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L'alternativa al Nazareno è solo un "Patto Stalin" PDF Stampa E-mail
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Notizie - Economia
Venerdì 23 Gennaio 2015 17:50

Dalle urne tpotrebbe uscire un risultato favorevole ai nostalgici di Botteghe Oscure. E allora addio collaborazione Renzi-Berlusconi

Vittorio Feltri - ilgiornale.it

Nuova moda: discutere senza fine del cosiddetto patto del Nazareno. Poiché nessuno ne conosce esattamente i contenuti (d'altronde, non sono scritti in un documento), tutti ne parlano: chi bene, chi male. La verità è che esso non è né buono né cattivo, ma indispensabile per tirare avanti alla meno peggio. Infatti, l'alternativa al Nazareno è Stalin. Va da sé che il primo si renda preferibile a chi non abbia gli occhiali pittati di rosso.

Sappiamo che Matteo Renzi si è impadronito della segreteria Pd vincendo le primarie, la cui attendibilità democratica è dubbia; ma questi sono affari interni al partito nato sulle ceneri del Pci, nei quali non mettiamo lingua. Sappiamo altresì che egli è arrivato a Palazzo Chigi, sostituendo Enrico Letta con un blitz da corsaro, per usare un'espressione rispettosa. Occorre poi riconoscere che alle europee il premier fece saltare il banco incassando la bellezza del 40 per cento e oltre dei consensi. Ma c'è un ma. La maggioranza sulla quale può contare Renzi non è tale da rendergli facile il compito di governare: è litigiosa, nervosa, talvolta sembra sul punto di sbriciolarsi, specialmente quando si tratta di approvare leggi importanti, per esempio quelle relative alle riforme istituzionali, su cui le opinioni dei democratici sono varie e divergenti.

Ovvio, pertanto, che il capo dell'esecutivo, non volendo cedere ai mutevoli umori dei compagni contestatori della sua linea, abbia cercato - e trovato - un accordo di massima con l'opposizione (responsabile) in base al principio: le regole del gioco si scrivono dopo aver raggiunto larghe intese. Larghe quanto? Il più possibile. I numeri di Renzi assommati a quelli di Berlusconi costituiscono le fondamenta su cui edificare un nuovo impianto costituzionale. Almeno su questo non è il caso di dibattere. I fatti sono fatti. Se qualcosa muterà in Italia, è innegabile che il merito (o la colpa) sarà attribuito ai firmatari (ammesso e concesso che esistano delle firme) del Nazareno, in mancanza del quale l'attuale maggioranza formale (e scricchiolante) non avrebbe permesso al premier di cambiare una virgola, dato che nella sinistra la litigiosità la fa da padrona e non consente al partito di assumere decisioni condivise.

Qualora avessero ragione coloro che ipotizzano l'imminente morte del Nazareno, il Paese andrebbe incontro a un periodo di caos. Il capo dello Stato, appena eletto, sarebbe obbligato a sciogliere le Camere e a indire elezioni anticipate e dall'esito incerto, poiché si voterebbe con il vecchio sistema elettorale, ossia quello proporzionale di andreottiana memoria, non essendo ancora passata la norma che lo modifica (l'Italicum). In pratica si creerebbero i presupposti dell'ingovernabilità: al momento è improbabile che un solo partito riesca ad accaparrarsi più del 50 per cento dei suffragi. Cosicché si renderebbe necessario, per ottenere una maggioranza, ricorrere a una coalizione. Fra chi? Fra i resti del Pd (destinato a rompersi sull'ala estremista) e i resti di Forza Italia. Il che significherebbe riproporre in fotocopia il patto del Nazareno. Ergo, tanto vale tenerci l'originale, risparmiandoci una consultazione che si annuncerebbe tribolata.

È anche vero che dalle urne teoricamente potrebbe uscire un risultato sorprendentemente favorevole ai nostalgici di Botteghe Oscure. E allora addio collaborazione Renzi-Berlusconi: al Nazareno subentrerebbe Stalin con i rischi che lasciamo valutare ai lettori, perché a noi, soltanto all'idea di una simile eventualità, tremano i polsi e non solo quelli. Le ammucchiate di sinistra le abbiamo già provate e ne paghiamo ancora le conseguenze. Siamo nelle mani di Renzi. Oddio in che mani siamo.

 

 

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