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Notizie - Editoriale
Martedì 31 Dicembre 2019 16:41

 

 

La paura di esporsi e la paura del giudizio altrui

La paura è uno stato emotivo consistente in una sensazione di incertezza, di smarrimento e di ansia di fronte a un pericolo reale o presunto o dinnanzi a cosa o a fatto che sia o si reputi nocivo.

Per paura di esporsi o del giudizio altrui, l’essere umano assume spesso atteggiamenti che contrariano il senso morale, ovvero la capacità innata e istintiva dell’uomo di discriminare il bene e il male e di provare piacere nel compiere o nel veder compiere buone azioni.

Ecco che a seguire descriviamo alcuni fatti che, per un tipo o per altro di paura, contrariano il comune senso della morale.

- In Nigeria, i jihadisti dell'Isis, ovvero Al Qaeda, Boko Haram, Al Shabab e altre organizzazioni terroristiche che nell’Islam hanno la loro origine fanno stragi di cristiani, ma a quel che pare a nessuno o a pochi interessa. Le Ong tacciono, la Stampa più o meno e l’Europa politicamente corretta, per paura di essere contrassegnata col marchio di islamofoba, fa addirittura finta di nulla.

- Il Santo Padre – dal canto suo - della strage di cristiani nello Sri Lanka nel suo discorso Urbi et Orbi e all'Angelus ne parla, ma non twitta e sui social scoppia la polemica.

"Non un riferimento alla morte di centinaia di fedeli, colpiti proprio perché cristiani e nel giorno in cui celebravano la Resurrezione. Eppure non è mancato un tweet di cordoglio per Notre Dame, né dopo l'attentato di Christchurch, in cui un suprematista bianco ha fatto strage di musulmani in moschea", rileva Dagospia.

In effetti la Chiesa, che starnazza continuamente sull’accoglienza dei migranti, fa molto poco nei riguardi degli eccidi dei cristiani in tutto il mondo e allora ci si domanda: sarà per paura di offendere l’Islam dal momento che gli stragisti sono per lo più di matrice islamica?

- Infine, nella notte tra mercoledì 18 dicembre e giovedì 19 dicembre 2019, il Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri guida una mega-operazione (Rinascita-Scott) che smantella le cosche della ‘ndrangheta del Vibonese con legami e affari tra imprenditoria, politica e massoneria deviata, che permette l'arresto di 334 persone.

É stata definita, quella di Gratteri, per la complessità e per così tanti arresti in 11 regioni d’Italia, la più grande operazione dopo quella che portò allo storico maxi processo alla mafia.

I mezzi di comunicazione ne hanno data notizia per un giorno e tranne qualche eccezione, la vicenda – stranamente - non ha più adeguatamente interessato nei giorni successivi gli organi d’informazione.

Questo comportamentismo induce a considerare un rapporto di somiglianza fra gli episodi di cui sopra: tre varianti e un concetto: la paura.

Preliminarmente sorge una domanda: Sono i media che non coprono o i lettori che non leggono determinate notizie?

L’una cosa è legata all’altra!

I media spesso non coprono sufficientemente determinate notizie per il poco peso in termini di notiziabilità e rilevanza delle stesse. È irriguardoso parlare in certi termini su fatti che registrano morti e atrocità, ma la questione si colloca sulla linea di demarcazione fra aspetti morali e commerciali, regole giornalistiche e necessità di "forte audience".

In altre parole, i mezzi d’informazione fanno correttamente il loro lavoro cercando di informare il pubblico su un determinato accadimento, ma se al lettore la notizia non interessa devono voltare pagina, ovvero scrivere su ciò che di più alimenta la tiratura e l’audience.

Nei casi Nigeria e Sri Lanka, notiamo, nell’ordine, un’Europa silente e un Pontefice che, all’uopo, non twitta sulla tragedia. Nel caso Gratteri la minima notiziabilità dell’operazione è da attribuirsi non al fatto in sé, eclatante e interessantissimo (di materiale per riempire le pagine dei giornali e per confezionare coinvolgenti speciali televisivi ce n’è e tanto), ma probabilmente al sentimento di paura atavicamente radicato, che un po`tutti, direttamente o no, hanno della malavita e dei poteri deviati.

A conferma di ciò ci riportiamo alle parole del Procuratore di Saluzzo, che in una recente intervista a Giuseppe Legato afferma: "La 'ndrangheta continua a comandare dal carcere, si rigenera approfittando del silenzio della gente che ha paura".

Da questa disamina si arriva a un comune denominatore dei tre episodi. Esso può essere definito col sostantivo “paura”: nei primi due casi, d’essere bollati come islamofobi, nel terzo di subire, come minimo, ritorsioni dalla malavita e dai poteri deviati.

Per paura, quindi, non ci si espone e non si reagisce doverosamente agli eccidi dei cristiani; per paura i lettori non sostengono l’audience sull’operazione del Procuratore Gratteri, inducendo i media a declassare la relativa notizia.

Ma la colpa è davvero dei lettori che non leggono le news sull’operazione di Gratteri, facendo così scattare la molla economica che regola l’ordine di priorità delle notizie, o piuttosto dei media che non le pubblicano sufficientemente per altri motivi?

E in quest´ultima ipotesi non sorge il dubbio che ci potrebbe essere di mezzo una “stolta paura” di pucciniana memoria?

In fondo,  lo stesso Gratteri non è esente dalla paura, solo che lui la combatte!

“«Certo che ho paura ma la cosa importante è addomesticarla, parlare con la morte per ragionarci così non si perde il controllo della situazione». Parole di Gratteri a «L'intervista di Maria Latella» su Sky Tg24.

Ma è lecito chiedersi: la gente comune ha il "fegato" di Gratteri?

Quasi certamente no, ma animo! La paura può essere vinta da tutti, meglio ancora se da tutti assieme con un cambio di mentalità: è il modo particolare di concepire, intendere, sentire, valutare le cose, che deve cambiare in noi e gli esempi di onestà e coraggio cui ispirarsi non mancano assolutamente.

L’antidoto naturale della paura è il coraggio, la prima delle qualità umane propedeutica a tutte le altre, per cui a questo punto non rimane che sperare nel cambiamento e nel miglioramento di certuni nei confronti delle paure, in particolare, quelle di esporsi e del giudizio altrui.

E cioè: coraggio e senso morale abbiano il sopravvento sulle paure e sull’opportunismo!

Non a caso Sant’Agostino diceva: “O è il male ciò di cui abbiamo paura, o il male è che abbiamo paura”.

G.& G. Arnò


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