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Brexit, come sfruttare l'uragano PDF Stampa E-mail
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Notizie - Economia
Sabato 25 Giugno 2016 04:10

 Guida per orientarsi in Borsa dopo l'uscita della Gran Bretagna. Come guadagnare con le azioni e sfruttare lo scossone della sterlina

Ennio Montagnani  - ilgiornale.it

Come temuto dagli analisti finanziari, la materializzazione della Brexit ha scatenato un'ondata di vendite che ha investito tutti i principali mercati finanziari: da quelli valutari a quelli azionari, passando per quelli obbligazionari e quelli delle materie prime. Grazie anche all'intervento della Bce, le ripercussioni sui titoli di Stato italiani sono state invece relativamente contenute: il tasso dei Btp decennali si è mosso da 1,32% a 1,5%.

In ogni caso, se il risparmiatore ha regolarmente effettuato il «tagliando» al portafoglio in vista del referendum britannico con il proprio consulente di fiducia, può restare relativamente tranquillo. Ovviamente può sempre consultarsi con il professionista degli investimenti per valutare insieme eventuali aggiustamenti di portafoglio (da effetturare solo se realmente necessari).

Per chi continua a prediligere gli investimenti fai-da-te, ecco invece una guida per orientarsi in Borsa dopo l'uscita della Gran Bretagna. Con molti consigli pratici per guadagnare con le azioni, le obbligazioni e sfruttare lo scossone della sterlina nel mercato dei cambi. Con l'accortezza, però, di mantenere i nervi saldi, perché nelle prossime settimane il saliscendi di Borsa si prospetta molto pronunciato. Consigliato quindi avere in portafoglio un po' di oro.

Ok farmaceutici e servizi. E coi Pac si rischia meno

È possibile vendere tutto e aspettare un ritorno alla calma in Borsa. Questo, però significa contabilizzare le perdite causate dal crollo di ieri e aspettare mesi prima di reinvestire, con in più il rischio di farlo a prezzi superiori a quelli di uscita. Vale quindi la regola d'oro che in Borsa guadagna chi mantiene i nervi saldi; vista la situazione molto tesa è però opportuno fissare da subito qual è il livello di perdita massima che si è disposti ad accettare sul fronte azionario (di norma il 15-20%). Raggiunta il quale vendere in ogni caso, così da essere certi di disporre, per esempio, del denaro minimo indispensabile per un acquisto programmato. Diverso tuttavia il consiglio per quanti hanno liquidità da investire: secondo gli esperti i livelli degli indici Stoxx 600 (Europa) sotto 280 punti, dell'Eurostoxx (zona euro) sotto i 270 punti e dell'S&P500 (Stati Uniti) inferiore a 1.900 punti rappresentano infatti dei buoni livelli di ingresso. Con l'accortezza però di comperare in modo frazionato, magari tramite i «piani di accumulo», così da mediare il prezzo di acquisto.

Per quanto riguarda le aree geografiche, nel breve meglio Wall Street, che dovrebbe perdere meno rispetto alle altre Borse. Se l'Europa arriverà però cedere il 15-20%, allora si potrà rientrare nelle piazze europee a prezzi scontati. Quanto ai settori, le azioni di banche e assicurazioni continueranno a soffrire in modo amplificato rispetto a quelle dei servizi (utilities, gas, autostrade), ai farmaceutici e a quelli legati alle esportazioni in Asia e Usa. In un secondo tempo, le banche più solide potrebbero rappresentare un'interessante occasione di acquisto. Stesso discorso per gli industriali meno esposti al mercato britannico.

La Bce protegge i Btp. Focus sui bond societari

L'effetto Brexit sui bond è mitigato dalla Bce, grazie al suo programma di acquisto di obbligazioni di alta qualità. Ne deriva che chi ha titoli di Stato italiani o della zona euro può tenerli in portafoglio; si prefigurano inoltre interessanti opportunità tra le obbligazioni societarie: sia quelle con rating intermedio (cioè tra «BBB» e «BB») sia quelle ad alto rendimento (high yield). Meglio però evitare i singoli emittenti. È infatti consigliabile sottoscrivere fondi o Etf specializzati, che garantiscono la massima diversificazione e la migliore liquidabilità dell'investimento. Altrettanto interessanti restano i bond legati all'inflazione, che scontano un rialzo blando dei prezzi al consumo per i prossimi trimestri: è infatti sufficiente che il costo della vita tenda ad accelerare oltre l'1-1,50%, previsto per il prossimo anno, per portare a casa interessanti extra rendimenti. In ottica di diversificazione, va inoltre valutata una quota di obbligazioni in dollari Usa con scadenza a 3-5 anni (sempre tramite un Etf), che consentono di beneficiare della forza del dollaro e di non risentire di eventuali rialzi dei tassi americani. Meglio invece vendere eventuali titoli in sterline già in portafoglio (destinate a deprezzarsi ancora e a essere oggetto di speculazione).

Per quanto riguarda i Paesi emergenti occorre infine distinguere tra quelli i bond valuta locale e quelli in dollari. Per i primi è meglio alleggerire le posizioni (potrebbero soffrire della svalutazione delle divise) mentre si possono mantenere in portafoglio i bond in dollari, che rendono in media il 5,5% e soffriranno di meno. In ogni caso, questo investimento va fatto tramite fondi ed Etf che assicurano la massima diversificazione.

Il dollaro torna sul trono. Bene corone e franchi

Il dollaro è tornato ad essere la vera valuta rifugio. Infatti, sebbene ieri le divise che si sono apprezzate di più in assoluto siano state lo yen giapponese (+6% sull'euro e +3% sul dollaro Usa) e il franco svizzero (+1% sull'euro), è anche vero che le banche centrali di Tokyo e di Berna si sono già attivate (e lo faranno con maggiore forza nei prossimi giorni) per evitare che le rispettive valute nazionali si apprezzino eccessivamente. Il dollaro, invece, continuerà ad essere acquistato anche se la Federal Reserve americana dovesse decidere di non alzare i tassi. Secondo diverse case d'investimento, il cambio euro-dollaro (intorno a 1,10 la chiusura di ieri) potrebbe portarsi a 1,05 e, nel caso di rialzo dei tassi Usa, fino alla parità. Il consiglio è quindi utilizzare gli Etf e i fondi monetari area dollaro e gli Etf o i fondi obbligazionari a breve termine (1-3 anni di scadenza), questi ultimi offrire un piccolo rendimento. Conviene poi restare alla larga dalle divise legate alle materie prime (rublo russo, dollaro australiano, dollaro canadese) in quanto è probabile che le commodity perdano terreno nelle prossime settimane. Chi avesse un fondo o un Etf monetario in valute emergenti può tenerlo, ma a patto di lasciarlo in portafoglio per almeno tre anni: nei prossimi mesi, infatti, le oscillazioni dei cambi relativi alle divise dei Paesi in via di sviluppo potrebbero essere accentuate. Ovviamente meglio evitare la sterlina che, oltre a possibili ulteriori svalutazioni, sarà oggetto di speculazioni. Gli esperti consigliano di allocare tra il 10% e il 20% del portafoglio in divise estere puntando la metà in dollari Usa, e l'altra metà frazionata in corone norvegesi, corone svedesi, renminbi cinesi e franchi svizzeri.

L'oro punta a quota 1.500 e tiene a bada la volatilità

Le quotazioni dell'oro ieri sono salite di oltre il 5% alla notizia della Brexit che ha spaventato gli investitori spingendoli verso i beni rifugio. Un allungo che si aggiunge all'ottima performance che il metallo giallo aveva già registrato da inizio anno: gli etf specializzati sull'oro quotati in Piazza Affari segnavano già un guadagno del 13,5%, che ora tocca il 19%. Secondo gli analisti le quotazioni potrebbero salire nelle prossime settimane fino a 1.400 dollari l'oncia, cioè di un altro 5% e, in caso di turbolenze sui mercati prolungate, spingersi in area 1.500 dollari. Per contro, in caso di rientro delle preoccupazioni post Brexit, a fronte di un potenziale calo delle quotazioni (che potrebbe riportare l'oro sotto 1.300 dollari), subentrerebbero altri fattori di supporto al metallo giallo. In primis è possibile un aumento della domanda da parte dei Paesi in via di sviluppo (soprattutto India e Cina, che in questi mesi hanno invece richiesto meno metallo giallo). In secondo luogo le banche centrali, anche per irrobustire le proprie riserve, provvederanno a incrementare la domanda di oro fisico. In terzo luogo, le statistiche dei primi cinque mesi di quest'anno evidenziano che gli acquisti sugli Etf specializzati sull'oro sono stati mossi solo da pochi investitori: la presenza di Etf in oro resta infatti ancora poco diffusa nei portafogli dei grandi investitori internazionali che, soprattutto dopo queste turbolenze, dovrebbero alimentare flussi consistenti di acquisto. Dato che il bund decennale tedesco che ha un rendimento negativo, l'oro si candida ad essere una effettiva alternativa come bene rifugio di lungo periodo: in quest'ottica, gli specialisti di portafoglio suggeriscono di dedicare una quota stabile del 5% all'oro


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