice ammiraglio Kay-Achim Schönbach, martedì 21 dicembre durante una conferenza alla Fullerton Lecture dell’International Institute for Strategic Studies (Iiss) a Singapore. L’ammiraglio ha citato Eberhard Zorn, a capo delle forze armate tedesche, la Bundeswehr, che vuole “inviare unità dell’aviazione e della difesa informatica nella regione ai fini della cooperazione internazionale e delle esercitazioni nel 2022”.

Vi avevamo già raccontato che la Luftwaffe, l’aeronautica militare tedesca, prenderà parte all’esercitazione Pitch Black in Australia il prossimo settembre inviando almeno quattro Eurofighter Typhoon accompagnati da aerocisterne A-330 e aerei da trasporto A-400M. In merito questo breve dispiegamento si parla anche, ora, di fare una deviazione in Giappone durante il volo di ritorno.

Schieramento regolare

La marina invece vuole mettere in atto uno schieramento regolare nell’Indo-Pacifico a partire dal 2023, quindi potenzialmente anche in un formato internazionale, insieme alle marine partner europee e transatlantiche. Il dispiegamento del 2023 dovrebbe includere una fregata accompagnata da una nave ausiliaria in supporto, e l’ammiraglio Schönbach ha anche affermato che, con le nuove fregate classe F125 Baden-Württemberg, la presenza potrebbe essere ulteriormente ampliata, poiché le navi sono in grado di rimanere nella regione fino a due anni mettendo però in atto la rotazione dell’equipaggio.

La marina tedesca sta discutendo con i partner nella regione, in particolare con Singapore insieme a Giappone e Corea del Sud, per la creazione di un hub di supporto logistico non permanente che permetta di facilitare il dispiegamento navale.

L’invio della fregata “Bayern” è stato quindi un test valutato positivamente dalla Bundeswehr: ora la nave trascorrerà il periodo natalizio a Singapore prima di rimettersi in rotta per la Germania, ma nella sua crociera nell’Indo-Pacifico, ha avuto modo sia di far accumulare esperienza all’equipaggio in una missione operativa che non era mai stata fatta da Berlino in tempo di pace, sia di tastare il “polso diplomatico” dell’area in relazione ai Paesi, alla loro gente e alle loro diverse prospettive in quanto, come detto dall’alto ufficiale, “la situazione in loco è più complessa di quanto si percepisca in Germania”.

Il valore politico della missione tedesca

L’ammiraglio ha poi sottolineato il vero valore politico della missione della Bayern e della necessità di mantenere una presenza più o meno costante in quella regione del globo: la crociera ha dato l’opportunità di intensificare il dialogo con i partner locali per ottenere un reciproco vantaggio contribuendo al successo politico del viaggio.

Perché, secondo lui, la Germania potrebbe presentarsi per quello che è: una media potenza europea che arriva nell’Indo-Pacifico in modo palese, senza un’agenda politica nascosta, in quanto i Paesi dell’area sono molto ricercati quando si tratta di trovare una base comune per un ordine regionale stabile.

Berlino ha così dimostrato di saper offrire il suo supporto effettivo quando si tratta di trovare soluzione per ovviare alle preoccupazioni riguardanti l’ascesa militare della Cina, il cui budget per la Difesa è aumentato di oltre 10 volte negli ultimi 20 anni, che sta intraprendendo una politica sempre più aggressiva per cercare di diventare la potenza egemone – quindi di riferimento per i Paesi limitrofi – in sostituzione degli Stati Uniti.

Questa politica assertiva, anche militare, di Pechino preoccupa alcune nazioni del Pacifico Occidentale più di altre, che temono un’escalation: se c’è una maggiore presenza di navi militari che vengono usate per imporre la sovranità su mari anche lontani dalle acque territoriali cinesi come il Mar Cinese Meridionale (attraversato dalla Bayern nella sua crociera), c’è il rischio di incidenti che potrebbero facilmente portare a sviluppi indesiderati in una regione già instabile.

Navi tedesche nello Stretto

Interrogato invece su un possibile passaggio nello Stretto di Taiwan, il capo della marina tedesca ha fatto notare che si tratta di una rotta marittima libera e che la decisione di effettuare quel transito è puramente politica, pertanto raccomanda di effettuarlo durante il prossimo dispiegamento.

Berlino quindi si schiera apertamente dalla parte statunitense nonostante i legami commerciali con la Cina. L’ammiraglio ha infatti detto che “la Germania è impegnata a rafforzare l’ordine internazionale basato su regole nella regione indo-pacifica per garantire che rimanga un luogo di cooperazione inclusiva. La Germania sostiene rotte marittime aperte, mercati aperti e libero scambio, condizioni di parità e allo stesso tempo promuove la digitalizzazione, la connettività e i diritti umani” aggiungendo che il dispiegamento navale è destinato a sostenere la questione della sicurezza dell’impegno della Germania nell’Indo-Pacifico.

Un impegno che sarà mantenuto attraverso accordi principalmente bilaterali, e questa modalità d’azione non sorprende se guardiamo a come Berlino si muove in Europa (vedere Aquisgrana). Schönbach ha affermato anche che la possibile integrazione di una nave della marina tedesca in un Csg (Carrier Task Group) di Stati Uniti, Regno Unito o Francia avrebbe senso sia su base pratica che logistica, ma farlo dipenderebbe dal feedback ricevuto dai partner regionali tedeschi sul dispiegamento della fregata Bayern.

Interrogato ulteriormente su questa possibilità l’ammiraglio ha affermato che la Germania non vuole essere presente nell’Indo-Pacifico per sfilare in gruppo con altri o per portare con sé un “problema” europeo o della Nato in questa regione. Berlino quindi apre alla possibilità di partecipare a missioni multinazionali più complesse solamente dopo aver ascoltato i suoi partner nella regione: qualcosa che, insieme alla volontà di presentarsi come potenza europea di riferimento per garantire la sicurezza dei traffici commerciali, è da tenere attentamente in considerazione.

Ora tocca a noi

Non è infatti un caso che si parli del Giappone tra i Paesi che possibilmente potrebbero fornire un hub logistico per il supporto alle missioni navali: Tokyo ha già espresso, la scorsa estate, il suo desiderio di vedere i Paesi dell’Unione Europea più presenti nella regione dell’Indo-Pacifico. Sarebbe quindi il caso, per l’Italia, di cominciare seriamente a considerare la possibilità di solcare quelle acque, sia per questioni storiche (ci siamo stati per lungo tempo a partire dall’Unità d’Italia) sia per motivazioni politiche, avendo noi dei rapporti da tutelare con alcuni Paesi dell’Asean.

Non avendo ancora ben formulato una politica di questo tipo verso l’Estremo Oriente, è naturale, pertanto, che l’ammiraglio tedesco non abbia citato il nostro Paese per la formazione di un possibile Csg misto, pur avendo la nostra Marina Militare una portaerei già in servizio (e presto una seconda), fattore che ci mette sullo stesso piano, se non degli Stati Uniti, del Regno Unito, e su un livello superiore rispetto alla Francia, che ne ha – e ne avrà – solo una.

Avere relazioni bilaterali coi Paesi della regione indo-pacifica non basta: queste vanno tutelate in un momento storico in cui proprio l’assertività cinese e le connessioni commerciali interpacifiche pesano molto sia sulla percezione di sicurezza nell’area, sia sul futuro delle stesse. È possibile, infatti, che alcuni nostri partner in quell’area, davanti all’aggressività cinese, decidano di affidarsi maggiormente a Pechino dal punto di vista commerciale ed economico, che è proprio il fine ultimo della politica cinese: diventare il centro di una fitta rete di legami bilaterali escludendo la pervasività occidentale.

Il Giappone, proprio per i forti legami che ha col nostro Paese, potrebbe essere un buon punto di partenza per vedere le nostre navi solcare quei mari, magari anche in un Csg europeo, e così mostrare sia la volontà di garantire la sicurezza nella regione sia l’esistenza di “un altro modello” rispetto a quello cinese.

 

AutorePAOLO MAURI

Fonte: https://it.insideover.com/politica/la-germania-sara-presente-militarmente-nellindo-pacifico-ogni-anno.html?utm_source=ilGiornale&utm_medium=article&utm_campaign=article_redirect&_ga=2.190705771.1712732598.1641084806-218235178.1509650680

 

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