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Martedì, 21 Maggio 2019
Stepan Bandera: eroe - criminale? PDF Stampa E-mail
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Notizie - Cronache
Sabato 22 Dicembre 2018 08:00

L’autore del reportage, Claudio Beccalossi, davanti alla tomba di Stepan Bandera nel Waldfriedhof di München/Monaco di Baviera

Il vessillo dell’Esercito insurrezionale ucraino (Ukrains’ka Povstans’ka Armija, Upa). I visitatori ed i nazionalisti ucraini conficcano nella terra della sepoltura di Bandera sia bandierine amaranto-nere dell’Upa che quelle azzurro-gialle dell’Ucraina (sopra). Foto:Beccalossi

Individuata nel sinistro dedalo del periferico Waldfriedhof (Cimitero della foresta) di München/Monaco di Baviera (Deutschland/Germania), ornata di bandiere (e bandierine) dell’Ucraina e dell’Esercito insurrezionale ucraino (Upa) – In bilico tra mito nazionalista ucraino e propaganda negativa sovietica (poi russa) e polacca, la travagliata biografia di Bandera (“eroe dell’Ucraina” o “criminale di guerra”, secondo le parti) si concluse con il suo assassinio per mano d’un agente (od ex) del KGB – Nonostante i suoi trascorsi (che definire “ambigui” è un eufemismo), alla sua memoria sono stati intitolati in Ucraina vie, piazze e monumenti (a L’viv/Leopoli, Ternopil’) e s’esaltano formazioni politiche ucraine appartenenti all’estrema destra ultranazionalista/neonazista (Pravyi Sektor, Settore Destro, Svoboda, Libertà). Hadern, München/Monaco di Baviera (Deutschland/Germania), 25 agosto 2018 – A meno che non si conosca a priori l’ubicazione o, meglio, si venga accompagnati da qualche competente, è ben difficile “pescare” a casaccio, nel ginepraio del Waldfriedhof (Cimitero della foresta, in Fürstenrieder Strasse 288, nel distretto Hadern, alla periferia sud-ovest della capitale del Land Bayern/Baviera), la tomba del discusso Stepan Andrijovič/Andriyovych Bandera (Staryi Uhryniv, oggi Ukrajina/ Ucraina, 1º gennaio 1909 – München/Monaco di Baviera, Deutschland/Germania, 15 ottobre 1959), tra i leader dell’Organizzazione dei naziona-listi ucraini (Orhanizatsiya Ukrayins’kykh Nationalistiv, Oun) e fondatore/referente politico della sua ala militare, l’Esercito insurrezionale ucraino (Ukrains’ka Povstans’ka Armija, Upa).    Il Waldfriedhof, infatti, tetro anche di giorno ed impensabile da attraversare nottetempo (il solo pensarci fa rabbrividire), è un intricato parco cimiteriale boschivo realizzato tra il 1899 ed il 1907 dall’architetto tedesco Hans Grässel (Rehau, 8 agosto 1860 – München/Monaco di Baviera, 10 marzo 1939), celebre per i suoi progetti di camposanti, come quelli ebraico (portato a termine nel 1908) e dei sobborghi di Nordfriedhof (Cimitero nord) e Westfriedhof (Cimitero ovest), sempre a München/Monaco di Baviera. Ampliato negli Anni Sessanta del secolo scorso, il Waldfriedhof ospita, tra altre famose, le sepolture di Michael Andreas Helmuth Ende (scrittore, Garmisch-Partenkirchen, 12 novembre 1929 – Stuttgart/Stoccarda, 28 agosto 1995, famoso soprattutto per i romanzi “Momo” e “La storia infinita”); Emma Johanna Henny Sonnemann, chiamata “Emmy” (Hamburg/Amburgo, 24 marzo 1893 – München/Monaco di Baviera, 8 giugno 1973, attrice e seconda moglie del gerarca nazista Hermann Göring, Rosenheim, 12 gennaio 1893 – Nürnberg/Norimberga, 15 ottobre 1946); Werner Karl Heisenberg (Würzburg, 5 dicembre 1901 – München/Monaco di Baviera, 1º febbraio 1976, fisico, Premio Nobel per la fisica nel 1932, tra i fondatori della meccanica quantistica); Paul Johann Ludwig von Heyse (Berlin/Berlino, 15 marzo 1830 – München/Monaco di Baviera, 2 aprile 1914, scrittore, poeta e drammaturgo, Premio Nobel per la letteratura nel 1910); Kurt Huber (Chur/Coira, Schweitz/Svizzera, 24 ottobre 1893 – München/Monaco di Baviera, 13 luglio 1943, professore, membro del gruppo antinazista Weiße Rose/Rosa Bianca, condannato a morte tramite decapitazione); Carl Paul Gottfried von Linde (Berndorf, 11 luglio 1842 – München/Monaco di Baviera, 16 novembre 1934, ingegnere, fondatore della Linde AG, inventore dello scambiatore di calore ed esecutore di basilari ricerche sulle bassissime temperature che consentirono d’ottenere la liquefazione dell’aria e la separazione industriale dell’azoto, dell’ossigeno e dai gas nobili –  processo Linde – ; “padre” del frigorifero, vinse nel 1916 la prima edizione del Werner von Siemens-Ring/Anello Werner von Siemens, una delle più alte onorificenze tedesche in ambito scientifico-tecnico); Helene Bertha Amalie Riefenstahl, detta Leni (Berlin/Berlino, 22 agosto 1902 – Pöcking, 8 settembre 2003, regista, attrice e fotografa, famosa come realizzatrice di films e documentari tendenti ad esaltare il regime nazista – e per questo particolarmente benvoluta da Adolf Hitler – e, poi, quale firma di lavori inerenti alle culture tradizionali africane ed alla biologia marina); Franz von Stuck (Tettenweis, 23 febbraio 1863 – München/Monaco di Baviera, 30 agosto 1928, pittore simbolista-espressionista, scultore, illustratore ed architetto), inumato accanto alla moglie Mary. Non avendo alcun punto di riferimento, come scritto in apertura, il mio covato proposito d’individuare e fotografare la tomba di Bandera pareva destinato al flop non appena varcata la soglia del periferico Waldfriedhof da Fürstenrieder Strasse, nei pressi dell’incrocio con Würmtalstrasse e dopo aver subito constatato la vastità del cimitero, labirinto sinistro di alberi ad alto fusto, con tombe ai lati od all’interno di vialetti e sentieri. Invece, dopo una decina di minuti che m’ero avventurato alla cieca sul primo percor-so che avevo scelto, ho scorto poco lontano, alla mia sinistra, il sepolcro che cercavo, distinguibile per la parte inferiore della croce “tenuta al caldo” o “protetta” da bandiere nazionali e nazionaliste ucraine. È stato un vero e pressoché inaspettato colpo di fortuna, considerando la particolare logistica. Ho potuto, così, scattare diverse foto alla sepoltura, compreso ai vari oggetti e bandierine (sia dell’Ucraina che quelle amaranto-nere dell’Esercito insurrezionale ucraino, Upa) lasciati da connazionali od estimatori del controverso ed ambiguo personaggio, insignito il 22 gennaio 2010, ovviamente postumo, dell’onorificenza d’“Eroe dell’Ucraina” (Ordine della Stella d’Oro, “per aver difeso le idee nazionali e combattuto per uno Stato ucraino indipendente”) dal presidente Viktor Juščenko, alla presenza del nipote Stepan Bandera jr. ma con le accese recriminazioni dei governi russo e polacco e delle comunità ebraiche. Non a caso le popolazioni russofone del bacino del Donec (o Donbass), nell’est dell’Ucraina da cui si sono unilateralmente separate con un prosieguo di sangue, chiamano gli ucraini dell’ovest con l’appellativo sprezzante di banderovtsy, sinonimo di fascisti (e chissà perché non pure nazisti). Non piace a tutti, infatti, la biografia di Bandera, in bilico tra collaborazionismo con i nazisti e resistenza ai sovietici, “eroe nazionalista” per gli ucraini e “criminale di guerra” per le minoranze polacca e russa. Biografia strettamente connessa all’Upa che si rese responsabile di deportazioni ed uccisioni di polacchi ed ebrei. L’Upa venne costituito il 14 ottobre 1942 in Volyń/Volinia (che comprende le regioni storiche dell’Ucraina occidentale situate tra i fiumi Pryp”jat’ e Bug Occidentale, fino alla Halyčyna/Galizia ed alla Podillya/Podolia), con l’obiettivo primario di conquistare l’indipendenza dell’Ucraina. Capeggiato dal 1943 al 1950 dal generale Roman Šuchevič, l’Upa era politicamente nazionalista e raggruppava ex elementi della Machnovščina (l’Armata nera, uno dei nomignoli dell’Esercito insurrezionale rivoluzionario d’Ucraina sorto tra il 1918 e il 1921 ed ispirato all’identità del suo comandante, Nestor Ivanovič Machno), della Repubblica popolare ucraina e della Repubblica nazionale dell’Ucraina occidentale. Continuatore dei gruppi paramilitari caduti nell’equivoco di considerare “liberatori” i nazisti invasori con l’“Operazione Barbarossa” (Unternehmen Barbarossa), l’Upa combattè contro la Wehrmacht (Forza di difesa) tedesca dapprima e l’Armata Rossa russa e l’Armia Krajowa (AK, Esercito nazionale) polacco poi. L’Upa, braccio armato e feroce dell’Oun-B (dopo la spaccatura in due tronconi, nel 1940, dell’Organizzazione dei nazionalisti ucraini, Oun, partito politico nazionalista fondato a Vienna nel 1929 da esuli ucraini anticomunisti ed antirussi) di Stepan Bandera, si rese responsabile attorno al 1943 di pulizie etniche a spese delle consistenti minoranze polacca ed ebrea in Volyń/Volinia (controllata anche da appartenenti all’Armia Krajowa) ed in Halyčyna/Galizia Orientale. Dopo aver sterminato ebrei (in supporto ai nazisti o con il loro assenso), l’Upa s’accanì sui polacchi, di cui un totale tra i 50/60mila ed i 100mila furono eliminati (http://www.altrenotizie.org/esteri/2982-lultima-vergogna-di-jushenko… menziona che, “secondo varie stime, allora furono uccisi oltre 200mila polacchi ed ebrei”).  Il peso di Bandera, nelle persecuzioni ed eccidi di massa perpetrati dall’Oun-B e dall’Upa, fu forse morale, ideologico, strategico più che pratico, dato che dal 5 luglio 1941 a settembre 1944 era stato messo in condizioni di non nuocere dai diffidenti nazisti, venendo dapprima arrestato ed inviato a Berlin/Berlino seguito il 12 luglio, nella stessa sorte, da Yaroslav Stetsko, suo collaboratore e presidente dello Stato ucraino indipendente, con Atto di proclamazione del 30 giugno 1941, dichiarazione formale che assicurava l’appoggio ad Adolf Hitler in vista del “nuovo ordine europeo” votato allo scrollarsi di dosso il dominio di Moskva/Mosca sugli ucraini. Dopo essere stati sottoposti a pressanti interrogatori in carcere, il 14 luglio 1941 furono rilasciati con l’obbligo di risiedere nella capitale del Reich e vi rimasero fino al 15 settembre successivo, quando Bandera e Stetsko trovarono detenzione nella prigione centrale di Spandau. Nel gennaio 1942, poi, vennero deportati in una speciale baracca per importanti prigionieri politici (Zellenbau) del Campo di concentramento di Sachsenhausen, 35 chilometri a nord di Berlin/Berlino. Nell’aprile 1944 i due furono avvicinati da un uffi-ciale della Reichssicherheitshauptamt (RSHA, Direzione generale per la sicurezza del Reich), l’SS-Obersturmbannführer (tenente colonnello) Otto Skorzeny (Wien/Vienna, 12 giugno 1908 – Madrid, Spagna, 5 luglio 1975) che propose loro l’attuazione di azioni di resistenza contro l’Armata Rossa (dei Lavoratori e dei Contadini, Raboče-krest’janskaja Krasnaja armija, RKKA). Per permettere loro d’organizzarsi, nel settembre 1944 furono liberati, con il permesso di costituire un quartiere generale operativo nella stessa Berlin/Berlino. I nazisti provvidero a fornire sia all’Oun-B che all’Upa armi e munizioni, supportando gli ucraini con propri agenti specialisti in sabotaggi nelle incursioni all’interno delle linee nemiche. Definito dagli storici non nazista ma consenziente in funzione antisovietica, memore dell’Holodomor (dall’espressione ucraina moryty holodom, cioè “infliggere la morte attraverso la fame”, in merito alla terribile carestia che colpì l’Ucraina tra il 1929 ed il 1933 provocando addirittura milioni di morti – secondo dati “ballerini”, tra 1,5 e 5 – e la cui responsabilità sarebbe ricaduta sull’Unione sovietica di Iosif Vissarionovič Džugašvili, ovvero Iosif Stalin), Stepan Bandera dovette fare i conti con la scarsissima fiducia da parte dei nazisti e con le severe accuse di collaborazionismo con questi di provenienza sovietica. I suoi fini nazionalistico-indipendentisti causarono persecuzioni non solo a lui, più volte arrestato, ma pure, per ritorsione, ai suoi familiari, sottoposti alle rappresaglie vendicative di tedeschi, polacchi e sovietici durante e dopo il conflitto. Nato a Staryi Uhryniv (nell’allora provincia di Kaluš, in Halyčyna/Galizia, appartenente all’Austria-Ungheria ed oggi in Kalush raion, distretto di Kalush, Ivano-Frankivsk oblast’, nell’Ucraina orientale), Stepan era figlio di Andrij (Stryj, Ukrajina/Ucraina, 11 gennaio/11 dicembre 1882 – Kyjiv/Kiev, Ukrajina/Ucraina, 10 luglio 1941), sacerdote di rito uniate cattolico e di Myroslava Volo-dymyrivna (Staryi Uhryniv, 1890 – Staryi Uhryniv, 1921, deceduta per tubercolosi) che vantava antenati sacerdoti cattolici di rito bizantino, oltre ad essere la figlia del sacerdote del villaggio. Fin da piccolo respirò in casa sensi di patriottismo e di cultura prettamente ucraini.   Nel 1934 venne condannato a morte per aver ordito, assieme ad altri undici appartenenti all’Oun, l’assassinio di Bronisław Wilhelm Pieracki (Gorlice, Polska/Polonia, 28 maggio 1895 – Warszawa/Varsavia, Polska/Polonia, 15 giugno 1934), ministro degli Affari interni polacco dal 27 maggio 1931. Le sentenze che riguardavano Bandera e Mykola Lebed (conosciuto anche come Maksym Ruban, Marko o Yevhen Skyrba, Strilyshcha Novi, Bibrka, L’vivs’ka oblast’, 11 gennaio 1909 o 23 novembre 1909 o 11 novembre 1910 (se-condo fonti diverse) – Pittsburgh, Pennsylvania, Usa, 18/19 luglio 1998. La tomba di Lebed riporta altre date: nato 15 dicembre 1904 – morto 24 aprile 1960. Perché?) furono commutate in ergastolo, con detenzione nel carcere di Wronki. Ambedue riuscirono a ritrovare la libertà quando, nell’obiettivo del cosiddetto Lebensraum (spazio vitale), il 1° settembre 1939 i nazisti invasero la Polonia adottando la nuova tattica militare (blitzkrieg, “guerra lampo”). Non si sa se la loro scarcerazione fu intervento di nazionalisti ucraini o degli stessi nazisti per farne loro complici. In ogni caso, stando a quanto cita Wikipedia sulla base di riferimenti storici, Lebed, “come leader dell’Oun-B, fu responsabile di genocidio di polacchi in Volinia e nella Galizia dell’est”.
Si legge ancora su http:www.altrenotizie.org/esteri/2982-l’ultima-vergogna-di-jushenko…: “E ci sono anche testimonianze che rivelano – sulla base di alcuni interrogatori di gerarchi nazisti al processo di Norimberga – un incontro fra Bandera e von Ribbentrop, il ministro degli Esteri di Hitler, durante il quale si raggiunsero accordi sulla posizione degli ucraini nella Polonia occupata; in questi accordi si prevedeva che gli ucraini avrebbero aiutato i tedeschi nell’individuazione di dissidenti e di ebrei”. E prosegue: “Nel 1941 sempre Bandera ebbe una serie di incontri con ufficiali tedeschi, al fine di creare una legione da lui comandata e finanziata dai nazisti, per contrastare dall’interno l’Armata Rossa favorendo così la vittoria tedesca; in cambio gli ucraini ricevettero assicurazioni sulle richieste nazionalistiche di Bandera, nel caso di sconfitta dell’Unione Sovietica”. Dopo il propizio rilascio, Bandera raggiunse Kraków/Cracovia, sede del Governatorato Generale (per le aree occupate della Polonia, Generalgouvernement für die besetzten polnischen Gebiete) ed ebbe a che fare con Andrii/Andrij/Andriy Atanasovych Melnyk (Drohobych, Halyčyna/Galizia 12 dicembre 1890 – Clervaux, Luxembourg/Lussemburgo, 1° novembre 1964), altro capo dell’Oun. Wikipedia afferma che “dopo il 1938 Melnyk e Bandera furono reclutati nell’intelligence militare nazista Abwehr (Difesa, n.d.t.) per spionaggio, controspionaggio e sabotaggio. Il loro obiettivo era quello di svolgere attività di diversione dopo l’attacco della Germania all’Unione Sovietica”. La differenza di vedute operative tra i due provocò la rottura dell’organizzazione nazionalista in due fazioni: la conservatrice Oun-M guidata da Melnik e la rivoluzionaria Oun-B condotta da Bandera. Quest’ultimo, in anticipo rispetto alla proclamazione d’indipendenza dell’Ucraina, il 30 giugno 1941, organizzò e coordinò “gruppi mobili” composti da 5 a 15 persone con il compito di star dietro all’avanzata nazista verso l’Ucraina orientale alla ricerca di sostegno all’Oun-B stessa e per inserire suoi elementi tra i nuovi funzionari piazzati dopo le spietate purghe tedesche. Queste piccole formazioni di propaganda ammontarono complessivamente a circa 7mila, compresi intellettuali quali Ivan Bahrianyi (pseudonimo di Ivan Pavlovych Lozoviaha – Lozoviahin – scrittore, saggista, romanziere, politico, Kuzemyn, Okhtyrka, Sums’ka oblast’, 2 ottobre 1906 – Neu-Ulm, Deutschland/Germania, 25 agosto 1963) e Vasyl Barka (dal vero nome di Vasyl Ocheret, villaggio di Solonytsia presso Lubny, Poltavs’ka oblast’, 16 luglio 1908 – Liberty, New York, Usa, 11 aprile 2003, poeta, scrittore, critico letterario e traduttore).  
Riporta con enfasi accusatoria, forse esagerata, http://www. madrerussia.com/il-criminale-stepan-bandera/: “Collaborò con le autorità naziste durante la seconda guerra mondiale e perpetrò insieme alle SS inauditi massacri contro la popolazione civile russofona. Fu il fondatore dell’Esercito Insurrezionale Ucraino, rendendosi responsabile di crimini efferati e di una vera e propria pulizia etnica, attuata mediante deportazioni ed esecuzioni di massa di civili di etnia russa, polacchi ed ebrei. Bandera fu responsabile della morte di circa ottocentomila prigionieri di guerra russi torturati o uccisi nei campi di prigionia tedeschi dai loro carcerieri ucraini, fatto che in seguito costituì una delle principali cause del rude trattamento cui gli ucraini stessi furono destinati dopo la guerra da parte del governo dell’Unione Sovietica”. (…) Lo stesso link prosegue con drastica durezza, menzionando quanto avrebbe dichiarato Bandera in riferimento alla proclamazione dell’effimero Stato ucraino, il 30 giugno 1941: “«Lo Stato ucraino di recente formazione lavorerà a stretto contatto con la Grande Germania nazionalsocialista, sotto la guida del suo Führer, Adolf Hitler e combatterà contro i moscoviti». Al passaggio delle truppe tedesche nei villaggi dell’Ucraina occidentale i seguaci di Bandera attuavano una massiccia propaganda a favore dei nazisti ed organizzavano con la popolazione civile compiacente delle manifestazioni di benvenuto per le truppe delle SS issando striscioni con la scritta Lunga vita ad Adolf Hitler”. Ed ancora: “Purtroppo la storia insegnata nelle scuole occidentali ignora del tutto i pogrom ucraini, cioè le stragi di matrice etnica effettuate durante il secondo conflitto mondiale dai seguaci di Bandera nella regione di Leopoli. Ma per fortuna non tutti ignorano quei vergognosi e tragici eventi. Così il Presidente della Repubblica Ceca, Miloš Zeman (Kolín, Česká republika/Repubblica Ceca, 28 settembre 1944, in carica dall’8 marzo 2013, n.d.t.), ad un gruppo di intellettuali ucraini che su Facebook lo invitava a rivalutare la figura di Stepan Bandera, ha risposto in questo modo: «Conoscete la frase di Bandera: Dovete uccidere ogni persona polacca in età compresa tra i 6 ed i 60 anni? Se affermate di non saperlo, mi chiedo che intellettuali siete. Se invece conoscete quella frase di Bandera, avrei una seconda domanda: Siete d’accordo oppure no? Se siete d’accordo con quella frase, allora la nostra discussione si chiude qua! Non posso congratularmi con un Paese che ha simili eroi nazionali!»”  I sovietici si dimostrarono particolarmente implacabili, per ritorsione, con la famiglia Bandera. Il padre, reverendo Andrij, venne condannato a morte da un tribunale militare e fucilato. Dei sei tra fratelli e sorelle, Oksana e Marta-Maria Andriyivna, nel 1941, furono arrestate e trattenute in un gulag perché negavano qualsiasi informazione su Stepan. Trovarono la libertà solo nel 1960 ma senza possibilità di tornare in Ucraina. Oksana (Staryi Uhryniv, 22 dicembre 1917 – Staryi Uhryniv,  2008)  ci riuscì nel 1989 mentre Marta-Maria (Staryi Uhryniv, 1907 – 1982) morì in Siberia. Tragici furono i destini anche dei fratelli Aleksandr/Oleksandr (Staryi Uhryniv, 25 marzo 1911 – luglio 1942) e Vasilij/Vasyl Andriyovych (Staryi Uhryniv, 12 febbraio 1915 – 5 settembre 1942), ambedue uccisi da deportati polacchi prigionieri di guerra nel Konzentrationslager Auschwitz (Campo di concentramento di Auschwitz). Il fratello Bogdan Andriyovych (Staryi Urhyniv, 1919 – Bashtanka Raion, Ukrajina/Ucraina, 1944) morì al fronte contro i nazisti. Dopo il ritorno dell’Ucraina all’Unione sovietica, la sorella Volodymyra (Staryi Uhryniv, 1913 – Stryj, 2001) e suo marito, reverendo Volodymyr Davydyuk, vennero arrestati e costretti in un gulag. Volodymyra riprese la via della propria terra dopo essere stata liberata, nel 1956.
Stepan Bandera, trasferitosi nel 1945 a München/Monaco di Baviera con moglie e figli sotto protezione dei servizi segreti anglo-americani, fu per anni nel mirino vendicativo dei sovietici, fino a quando non riuscirono a farlo fuori. Ferito in un attentato all’ingresso d’uno dei sei appartamenti di cui disponeva (e che cambiava quasi quotidianamente per evitare brutte sorprese) e dopo che la sua bodyguard se n’era andata al termine del turno di servizio (o dopo che questa, secondo diversa versione dei fatti, venne su-bito eliminata) spirò poco dopo. Non fece in tempo a difendersi estraendo la pistola. L’esito della sua autopsia, diramato ufficialmen-te, attestò la morte per avvelenamento provocato con un’arma particolare (che sarebbe stata in dotazione ai servizi segreti sovietici), caricata con fiale di vetro contenenti cianuro di potassio. La pistola a spruzzo avrebbe sparato un getto di gas velenoso da una capsula di cianuro frantumata, gas in grado d’indurre un arresto cardiaco facendo così apparire la vittima designata, ad un primo sommario esame, deceduta per un infarto. Il 20 ottobre successivo la bara con il cadavere di Bandera venne calata in una fossa del lugubre Waldfriedhof e solo un paio di anni dopo, il 17 novembre 1961, fu indicato come omicida Bohdan Mykolayovych Stachynskyi/Stashynsky (Borshchovychi in ucraino/ Barszczowice in polacco, Pustomyty Raion, L’vivs’ka oblast’, 4 novembre 1931 – in asilo con la moglie Inge in Sudafrica dal 1984, coperti da nuove identità) già assassino con le stesse modalità esecutive d’un altro leader dell’Oun della fazione di Bandera, Lev Re-bet (Stryj, 1° gennaio 1912 – München/Monaco di Baviera, 10 ottobre 1957), agente od ex del Kgb (Komitet gosudarstvennoj be-zopasnosti, Comitato per la sicurezza dello Stato) sovietico, d’origine polacco-ucraina, già appartenente all’Esercito Insurrezionale Ucraino. Stando a quanto emerse nel corso del procedimento giudiziario, svoltosi tra l’8 ed il 15 ottobre 1962, Stachynskyi eseguì i voleri del capo dell’Unione sovietica in persona, Nikita Sergeevič Chruščëv e del presidente del KGB, Aleksandr Nikolaevič Šelepin. Il 19 ottobre al sicario furono comminati appena 8 anni di reclusione (carcere duro) per l’imputazione d’omicidio colposo di Bandera e solo nel 2005 le autorità russe ammisero a denti stretti d’aver ordinato il delitto. In seguito all’uccisione del loro congiunto, la moglie Jarosława Opariwśka/Yaroslava Vasylivna Bandera (Sanok, Polska/Polonia, 14 settembre 1917 – Toronto, Ontario, Canada, 17 agosto 1977) ed i figli Natalya Stepanivna (26 maggio 1941 – 13 gennaio 1985), Andriy Stepanovych (16 maggio 1944 – 19 luglio 1984) e Lesya Stepanivna (1948 – 2011) emigrarono in Canada dove tuttora vivono i discendenti.   Con l’avvento dei golpisti (spalleggiati da Unione europea, Stati Uniti d’America e Nato) al potere nella Junta di Kyjiv/Kiev dopo la fuga nel febbraio 2014 del presidente ucraino Viktor Fedorovyč Janukovyč e nel pieno sfavillio illusorio di Euromájdan, Bandera è diventato il “santo protettore”, il “simbolo”, il “mentore” delle formazioni della destra più estrema neonazista come Pravyi Sektor (Settore Destro), partito politico nazionalista o Vseukraїns’ke Ob’jednannja “Svoboda” (Unione Pan-Ucraina “Libertà”, nota più semplicemente come “Svoboda”). Nelle varie manifestazioni che vedono sfilare o scendere in piazza gli attivisti anche più sfegatati (uomini e donne) di questi schieramenti estremisti non mancano mai i ritratti “ufficiali” di Bandera, per loro vera... bandiera... Come le bandiere nazionali e nazionaliste ucraine avvolte alla croce nel cupo Waldfriedhof, croce che pare piantonare con rigore e castigo, più che vegliare con orgoglio e riguardo, la tomba di quello che fu, salvando capra e cavoli, un “eroe-criminale”… 

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Fonte: Maurizio Compagnome

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