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Nella rosa di nomi del Colle prende quota l'idea Casellati PDF Stampa E-mail
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Notizie - Politica
Domenica 06 Maggio 2018 00:07

Mattarella potrebbe affidarle un secondo incarico Le alternative: Visco, Cassese, Reichlin, Boeri, Pajno

Massimiliano Scafi  - ilgiornale.it

Caccia al Draghi bis, al Supermario di riserva. Quello vero non è disponibile: l'uomo più potente d'Europa lavora a Francoforte e non ha la minima intenzione di trasferirsi a Palazzo Chigi.
Ma per provare a risolvere la crisi al Quirinale basterebbe una sua fotocopia, un alter ego, anche una sbiadita imitazione. Si cerca un personaggio «di alto livello», sopra le parti, con vocazione europeista e competenza economica. Circolano nomi, alcuni in libertà: Ignazio Visco, governatore Bankitalia, Tito Boeri, presidente Inps, e Lucrezia Reichlin, docente alla London Business School e ex direttore generale Bce, tanto per citare qualcosa del suo chilometrico curriculum. Se invece serve un profilo giuridico, ecco Giorgio Lattanzi, presidente della Consulta, Antonio Pajno, Consiglio di Stato, e il solito Sabino Cassese, giudice emerito dell'Alta Corte. Se la scelta cadrà su un governo istituzionale, c'è Elisabetta Casellati pronta.

La rosa di Sergio Mattarella è quindi molto ampia e soggetta a cambiamenti. In 48 ore può infatti succedere di tutto e, prima di fare partire il suo traghetto, il capo dello Stato deve compiere l'ultima verifica. Lunedì prossimo i partiti sfileranno nello Studio alla Vetrata: saranno in grado di dimostrare, numeri e nomi alla mano, di poter mettere in piedi una maggioranza politica? Sì? Bene. No? Peccato. Ma allora in questo caso martedì ci penserà lui, «ci metterà la faccia», come spiegano sul Colle. Cioè, darà un mandato per un esecutivo di transizione che avrà il compito di approvare la Finanziaria e di restare in carica almeno sei mesi, fino a dicembre.

La prospettiva infatti è «di breve-medio» termine, come vuole la vecchia regola italiana: si sa quando i governi nascono ma non quando muoiono. Quanto al nome dell'incaricato, «non se lo farà imporre» ma sarà una sua scelta. Il premier dovrà avere «spirito di servizio» e non lavorare per se stesso. Cioè non dovrà fare come Mario Monti, che ha sfruttato la ribalta di Palazzo Chigi per costruire una sua lista e mettersi in politica per conto proprio.

E se il capo dello Stato «ci mette la faccia», questo è il ragionamento, vedremo chi avrà poi il coraggio di affossare il tentativo presidenziale, anche perché il traghetto partirà in ogni caso, la personalità prescelta andrà comunque in Parlamento. E se non otterrà la fiducia, gestirà comunque il Paese fino alle elezioni, stavolta tra settembre e ottobre. E se le trattative autunnali per il nuovo governo faranno saltare la manovra e provocheranno l'aumento dell'Iva, la colpa sarà dell'irresponsabilità delle forze politiche che avranno esposto alla speculazione un'Italia costretta all'esercizio provvisorio di bilancio. Senza peraltro risolvere il problema dell'ingovernabilità.

Dunque Mattarella, dopo due mesi di profilo basso, ha deciso di passare all'azione, anche a rischio di vedere un «suo» esecutivo battuto alle Camere e declassato da governo istituzionale o di traghettamento a gabinetto balneare. Meglio questo, dicono, che il pericolo di «un logoramento» del Colle e di tutto il sistema.

Come andrà a finire? I primi segnali non sono incoraggianti. Salvini dice «no a premier tecnici» e Di Maio considera «un governo di tregua un tradimento del popolo». Però il segretario della Lega apre all'ipotesi di un esecutivo fino a dicembre con un programma, guarda caso, simile a quello indicato dal Quirinale. E il leader dei Cinque stelle attacca tutti e salva solo Mattarella. È poco, solo un filo, ma il presidente ci proverà.


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