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Notizie - Colonnisti
Sabato 30 Ottobre 2021 21:11
 

 

 

Quest’anno “l’ottobrata” romana si è svolta in piena regola, con temperature ben superiori alle medie stagionali che hanno permesso a tutti i romani di godersi ancora per un po’ gli spazi esterni e, ai turisti innamorati di Roma di stracciarsi il cuore davanti ai tramonti straordinari sul “cuppolone” che questo periodo dell’anno riesce sempre a regalare.

Adesso però la pacchia è finita e l’autunno si è rimesso subito in paro con un repentino cambio del meteo, portando nubifragi ed allagamenti in Sicilia e annunciando da li la risalita del maltempo lungo tutto lo stivale. È inutile dire che gli allagamenti di Palermo che purtroppo hanno causato anche delle vittime, non sono un capriccio della natura e non c’è bisogno di scomodare l’effetto serra o chissà quale altra causa di cambiamento epocale.

Basterebbe avere una cura del territorio e delle sue infrastrutture che invece è palesemente carente. Una mancanza di investimenti nelle misure di prevenzione del rischio idrogeologico che con cadenza regolare causa morti in tutta Italia, da Genova in giù e purtroppo come tristemente dimostrato, isole comprese. Si preferisce sfruttare queste catastrofi a scopo politico – elettorale, addossando ogni volta colpe al sindaco di turno per chissà quali responsabilità specifiche.

Mentre le castagne iniziano a crepitare sul fuoco, dal divano di casa si può assistere in Tv al solito teatrino di opinioni schierate che tutti i Talk giornalmente propongono. Ad animarli nelle ultime settimane sono state le manifestazioni, da quella di Roma a quella di Trieste. Nella prima la ministra Lamorgese ha dato prova della sua incapacità, anche se dopo la gestione fallimentare del mega Rave party organizzato ad agosto nei pressi del lago di Mezzano (VT), non ce ne era assolutamente bisogno.

Lungo le strade del centro della capitale si è organizzata una pantomima nella quale è stato permesso ad un personaggio, che a titolo di legge non poteva nemmeno essere li, di fomentare la folla per due ore lanciando la carica alla sede della CGIL. Sotto gli occhi compiacenti delle forze dell’ordine, per l’occasione ammaestrate, si è assistito all’invasione della folla dei green pass che per motivi elettorali a ridosso del ballottaggio per le elezioni del sindaco di Roma è stata classificata in toto come “Fascista”.

Ma questo è stato solo il prologo al secondo atto della farsa andato in scena il giorno prima del voto, in cui Landini Padrone della CGIL ha portato in piazza il suo popolo inneggiando all’antifascismo e ringraziando quelle forze dell’ordine, che in sostanza hanno accompagnato e permesso ai manifestanti di profanare la sua sede sindacale.

La parte più risibile della vicenda è avvenuta con l’informativa al parlamento presentata dalla ministra Lamorgese, infarcita di autogiustificazioni per un comportamento assurdo. Resoconto che ha assunto le atmosfere di commedia all’italiana, allorché ha tentato di giustificare il fatto di aver portato volutamente il blindato della polizia in mezzo ai manifestanti per farlo fortemente sballottare da loro. Quindi una decisione consapevole allo scopo di testarne il comportamento delle sospensioni sottoponendolo alle forti oscillazioni provocate dai manifestanti.

A questa tolleranza totale verso un pregiudicato e la sua banda di assaltatori ha fatto da contraltare il comportamento tenuto alla manifestazione dei portuali di Trieste, dove le intransigenti forze dell’ordine hanno fatto il muso duro aprendo gli idranti contro i manifestanti seduti a terra in pacifico atteggiamento gandhiano. Debole coi (poteri) forti e forte con i deboli, è questa la fotografia di uno stato che nelle ultime ore sta pensando addirittura di togliere l’assegno di invalidità a chi faccia anche un minimo lavoretto da 50 euro e contemporaneamente di aumentare i fondi per il reddito di cittadinanza.

Però adesso l’attenzione è catalizzata dalla bocciatura del ddl Zan, buono nelle intenzioni di opporsi alle discriminazioni ma meno nei contenuti che introducevano il reato di opinione come nelle migliori dittature. Un decreto che sicuramente andrà riscritto in maniera più equilibrata e che miri solamente all’oggetto del suo essere senza introdurre appigli per altre argomentazioni.

Ma la notizia più clamorosa è che a farlo cadere grazie al voto segreto in senato è stata proprio la sinistra, che grazie a 16 franchi tiratori ha affossato uno dei principali cavalli di battaglia delle sue campagne elettorali passate presenti e future. E come c’era da aspettarsi i media non hanno poi evidenziato questo aspetto come avrebbe meritato, nascondendolo sotto le discussioni su vaccini e green pass. Chissà come mai? Come dire l’ipocrisia al potere.

Per fortuna si può sempre scegliere di evadere sottraendo i nostri pensieri dal teatrino in cui viviamo. Questa volta a farlo ci aiuta una mostra di altissimo livello come Amazônia, in scena al Maxxi di Via Guido Reni. Lavoro straordinario di Sebastião Salgado che per sei anni ha viaggiato nell’Amazzonia brasiliana, fotografando la foresta, i fiumi, le montagne e le persone che vi abitano. Opera in cui attraverso gli occhi dell’artista la fotografia è capace di fondere drammaticamente insieme, natura, dimensione umana, magia, poesia e riflessione sul futuro dell’ambiente, condensandole in un messaggio destinato alle coscienze di chi abita il pianeta terra e di chi ha intenzione di farci ancora camminare i propri figli.

 

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