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Siria, cosa succede ora? PDF Stampa E-mail
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Notizie - Mondo
Sabato 14 Aprile 2018 20:18

In queste ore, la Russia ha richiesto una riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite. L’Iran ha parlato di “conseguenze regionali”. E il fatto che Israele abbia appena chiuso lo spazio aereo sulle alture del Golan, fa comprendere che queste conseguenze regionali potrebbero rivolgersi direttamente allo Stato ebraico, colpevole di aver bombardato la base T in Siria e ucciso sette soldati iraniani.
 
 

 Le risposte di Russia e Iran saranno sicuramente su più livelli. Le potenze occidentali hanno colpito con un “one shot” come sostenuto da James Mattis. Ma adesso la palla è passata nelle mani di Mosca e Teheran che, al contrario, non avevano mai definito apertamente il ventaglio di pozioni in caso di risposta.

Quello che è certo, è che i due alleati della Siria erano consapevoli dell’attacco. E le risposte erano pronte già da diversi giorni. Ora potrebbero semplicemente essere messe in atto, portando anche a un’evoluzione del conflitto in senso positivo verso l’esercito siriano. Se infatti l’attacco è stato limitato e, sostanzialmente, innocuo, Damasco ora può rimodulare l’offensiva per la riconquista del Paese.

Questa mattina, come riporta il sito israeliano Debkafile, mentre i missili piovevano sulle basi siriane ritenute le località dove si fabbricavano e stoccavano armi chimiche, una forza congiunta siriana e di Hezbollah ha ripreso l’offensiva verso il fiume Eufrate. Obiettivo, strappare dal controllo degli Stati Uniti il gas di Konok e i giacimenti petroliferi di Al-Umar. Ali Akbar Velyati, consigliere iraniano, aveva già detto in conferenza stampa a Damasco che la parte orientale dell’Eufrate è “un’area molto importante. Speriamo di fare grandi passi per liberare questa zona ed espellere gli americani”.

Un secondo livello dell’offensiva nasce invece dal rafforzamento della sinergia militare fra Russia e Iran. Come riporta il sito Al Masdar news, fonti dei media vicine al governo iraniano, hanno dichiarato che i bombardieri pesanti russi sono stati di nuovo autorizzati a operare negli aeroporti militari iraniani. Da quanto si evince, è stato fornito ai bombardieri russi il diritto di transitare nello spazio aereo iraniano e utilizzare almeno due aeroporti militari iraniani per il rifornimento di carburante.

Le informazioni su questi nuovi sviluppi arrivano anche dopo che due Tu-95 e due bombardieri pesanti Tu-22M hanno lasciato la loro base permanente in Russia per una destinazione sconosciuta. Si ritiene che siano proprio le basi iraniane dell’accordo.

C’è poi da sottolineare un altro dato che può far comprendere la capacità di risposta degli alleati siriani. Mentre le forze occidentali hanno comunque /(anche se in maniera molto limitata) attuato un raid con i loro mezzi, la Russia in particolare non ha risposto. È stata la contraerea siriana, guidata dal supporto russo, ad abbattere decine di missili. Questo significa che, fondamentalmente, Damasco solo con il supporto russo “dietro le quinte” ha dimostrato di saper difendersi. Un raid chirurgico e minimo, ma che comune c’è stato.

L’idea è che la Russia e l’Iran possano rispondere con un’offensiva che sradichi completamente gli alleati della coalizione occidentale, chiudendo il cerchio su una guerra in cui Mosca e Teheran sono coinvolte in maniera molto pesante, ma che rischia di diventare impossibile da concludere. In questo senso, è importante sottolineare che, mentre le forze occidentali necessitano di accuse su attacchi chimici per colpire l’esercito siriano, russi e iraniani non hanno alcuna condizione.

Loro sono lì per aiutare Bashar al Assad nella sua offensiva e questo permette lordo di sostenere gli attacchi su più livelli. Inoltre, non va dimenticato che gli Stati Uniti hanno dimostrato di essere profondamente scissi al loro interno, cosa che invece non hanno dimostrato i loro nemici. La divisione fra Donald Trump e Jim Mattis può essere molto indicativa.
 
La risposta potrebbe avvenire anche sul piano politico. La Cina ha sostenuto con forza la contrarietà all’attacco in Siria compiuto da Usa, Gran Bretagna e Francia. E questo rende possibile una collaborazione ancora più forte in sede Onu fra Pechino e Mosca, tesa a creare un asse importante che si contrapponga a quello composto da Usa, francia e Regno Unito.

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