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Lunedì, 23 Ottobre 2017
Così la sinistra ha bloccato la legge che regola gli imam PDF Stampa E-mail
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Notizie - Fatti
Mercoledì 23 Agosto 2017 15:08
Il provvedimento sull'albo dei predicatori che rende trasparenti moschee e fondi è ancora fermo in commissione
Chiara Giannini – ilgiornale.it
In alcune università italiane, tra cui quella di Ravenna, sono partiti i corsi per la formazione degli imam che, in un futuro più o meno prossimo, entreranno a far parte dell' albo che è frutto dell' intesa del Viminale con le associazioni che rappresentano circa il 70 per cento dei musulmani italiani.
È il risultato del patto nazionale per un Islam italiano, fortemente voluto dal ministro degli Interni, Marco Minniti.
 
Un accordo, però, che si poggia su base volontaria e che non obbliga nessuno alla frequentazione dei corsi.
Una versione soft della proposta della legge per il censimento delle moschee e per la registrazione degli imam, che prende spunto da quelle già esistenti in molti Paesi esteri, presentata nel 2015 dall' onorevole Daniela Santanchè (Forza Italia) e, all' epoca, sottoscritta da Lega Nord, FdI, Ala e Cor e in parallelo di quella depositata da Massimo Palmizio (FI), che proponeva la costituzione di un albo nazionale degli imam. Proposte attualmente arenate in commissione Affari costituzionali alla Camera e che hanno visto come relatrice l' onorevole Elena Centemero (FI). «È molto interessante - spiega Centemero - che le associazioni si siano fatte promotrici del fatto che chi fa l' imam segua questi corsi all' università, nel rispetto della libertà religiosa, ma va puntualizzato che questi corsi non sono obbligatori.
Fa parte, insomma, di quelle leggi disapplicate perché facoltative. Evidentemente, all' interno del Partito democratico - prosegue la deputata di Forza Italia - non sono d' accordo su questa cosa e non capisco quale sia il problema perché se vogliamo far rispettare la libertà di culto religioso essa si deve contemperare con la sicurezza nazionale. Ben venga che le associazioni islamiche sostengano la frequentazione dei corsi, ma è necessario che essi siano obbligatori».
Quanto alle proposte di legge, Centemero chiarisce che, «è chiaro che il Pd non vuole che questa posizione legittima possa andare avanti. È una questione di volontà politica». La Santanchè non usa mezzi termini: «È tutto fermo in commissione. Abbiamo fatto di tutto perché avesse una corsia preferenziale, ma non si riesce a sbloccare. È sicuramente apprezzabile lo sforzo del ministro Minniti, ma lui è cosa diversa da tutto il resto del governo e cosa diversa dalla presidente della Camera Boldrini, che difende qualsiasi cosa vada contro la sicurezza degli italiani».
Per l' esponente di Forza Italia «è importante avere un albo degli imam perché nell' Islam non c' è un signor imam corrispondente, ad esempio, alla figura del Papa in Italia. Qua gli imam sono spesso soggetti che nei loro Paesi erano delinquenti, poi sono arrivati da noi e sono anche diventanti personaggi televisivi. Non sappiamo che curriculum hanno. Ecco perché è giusto che l' albo presupponga tutta una serie di percorsi, se no avremo sempre imam fai da te che fanno proselitismo e sono pericolosissimi».
Nicola Molteni (Lega Nord), tra i firmatari della proposta, rincara la dose: «Non c' è la volontà politica di mandare avanti una legge che in un Paese normale verrebbe approvata. In fondo si tratta di regole banali e di avere la tracciabilità dei finanziamenti e dei soggetti, così come avviene per i preti e la Chiesa. E poi vanno regolamentate le prediche in lingua italiana, al fine di evitare fondamentalismi». Molteni propone anche un incremento del numero di agenti di polizia penitenziaria. «Nelle carceri italiane - conclude - ne mancano 5-6mila, ma è lì che avviene la vera radicalizzazione».

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