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Soros accolto dai sovranisti PDF Stampa E-mail
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Notizie - Mondo
Lunedì 19 Novembre 2018 14:49

Ora apre l’università a Vienna

Da Budapest a Vienna, il nuovo interlocutore privilegiato del finanziere liberal George Soros è il leader che proprio non ti aspetti: il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, che ha incontrato nelle scorse ore a Vienna il magnate in compagnia del figlio Alexander Soros per discutere dei dettagli del trasferimento della Central European University da Budapest alla capitale austriaca. Ad annunciarlo è proprio Alexander Soros su twitter, con tanto di foto che immortala l’incontro: “Grazie al cancelliere austriaco @sebastiankurz per aver ricevuto mio padre e me a Vienna. Abbiamo discusso il futuro del @ceuhungary in Austria e una serie di altre questioni, inclusa l’integrazione dei Balcani occidentali”.

Come riporta IlSole24Ore, il piano per il trasferimento dell’Università sarà definito meglio oggi in un secondo colloquio con Heinz Faßmann, il ministro dell’Istruzione del governo austriaco. Il meeting, raccontato dal quotidiano viennese Kurier, formalizza una trattativa in corso da mesi per trasferire parte del polo accademico (specializzato in master post laurea) nella capitale viennese.

L’accordo tra George Soros e Vienna

Secondo gli accordi, Vienna ospiterà i primi corsidell’Università di Soros e in futuro potrebbe formalizzarsi lo spostamento definitivo da Budapest, visto il forte pressing del governo ungherese. L’università, fondata dal finanziere nel 1991, che conta oggi quasi 1.500 studenti, distribuiti fra master e dottorati in 13 dipartimenti, è finita nel mirino del Presidente Viktor Orbàn a causa delle attività del magnate e, soprattutto, della rete filantropica che fa capo all’Open Society Foundations. L’ateneo, dunque, diffonderebbe l’ideologia globalista e liberal che, secondo Budapest, rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale. Soprattutto, Soros sarebbe colpevole di finanziare, secondo Orban, l’immigrazione di massa e supportare l’ideologia delle frontiere aperte.

Lo scontro prosegue da mesi. A maggio, l’Open Society Foundation aveva annunciato la chiusura dei propri uffici di Budapest, che verranno trasferiti a Berlino. Durissimo, in quell’occasione, il presidente di Open Society, Patrick Gaspard: “Il governo ungherese ha diffamato e descritto in modo distorto la nostra attività, con tattiche e modi senza precedenti nell´Unione europea”. In tutta risposta, l’Osf, a settembre, ha deciso di ricorrere alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo contro la legge varata da Budapest in cui viene impedito alle organizzazioni di qualsiasi tipo di fornire aiuto ai richiedenti asilo, con pena fino a un anno di carcere previste per chiunque “faciliti l’immigrazione illegale” o assista le organizzazioni non governative che forniscono aiuto ai migranti.

Perché Soros migra a Vienna

Le benevolenza con la quale Kurz ha accolto George Soros e figlio darà dispiacere a più di una fazione politica: ai sovranisti, increduli nel vedere il giovane leader con il nemico numero uno per eccellenza; ai liberal, altrettanto tristi nel constatare che il magnate e filantropo fa accordi con un cancelliere che adotta la linea dura contro i migranti. Probabilmente non dispiacerà a Matteo Salvini, che dopo gli attacchi di Kurz all’Italia sulla manovra economica, potrà far vedere in Europa chi è il vero “sovranista” tra i due.

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Il primo però a fare la guerra a Soros, però, è stato proprio Viktor Orban. Lo scorso anno, il parlamento nazionale ungherese ha votato una legge che inasprisce i controlli sulle organizzazioni non governative (ong) che ricevono fondi esteri. Nel mirino di Budapest ci sono le onlus finanziate dalla Open Society Foundations che promuovono l’accoglienza dei migranti e le “frontiere aperte”. Sempre lo scorso anno, inoltre, l’esecutivo ha approvato un disegno di legge che limita l’autonomia dell’università fondata dallo stesso speculatore finanziario e dalla Open Society  (la Central European University).

L’estate scorsa, Orbàn ha tappezzato la capitale di manifesti che ritraggono il volto sorridente del finanziere. Accanto all’immagine campeggiava una scritta eloquente: “Il 99% degli ungheresi rifiuta l’immigrazione illegale. Non lasciamo a Soros l’ultima risata”. Da questo mare di tensioni nasce la decisione del magnate Soros di trasferire l’università a Vienna, accolta da Kurz. E sicuramente l’università non è stato l’unico argomento sul tavolo.

ilgiornale.it

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