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Notizie - Regione Toscana
Lunedì 22 Novembre 2021 17:51
 

 
 
COMUNICATO MEDIA
 
 
 
“Prima guardia”: a Soresina
le origini della poesia visiva
e dell’arte di Franca Pisani
15.11.2021
Dopo le esplorazioni degli archetipi del “segno”, dopo aver ridato vita a dei reperti antichi e omaggiato l’universo femminile, l'artista toscana Franca Pisani ha deciso ancora una volta di guardare al passato. Ma stavolta si tratta del proprio passato, intriso di sogni e di segni, di arte e di femminismo, di speranze e voglia di riscatto.
 
Nasce così “Prima guardia”, la mostra curata da Francesco Mutti che sarà inaugurata domenica 5 dicembre alle ore 17 al DAV (Dipartimento Arti Visive) di Soresina, in provincia di Cremona, alla presenza del Sindaco Diego Vairani, del direttore artistico Riccardo Bonfadini, oltre che del Curatore e dell’Artista.
 
Fino al 9 gennaio 2022 la mostra testimonierà gli esordi artistici della Pisani, del suo avvicinamento alla poesia visiva, prodromo dell’arte concettuale che poi l’ha accompagnata per tutta la vita. Tra l’altro si tratta della prima mostra in assoluto che Franca Pisani dedica alle sue “origini” artistiche, avvenute in un ambiente particolarmente effervescente e in un periodo di grandi cambiamenti socioeconomici, oltre che politici.
 
Quello che vede insieme Mutti e Pisani è un progetto storico-artistico e didattico che origina dalla volontà di recuperare alla memoria collettiva e alla storia dell'arte in generale un periodo della vita dell’Artista particolarmente fertile di innovazioni e sperimentazioni, di collaborazioni, di incontri e di legami di cui non è traccia nei libri di storia e nella linea del tempo a causa di alcuni gravissimi fatti politici avvenuti nel pieno di quegli anni Settanta di grande fermento ai quali, proprio l'artista appena ventenne, venne purtroppo ingiustamente accostata.
 
Nonostante tutto, Franca Pisani inseguì i propri sogni dando vita a fondamentali programmi espositivi (in spazi di Milano e di Firenze) e corporativi, soprattutto ideando e sviluppando Album Operozio del 1976 e Manumissio, manifesto della nuova “arte concettuale” del 1977, due progetti che si vedranno in mostra. Entrambi rappresentano la summa dell'ideale di condivisione di quegli anni, sia dal punto di vista ideologico sia pratico e comprendono nomi di assoluto rilievo, tra cui Eugenio Miccini, Ketty la Rocca, Enrico Crispolti, Paolo Masi, Maurizio Nannucci, Giulio Paolini, Rebecca Horn, Hervé Fischer e molti altri. I due progetti editoriali chiariscono, oggi come un tempo, di quali rispetto e fiducia la giovanissima e talentuosa artista godesse negli ambienti dell'arte contemporanea.
 
In tutto al DAV di Soresina sarà visibile un centinaio di opere originali realizzate tra il 1972 e il 1977: bozzetti, disegni, foto, ferri, cartoni, cui si aggiungono 13 placche originali per produrre timbri e i relativi timbri; inoltre saranno proiettati i video di performance scritte da Franca Pisani: saranno quattro, tutte interpretate dalle attrici Giulia File e Alessia Mori.
 
Innamorata di questa particolare forma d’espressione nella sua declinazione italiana e alla ricerca di un'arte a misura d'uomo, Franca Pisani si dimostra attiva e propositiva per tutto il periodo che va tra il 1975 e il maggio del 1978, quando tutto finisce senza possibilità di appello.
 
Nel nuovo spazio della provincia cremonese dedicato all’arte contemporanea, il curatore Mutti cercherà di raccontare le vicende, le amicizie, i pensieri, i brani di vita vissuta di un'artista che aveva tutte le carte in regola per stravolgere il suo mondo, ma che venne travolta da eventi molto più grandi di lei.
 
Per l’occasione sarà realizzato il catalogo della mostra con testi del curatore Francesco Mutti.
 
 
 
A mezzo secolo dai sogni
 
Quegli irripetibili anni Settanta, si trovano concentrati in pochi metri quadrati, quelli che accolgono le opere di Franca Pisani: «Noi ragazze raccogliemmo lo scontento delle nostre madri - ricorda l’artista - e concordammo un'azione radicale per le artiste. La cultura, e in particolare l’arte, era l'arma della rivincita; il Femminismo il pane e il sale della cultura stessa. Sognavamo viaggi verso gli atelier-studi dei colleghi, programmavamo mostre, opere e il fermento era continuo grazie all’inarrestabile sovrapporsi e confrontarsi di idee di storie e di speranze. Noi sognavamo che il mondo cambiasse in meglio per l'arte e che questa fosse lo strumento essenziale per la nuova rinascita. Ma nonostante le nostre comuni volontà, come donne non potevamo avere il nostro giusto posto nel mondo se non rappresentate dai soliti mercanti. Non vedevamo l'arte come bene commerciale, ma sognavamo come molti nostri colleghi che l'arte fosse patrimonio universale, che appartenesse a tutti. Oggi le donne non sono ancora dove compete loro, ma lentamente e duramente, con forza, urlando e strepitando ce la stanno lentamente facendo. Sono fiera nel vederle nei grandi Musei, non solo come guide, ma sulle pareti delle sale più importanti, a cominciare da coloro che ci hanno preceduto: da Artemisia Gentileschi, alla Tintoretta, sino ad arrivare alla Kusama, a Louise Bourgeois, alla Accardi. Tutte mi stanno a cuore. La dimensione verbale è una caratteristica del mio lavoro dagli anni settanta - conclude Franca Pisani -, quando in pieno clima di ricerche concettuali, ero tra le pochissime operatrici visive a misurarsi con la relazione tra spazio, immagine, parola, segno e significato».
 
 
 
INFO MOSTRA
 
Franca Pisani
PRIMA GUARDIA
A cura di Francesco Mutti
Dal 05.12.2021 fino a 09.01.2022
Inaugurazione 05.12.2021 ore 17
DAV – Dipartimento di Arti Visive
Via Matteotti 2/4, Soresina (CR)
Orari: SA e DO ore 10-12 e 16-19
Giorni feriali: su appuntamento
Prenotazioni: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. oppure +39 340 5419476
Ingresso libero
Chiusure straordinarie: 25-26 dicembre 2021, 01 gennaio 2022
 
 
 
PRIMA GUARDIA di Francesco Mutti
Il compito della Storia dovrebbe essere quello di registrare aprioristicamente ogni evento in cui l'essere umano sia attore protagonista o semplice comparsa per garantirne, grazie al loro studio, la comprensione nel presente e, possibilmente, nel futuro. Questo a prescindere dall'importanza o meno delle azioni compiute e dalla bontà o meno delle idee partorite, dalla loro portata o dagli individui che ne sono stati fautori: l'idea stessa di "storia" nasce con la presenza dell'uomo ed è solo grazie a questa che si manifesta a lui intellegibile.
 
Che accade però quando è la Storia stessa a tacere volontariamente un evento, a non riportarne la notizia o a cancellarla dalla linea del tempo? È ancora possibile chiamarla "storia" in virtù di questa sua mancanza? E quale il significato, una volta scoperte le carte, di un'operazione che, con modalità del tutto arbitrarie, condiziona la lettura non solo degli eventi corrotti ma anche dell'intera catena temporale di cui questi avrebbero fatto parte? Viene da chiedersi quanto sia caldeggiato un loro eventuale recupero o se, addirittura, quegli eventi taciuti siano mai davvero esistiti.
 
Mettiamo anche le mani avanti: di solito, questo genere di considerazioni lasciano il tempo che trovano. E forse va bene così. Ma teniamo presenti però due semplici precisazioni: la prima, il compito dello storico è quello di colmare le lacune che l'uomo ha di se stesso attraverso l'analisi e lo studio della sue azioni; la seconda, chiamatelo come volete ma un vuoto storico rimane un vuoto storico. Ed è, al pari di una cosa senza nome, qualcosa di inaccettabile.
 
Dunque: quale il significato di PRIMA GUARDIA dell'artista toscana Franca Pisani?
 
Da un lato, è il riconsegnare alla Storia (dell'Arte, per lo meno) la memoria di qualcosa che, forse suo malgrado, essa ha dovuto abbandonare, gettandolo via in tutta fretta senza riflettere sulle conseguenze e senza un valido motivo per farlo - ma, piuttosto, in balia di eventi da cui era impossibile fuggire; dall'altro - e più di tutto - è il restituire dignità all'operato di un'artista che, per strane e intricate trame del destino, è stata costretta a troncare di netto il suo quotidiano in nome di un'auto-conservazione violentemente imposta, di uno spirito votato alla sopravvivenza che ha dovuto sacrificare ogni cosa, in primis un percorso di crescita intenso, appassionato, ricco di stimoli, di scelte e idee che era in tutto e per tutto al passo coi tempi se non, in alcuni casi, persino in netto anticipo.
 
PRIMA GUARDIA è, di conseguenza, un progetto storico nel vero senso dell'espressione e didattico al tempo stesso, improntato su alcune straordinarie idee corporative che, tra il 1975 e il 1978, danno vita a una serie di esperienze artistiche condivise dalla portata assoluta: Album Operozio e Manumissio rappresentano infatti gli ultimi stadi di una serie di contatti, relazioni, viaggi, conoscenze, amicizie, discussioni, opportunità, conferme e rinunce che rappresentano l'essenza della vita di Franca in quegli anni e che, d'un colpo, sono messe a tacere come se mai esistite. Lo prova il fatto che la fondamentale documentazione che viene presentata in questo catalogo e in mostra non è stata mai rammentata nei libri di storia dell'arte nel corso degli anni né viene anche solo per errore citata; e manca del tutto dalla memoria e dalle collezioni di mercanti e appassionati contemporanei.
 
Questo soprattutto è un fatto assai singolare, visto che le due raccolte (Album Operozio e Manumissio, appunto) avrebbero tutte le caratteristiche del grande collezionismo. Si tratta infatti di cataloghi di opere cartacee originali "a misura d'uomo", realizzate da alcuni dei più noti artisti dell'epoca (tra i tanti, Giulio Paolini, Eugenio Miccini, Paolo Masi, Hervé Fischer, Vladimir Skoda, Rebecca Horn, Maurizio Nannucci - sì, proprio quello che ha detto che "tutta l'arte è stata contemporanea"); supportate da critici militanti e assolutamente autorevoli (su tutti, lo stesso Eugenio Miccini capofila della Poesia Visiva italiana, Carlo Bertocci ed Enrico Crispolti); infine trasmesse e concesse all'autrice perché venissero inserite in questi "contenitori editoriali handmade" da spedire o consegnare a mano a collezionisti e musei dei più importanti (oggi sono conservati al Museo Nacional Reina Sofia di Madrid, al Centre Poumpidou di Parigi, alla Biblioteca Hertziana di Monaco di Baviera, negli archivi della Yale University a New Heaven, nel Museo d'Arte Moderna di Città del Messico, al Reinstr Kunst di Mainz e nella Galerie Eveeche di Ginevra).
 
Ma allora, perché tutto questo clamore?
 
I motivi di questa epurazione sono da ricercare proprio nel periodo che l'Italia stava vivendo: gli anni settanta, gli "anni di piombo", gli anni dell'incertezza e della ribellione culturale fisica, delle lotte politiche, degli scontri e del timore. E chi li abbia anche solo sfiorati, sa cosa di cosa si tratti.
 
Per lo storico, anni di violentissima contestazione politica, dove la militanza sul campo (di destra o sinistra) marchia indiscriminatamente a fuoco la nazione intera con azioni terroristiche tese alla destabilizzazione del sistema di governo.
 
Franca ha vissuto sulla propria pelle tutta l'infamia, tutto il dolore e il baratro generato dall'essere stata avvicinata a quel mondo di eccessi ideologici i quali, neanche troppo sommessamente, avevano simpatizzanti un po' ovunque in Italia, da una parte e dall'altra: è mentre lei, poco più che ventenne e innamorata ingenuamente dell'arte - di cui promuove con forza la funzione performativa e rappresentativa - si adopera per portare avanti le idee di un'arte non più a temperatura fredda nella quale la figura della donna possa avere un peso ben oltre l'apparenza, gli eventi precipitano e investono anche l'ambito artistico della Poesia Visiva a cui lei stessa si riferisce nei suoi anni fiorentini - e che, è bene ricordarlo, chiamare proprio "militante" è dire solo la verità. Perciò, nel momento di massima tensione, è possibile che lei fosse diventata la pedina sacrificabile per distogliere lo sguardo da altro.
 
Purtroppo, la portata di questa azione ha fattivamente impedito alla storia di procedere su binari saldi che, per Franca Pisani, sembravano procedere ben allineati e ben direzionati verso un futuro luminoso: invece ogni cosa termina in quel maggio del 1978. E quando, più di dieci anni dopo, la tempesta sembra ormai passata, lei non è più la stessa, la sua arte non è più la stessa e chi potrebbe ricordare il fermento a cui lei diede vita in quei quattro anni di attività o non ricorda o non vuole farlo o non può.
 
PRIMA GUARDIA è qui per fare un po' d'ordine. E forse anche un po' di giustizia.
 
 
 
Cenni biografici di Franca Pisani
Franca Pisani nasce a Grosseto nel 1956 da una famiglia di artiste: la nonna Margherita era disegnatrice di ricami per la regina Elena nella tenuta di San Rossore, in Toscana, mentre mamma Lia, recentemente scomparsa, era pittrice.
 
A nove anni frequenta lo studio dello scultore e pittore Alessio Sozzi. Dopo la maturità artistica si trasferisce a Bologna per approfondire gli studi d’arte alla facoltà di lettere D.A.M.S., diretta da Umberto Eco. Conosce e frequenta Ketty La Rocca, artista inserita nel panorama delle avanguardie artistiche internazionali, che la mette in contatto con Eugenio Miccini, fondatore del Movimento “Poesia Visiva”. Questi porta nei musei e nelle università di tutto il mondo la creazione di Franca Pisani del 1976 Album Operozio.
 
Nel 1977 è invitata all’inaugurazione del Centre Pompidou di Parigi dal direttore Pontus Hulten, all’interno del programma su larga scala di scambio artistico culturale, come esporre negli spazi del museo il Salotto di Geltrude Stein, film, poster, performance e Poesia Visiva cioè Album Operozio.
 
Da quel momento prenderà il via un lungo percorso di esposizioni, tuttora in continua evoluzione, sulla spinta dell’urgenza di sperimentare il suo coerente indirizzo concettuale.
 
Franca Pisani così espone nella Biblioteca Hertziana di Monaco di Baviera (1977), all’Università di Chicago (1999), a New York (2000), a Nizza (2003), alla Galleria Maretti Arte di Montecarlo, a Nimes (2005), nel Museo Marino Marini (2008), al Museo Reina Sofia di Madrid (2009), tre volte alla Biennale di Venezia (2009, 2011 e 2017), nel Museo Hamburger Bahnhof di Berlino (2013), nella mostra “Dietrofront” alle Reali Poste degli Uffizi (2014), nella mostra “Archeofuturo” nel Museo d'Arte Contemporanea di Palazzo Collicola a Spoleto (2014), partecipa a “Settantotto Ritratti” in pergamena per il libro donnArchitettura (2014), dona il proprio Autoritratto alla Galleria degli Uffizi che entra a far parte della relativa, unica collezione (2015), partecipa all’Expo Milano nel padiglione della Toscana e nel padiglione del Principato di Monaco (2015), espone alla mostra “Desdemona” nel Palazzo di Giustizia di Firenze (2015).
 
Nel 2016 espone nello spazio culturale Marzia Spatafora di Brescia con la mostra “P.I.S.A.N.I.” e, nello stesso anno, decide di lasciare Firenze e di trasferirsi e lavorare a Pietrasanta, in Versilia.
 
Nel 2017 espone alla Mostra dell’Istituto Italiano di Cultura a Vienna, alla personale nella Palazzina storica di Peschiera del Garda e partecipa per la terza volta alla Biennale d’arte di Venezia nella mostra “Viva Arte Viva” nel Padiglione della Repubblica di Siria, nella mostra-omaggio a Palmira; quindi alla fine di settembre inaugura la sua prima personale al MACRO Testaccio di Roma, dal titolo “Codice archeologico - Il recupero della bellezza”.
 
Nel gennaio del 2018, in occasione della “Giornata della memoria”, Franca Pisani dona all’Università di Padova un dittico dipinto su tela di Lione in cui inserisce un messaggio in più lingue (ebraico, italiano e inglese) - la frase Shoah, memoria collettiva - per ribadire la forza del ricordo; nel maggio dello stesso anno il dittico è collocato nell’Auditorium dell’Orto botanico della città veneta, il più antico d’Italia.
 
Nel 2019, da aprile a ottobre nell’ambito della mostra “Succisa virescit”, è autrice di due istallazioni collocate all’interno dell’area museale dell’Abbazia di Montecassino (FR), in occasione del 75° anniversario del bombardamento che la distrusse pressoché totalmente.
 
Nel mese di gennaio del 2020 è protagonista di “Una vita”, mostra antologica allestita nel Complesso Monumentale del Carcere Borbonico di Avellino, con opere in seta di Lione dedicate a Sandro Botticelli.
 
Nel marzo del 2021 una sua opera scultorea - Archeosegno, esposta alla Biennale di Venezia del 2017 - entra a far parte nella collezione temporanea d’arte di Villa Vittoria, che una volta ospitava la prestigiosa collezione di pittura, scultura e arte applicata donata dagli eredi dei coniugi Contini Bonacossi alla Galleria degli Uffizi di Firenze nel 1969.
 
Nel settembre dello stesso anno espone le sue opere nella mostra “Nel Sogno. Omaggio a Matilde Serao”, a cura di Marina Guida, nelle sale di Castel dell’Ovo a Napoli.

 
Ultimo aggiornamento Lunedì 22 Novembre 2021 18:03
 

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