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Notizie - Editoriale
Domenica 17 Novembre 2019 00:24

 

 

 

Oltre ai dubbi esposti dal sociologo francese Olivier Roy nel suo nuovo saggio "L’Europa è ancora cristiana?", edito da Feltrinelli, ci sono le evidenze storiche e le statistiche, che ci confermano questa triste realtà.

Il Cristianesimo è rimasto solo più (mi sia consentito il piemontesismo) un riferimento identitario che religioso.

Forse Cristo ha deciso di lasciare l’Europa? Pare proprio di sì!

Da alcuni anni, ormai, gli studi statistici sulla religiosità degli europei mostrano indicatori inequivocabili. Il collasso dei praticanti è in crescendo dappertutto e da qui a poco raggiungerà livelli al di sotto del 10% del totale della popolazione.

In Italia, pur apparendo la situazione meno drammatica, la scristianizzazione avanza lento pede, ma inesorabilmente.

Questa è la realtà, ma andiamo alle cause del già noto fenomeno, cui abbiamo apposto l’etichetta di scristianizzazione. Esse si riassumono in cause di ordine teologico e di ordine morale; le prime attengono allo stravolgimento della dottrina, mentre le seconde agli scandali (finanziari e sessuali).

Abbiamo scritto "noto fenomeno" in quanto già all’interno del contesto rivoluzionario francese ritroviamo una violenta onda scristianizzatrice: una forma di secolarizzazione della Chiesa, che allora mutò sostanzialmente la vita quotidiana del popolo francese.

Attualmente una certa dottrina ritiene che la scristianizzazione in corso vada intesa come un progressivo abbandono da parte della popolazione delle tradizioni e delle abitudini legate al Cristianesimo e che ad essa corrisponda una probabile diffusione dell'ateismo.

Ma un conto è filosofare genericamente sul paradigma "religiosità - ateismo", cosa ben diversa è la realtà europea e, in particolare, quella italiana.

Nell’attuale scenario, chi si scristianizza non diventa necessariamente un ateo; non ripudia necessariamente la fede, la religione, la tradizione e la civiltà del cristianesimo, ma non accetta lo stravolgimento della dottrina operato da Papa Francesco e, di conseguenza, si distanzia dalla “Nuova Chiesa".

La dottrina così come è stata elaborata nell’arco di 2.000 anni tra studi e ricerche viene affidata al Santo Padre perché la difenda e la preservi e non la cambi! Essa, fonte del sapere presso cui le future generazioni si erudiranno e da cui apprenderanno a chi credere o no, nonché a discernere ciò che viene o meno dal Vangelo, non può essere trasformata perché, se la si rende incerta e mutevole, si demolisce la fede religiosa.

Questo è ciò che sta accadendo: la progressiva squalificazione della dottrina cattolica e, in contemporanea, la creazione di una nuova chiesa “ecumenica”, universale. In altre parole, si crea un nuovo prodotto sincretistico, che i fedeli e il clero conservatore non vogliono e non possono accettare.

Ciò stante, Il Cristianesimo, così come l’abbiamo conosciuto e praticato fino a poco tempo addietro, sarà presto un ricordo, un fenomeno registrato nella storia delle religioni, mentre la Nuova Religione Planetaria sarà lo strumento di pochi gruppi finanziari, padroni dei nostri destini, che porrà l’uomo al centro e Dio solo all´ angolo.

Per meglio intenderci: la Chiesa, da alcuni anni a questa parte, ha abbandonato la Dottrina, disconoscendo il dogma (Papa Francesco: “Il mondo è cambiato e la Chiesa non può rinchiudersi nelle presunte interpretazioni del dogma”), oltre che il peccato, l’inferno, il paradiso e il ruolo di Maria mediatrice.

V’è ancora dell’altro: le novità introdotte dai lavori del Sinodo sull’Amazzonia scuotono la coscienza dei fedeli, preoccupati per le sorti della Chiesa cattolica. Il documento finale apre addirittura ai preti sposati e al probabile riconoscimento di "ministeri femminili" alle donne.

In questo stato di cose, la Chiesa, in sostanza, si ritrova un Papa che non accetta il ruolo tradizionale del Santo Padre (Vicario di Cristo e Pastore qui in terra della Chiesa), ma lo interpreta a proprio modo, dedicandosi alla politica sociale, quasi fosse un sindacalista, con una visione apocalittica del mondo al cui cospetto propone la sua rivoluzione. Egli, così facendo, stravolge l’insegnamento dei predecessori confermando la profezia del Papa emerito, Joseph Ratzinger, che nel 1969 scrisse che la Chiesa aveva iniziato il proprio cammino verso la fine, con preti sempre più trasformati in assistenti sociali e con la fede ridotta a visione politica.

La seconda causa della scristianizzazione va attribuita agli scandali in cui Madre Chiesa da tempo si dibatte. 

Esaminiamo per primi quelli finanziari e successivamente quelli sessuali.

Una Chiesa povera e per i poveri”; "Non puoi servire Dio e il denaro. Non si può: o l’uno o l’altro! Questo non è comunismo! Questo è Vangelo puro!". Questi sono alcuni “stralci” dei discorsi con cui Papa Francesco condanna in modo perentorio quella che egli definisce la dittatura del denaro e con essa anche la condizione di diffuso benessere della Chiesa, benessere da cui, però, non si stacca e che non mette a disposizione dei bisognosi.

Se questo è il leitmotiv di Papa Francesco, ci si domanda perché mai non lo metta in pratica. Non ci riesce o non vuole farlo? Nel primo caso vedremmo un fallimento programmatico, nel secondo si aprirebbero seri interrogativi: grandi parole e pochi fatti?

È pur vero che vivere non è per niente facile, eppoi senza quattrini... ! Per inquadrare il problema basta ricordare l’adagio: “Senza soldi non si cantano messe”, nonché la famosa affermazione dello scrittore brasiliano Jorge Amado sulla forza d’attrazione del denaro: “A parte San Francesco d’Assisi, non conosco nessuno che sia capace di resistere alla forza del denaro” . Ma allora a che servono le prediche di Papa Francesco allorché afferma che la povertà è la prima delle Beatitudini, sottolineando: “… la vera ricchezza della Chiesa sono i poveri, non i soldi o il potere mondano”?

In realtà la dicotomia tra denaro e religione ha sempre suscitato grandi discussioni a tutti i livelli, interessando persino l’umorismo teatrale. All’uopo ricordo una battuta del noto comico americano, George Dennis Patrick Carlin del seguente tenore: “La Chiesa cattolica è strepitosa: è riuscita a convincerci che esiste un Dio caritatevole, misericordioso, che ha creato il cielo e la terra, che ci ama, ci vuole vicino a lui, è onnipotente, e ha bisogno di soldi”.

Dicono che i soldi ossessionino sempre. Chi non li ha perché non li ha, chi li ha perché li ha e che siano frequente causa di scandali, cui, naturalmente, neanche il Vaticano si sottrae. Del resto basta leggere il libro Avarizia del giornalista Emiliano Fittipaldi, il cui sottotitolo recita: "Le carte che svelano ricchezza, scandali e segreti della Chiesa di Francesco",  per avere, tra l´altro, un´idea del tenore di vita di alcuni rispettabili principi della Chiesa.

Si noti come potere e quattrini spesso prevarichino i sani e sacri principi: tra tanti, il recentissimo scandalo immobiliare da oltre 200 milioni di euro per l’acquisto di un palazzo alla periferia di Londra, gravato da ipoteche, il cui utilizzo resta tuttora un rebus, ne è un chiaro esempio.

Un’ingiustificabile speculazione finanziaria! Altro che contribuire alla «cura della casa comune», così come invocato dal Papa nella Lettera Enciclica «Laudato si´.»!

Concludendo, riteniamo comunque che il vero colpo di grazia all’Europa cristiana e non solo l’abbia inferto la seconda tipologia di scandali, quella relativa agli abusi sessuali sui minori nell’arco degli ultimi vent’anni. Essa ha aperto una crisi drammatica nel cattolicesimo mondiale e minato irrimediabilmente le fondamenta della Chiesa di Roma.

Alla gravità di detto scandalo ha fatto eco una reazione decisa della sensibilità collettiva: parte si è immessa sulla strada della laicità, parte sul distanziamento, forse irreversibile, da questa inaccettabile "cultura" cattolica così per come, allo stato, viene gestita e rappresentata.

A seguito della rinuncia di Papa Benedetto XVI, che già la dice lunga sui problemi interni della Chiesa, quest´ultima è arrivata “in capo al mondo” per trovare un nuovo Pastore, Papa Francesco, ma non avrebbe mai immaginato che durante il di lui ministero petrino si sarebbe adattata avventurosamente alla trasformazione omologante della globalizzazione, abbandonando quei canoni che fanno parte della sua essenza, della sua storia, relegando gli antichi valori, oramai disvalori, tra i ricordi del passato, decretando, così, la fine del Cristianesimo!

E i responsabili di tutto ciò?

Mi piace ricordare una nota frase del Beato Papa Pio IX: "Il Signore ha promesso che le porte degli inferi non avrebbero prevalso sulla Chiesa”, ma non ha mai detto che non avrebbero prevalso sui suoi singoli membri!

G.& G. Arnò




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Ultimo aggiornamento Domenica 17 Novembre 2019 00:26
 

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