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Notizie - Opinioni
Giovedì 24 Dicembre 2020 16:32

 

Maximo

 

Il Natale bussa alle porte … ma chi gli aprirà?

Jon Snow, l’amatissimo protagonista de “Il Trono di Spade” oggi pronuncerebbe la frase – monito che ha attraversato tutte le stagioni della saga: “l’inverno sta arrivando”. E già è proprio cosi e tra un paio di mesi chiuderà un anno che segnerà per sempre le nostre vite a tutti i livelli.

Per chiudere il ciclo annuale manca ancora il Natale, che si annuncia forse come il più triste dalla conclusione dell’ultimo conflitto mondiale. Qui in zona gialla sono già molti i negozi che hanno addobbato le loro vetrine con le caratteristiche lucine scintillanti, ed anche da alcuni balconi iniziano a spuntare le luminarie. L’effetto visivo completa un’atmosfera sottotono rispetto all’opulenza degli scorsi anni.

Sembra un immediato dopo guerra, in cui la gente si sforza di fare festa per portare avanti la speranza di recuperare la propria vita precedente, con tutto quello che contiene a livello di modalità sociali. Quest’anno nessuna cena tra i gruppi della palestra, del calcetto, dei colleghi intimi di lavoro e di tutti quei sodalizi che rendono la parentesi natalizia così piacevole e rilassata.

Niente corse ai regali e niente ansia da prestazione per gli eventi che si susseguiranno dalla vigilia di Natale a Capodanno. Nessuna grande cena con ospiti, qualche volta scomodi da “digerire” forzatamente per qualche ora.

Quest’anno i protocolli impongono l’intimità dei gruppi familiari nella formazione più ristretta possibile, ed anche le limitazioni in atto spingeranno a regali più essenziali e simbolici. Da una parte forse questo obbligato ritorno al passato potrebbe essere catartico e rigenerante, per una società che del Natale aveva fatto la grande festa del consumismo di massa lasciando molto indietro i suoi contenuti più autentici.

La cosa più triste sarà che le famiglie non potranno ricongiungersi. Questi giorni erano quelli in cui da nord a sud si iniziava a mettersi d’accordo telefonicamente per il menù delle feste, una maniera per anticipare ed allungare il momento delle festività con la propria famiglia.

Mamme, nonne e zie erano già all’opera per progettare spese alimentari, ricette e dolci con cui allietare figli e nipoti che per ritrovare quei sapori, oltre che l’abbraccio dei propri cari, avrebbero affrontato come sempre di buon grado autostrade intasate e disagi ferroviari. Saremo anche costretti a sentirci fortunati, perché rispetto a chi ha perso la vita o i propri cari, o ha visto la sua economia dissolversi nel nulla, la mancanza del “solito Natale” è per forza il male minore.

A corredo tutto il corollario di Dpcm e provvedimenti vari, all’interno dei quali muoverci per osservare le linee comportamentali previste dallo stato. Su questo punto la gente si interroga, ed è il grande dibattito permanente che ormai si consuma giornalmente tra tutti noi.

Nel tempo l’opinione pubblica è andata suddividendosi sommariamente in macro categorie. Gli osservanti totali e tifosi del governo, compresi i pretoriani di Conte della prima ora ma che ora cominciano a farsi dubbi pur rimanendo fedeli alla linea.

Quelli che quasi per partito preso, ed in maniera il più delle volte stupida, fanno tutto il contrario di quello che bisognerebbe fare e quelli che, pur osservando ogni protocollo si fanno delle domande, ma che soltanto per questa “colpa” vengono additati come negazionisti dai benpensanti muniti di paraocchi.

Ad animare il dibattito sono anche le controverse misure prese dal governo, che se da un lato si mostrano più stringenti del solito scoraggiando il contatto anche tra familiari e, vietando incontri in osservanza di tutte le norme igienico sanitarie in atto, dall’altra autorizzano l’inaugurazione di un centro commerciale con file ed assembramenti, come avvenuto a Roma in occasione dell’apertura del Maximo con migliaia di persone e chilometri di automobili in coda.

Incongruenze talmente macroscopiche da disorientare anche il più probo dei cittadini, ma che purtroppo hanno come unica grande motivazione il fatto che i politici non vivono la nostra stessa realtà. Conducono le loro esistenze surfando sui loro agi tra le onde dolci di un’esistenza mai burrascosa. Fin qui sarebbe solo una retorica trita e ritrita ma il danno vero non è quello di assorbire molta più ricchezza di quello che danno in cambio.

Il fatto è che il loro contributo è spesso frutto di pura fantasia, in quanto dal loro osservatorio ovattato sono incapaci di partorire qualsiasi provvedimento che abbia una qualche utilità per gli abitanti di un mondo reale a loro sconosciuto.

Passato il Natale per Roma sarà già tempo di pensare alle elezioni del nuovo sindaco e lo scenario lentamente comincia a delinearsi. Da una parte ci sarà la Sindaca Raggi, che accompagnata dai suoi accoliti cercherà di dimostrarci tutto il bene che ha fatto a questa città, dall’altra quelli che hanno già ufficializzato la loro candidature, come la senatrice dem Monica Cirinnà e Carlo Calenda leader di Azione ed europarlamentare.

Da destra invece la sponsorizzazione di Salvini per Massimo Giletti non sembra trovare conferme, mentre Vittorio Sgarbi ha già annunciato che sarà della partita e anche il nome di Guido Bertolaso ritorna a circolare. L’ex capo della protezione civile è scampato più volte alla macchina del fango. Un uomo che ha sempre risposto con i fatti e con l’azione ai mille parolai che lo hanno attaccato.

Un personaggio particolarmente scomodo che fa dell’operatività e della ricerca di soluzioni il suo modus operandi. Forse per questo particolarmente scomodo a chi cerca una testa di legno da controllare agevolmente e con cui addivenire a facili compromessi.

Tutti pretendenti al trono di Roma da sempre ambito, nell’illusione di poterla governare con le chiacchiere addossando ogni lacuna alle precedenti amministrazioni. Oggi però dovranno stare attenti a questo giochino perché il Covid anche qui ha cambiato le cose.

Non basteranno le promesse fantasiose, perché il mandato del prossimo sindaco dovrà necessariamente accompagnare una ripresa di tutta la città che se prima era in decadenza adesso è agonizzante. I Romani costretti a vivere nei propri quartieri senza più godere di distrazioni in giro per il centro, hanno vissuto pienamente la realtà del degrado, ed ora vogliono una soluzione ai problemi e non più chiacchiere.

Certi trucchetti non funzionano più e quelli che riescono a ragionare al di fuori del tifo politico, cominciano a chiedersi veramente le ragioni dei disservizi e dove sono state dilapidate le risorse, ma di questo ci sarà tutto il tempo di discutere.

L’offerta culturale a Roma è ferma come in tutto il mondo, però la bellezza è inarrestabile e in queste giornate a cavallo tra l’autunno e l’inverno, i tramonti rosa che fanno da sfondo alle geometrie disegnate in volo dagli storni nei cieli della capitale non li può fermare nemmeno il Covid.

 

 

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