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Notizie - Scienza
Giovedì 25 Giugno 2020 18:48

"La seconda ondata è ormai certa" Ecco dove colpirà di più il virus

In autunno per l’Oms toccherà all’Europa. Ecco i Paesi in cima alla lista dell’Università di Oxford


Se la situazione nel nostro continente sta decisamente migliorando, non si può dire lo stesso del Sud America, in piena pandemia. Diversi studi concordano sul fatto che, con l’arrivo dell’autunno, arriverà anche la seconda tanto temuta ondata di coronavirus. Nell’analisi realizzata dal The Guardian vengono messi in correlazione sia i dati sul Covid che il tracciamento della risposta dei governi preso in esame dall’Università di Oxford. Da questa analisi si evidenzia che i Paesi che rischiano maggiormente una seconda ondata sono quelli che hanno gestito l’emergenza in maniera meno rigida.

La situazione in Italia e Spagna

Italia e Spagna non rientrano in questa categoria. I due Paesi infatti hanno quasi da subito attuato norme particolarmente rigorose per contenere la diffusione dell’epidemia. Come per esempio il lockdown e la riapertura graduale di tutte le attività. Tra i Paesi che hanno adottato regole meno rigide di contenimento e quindi che adesso rischiano di più ci sono gli Stati uniti, la Germania e la Svizzera. Questi ultimi due hanno visto il tasso di contagio superare la quota uno nell’ultima settimana. In nove Paesi, dove la pandemia ha colpito in modo più duro e i governi hanno risposto meno severamente, si registra adesso un numero di casi in continua crescita. Solo in tre la curva si sta invece appiattendo.

 

Lo studio del Guardian arriva di pari passo con la comunicazione dell’Oms che mette in guardia sul rischio di una seconda ondata prevista per il prossimo autunno. In conferenza stampa, Hans Kluge, direttore regionale per l’Europa dell’Organizzazione mondiale della sanità, ha sottolineato che “ancora oggi abbiamo picchi di contagi da prima ondata in molti Paesi. Dobbiamo prepararci per l’autunno, quando Covid-19 incontrerà influenza stagionale e polmoniti. Il virus circola ancora attivamente, e non abbiamo vaccini né farmaci specifici ed efficaci” . Secondo l’università di Oxford, un Paese viene definito “rilassato” quando il suo punteggio dell’indice di rigidità è inferiore a 70 su 100. Qui sono tenute in considerazione le campagne di informazione pubblica, le misure di contenimento e le chiusure per dare un punteggio massimo di 100 sull’indice di rigore.

Un caso a parte la Germania

Un caso che merita attenzione è quello tedesco. Infatti in Germania, nell’ultima settimana, a causa del focolaio nel mattatoio di Tönnies, il tasso di diffusione del virus è salito a quasi tre punti. Tanto da portare il governo a ricostituire il lockdown in due Länder. In Germania si può dire che il numero di casi sia ancora sotto controllo, lo stesso non si può affermare però per altri Stati, come l’Arabia Saudita e l’Iran. Entrambi stanno vivendo adesso una seconda ondata, dopo che avevano tolto tutte le misure restrittiva. L’Iran, appena allentato il lockdown a maggio, è rientrato in pieno nell’emergenza. Anche negli Stati Uniti si è verificata la medesima situazione. Localmente si sono verificati nuovi casi che hanno portato all’aumento del 25% rispetto alla scorsa settimana.

Negli ultimi sette giorni, in Germania i contagi sono aumentati del 36,7% rispetto alla settimana precedente, negli Usa del 24,6%, in Ucraina del 19,3%. Gli altri Paesi a rischio dopo l’allentamento sono la Svizzera (+15,1%), il Bangladesh (+12,9%), la Francia (+12%), l’Iran (+6,6%), l’Indonesia (+2,3%). Bene la situazione in Italia e in Spagna, anche se nel Paese Iberico il calo dei contagi è risultato doppio rispetto a quello della nostra Penisola. I nuovi focolai a Bologna e Mondragone dimostrano come sia purtroppo facile ripiombare in situazioni pericolose. Dei 45 Paesi con più di 25mila casi di contagi giornalieri, sette sono ancora in lockdown. Il punteggio di rigidità è compreso tra 70 e 80. Tra questi vi sono il Brasile (+17,5% rispetto a una settimana fa), l’India (+24,1), il Sudafrica (+21,6%) e l’Egitto (+8,5). Più preoccupanti i dati in Bolivia, Argentina e Colombia. Qui, nell’ultima settimana i nuovi contagi sono aumentati rispettivamente dell’80,4%, del 64,3% e del 31%. In autunno, avvertono gli esperti, c’è il rischio concreto di nuovi blocchi. In Europa l’unione tra coronavirus, sindrome influenzale e polmoniti potrebbe portare a una seconda ondata.
 

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Ultimo aggiornamento Giovedì 25 Giugno 2020 19:11
 

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