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RIVOLTE POPOLARI ALLE PORTE? PDF Stampa E-mail
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Notizie - Editoriale
Sabato 12 Aprile 2014 16:39
Si dice da più parti in Europa che alcuni paesi dell´Unione potrebbero essere sul punto di dover fronteggiare rivolte civili di massa e forse anche rivoluzioni laddove si è giunti oramai alla disperazione causata dalla crisi e dalle conseguenti assurde misure di austerità, effetti di un debito che i cittadini non hanno contratto e che non spetta a loro pagare.
Questo vale in generale e per l´Italia, cosa si prevede?
A tal proposito, l´istituto triestino di ricerca Swg ha effettuato un sondaggio, le cui conclusioni ci dicono:  ”Una massiccia mobilitazione popolare, con iniziative nelle strade e crescita della violenza, che è stata ipotizzata nei mesi scorsi non è avvenuta perché gli italiani sono disposti ad accettare molti sacrifici". Ne è convinto il 37 per cento del campione intervistato. Per il 24 per cento invece, "manca un vero leader che organizzi la rivolta". Percentuale quasi analoga (23 per cento) di chi ritiene che il motivo della mancata "scesa in piazza" sia da ricercarsi nel fatto che "la gente abbia ancora risorse a cui attingere". Per il 5 per cento, "la quota di persone in grave difficoltà è molto limitata" è per il 4 per cento, infine, "la crisi è più grave di quello che sembra". Una cosa è certa e, data venia, in Italia di rivoluzionario abbiamo solo Papa Bergoglio. L´italiano di oggi non è più l´insurrezionalista del passato, è rassegnato a vivere come può, non reagisce, sembra aver perso la gagliardia, lo spirito e le forze.
In genere, quando ci si accorge d´aver sbagliato si può continuare sulla stessa strada ignorando il senso di malessere che si sente per l´errore commesso oppure si può avere il coraggio di individuare le cause dell´errore e correggerlo. Rimanere sulla stessa strada, ovvero nel “conforto” cui si è abituati ancorchè consci di aver errato è certamente più facile che cambiare.
Cambiare fa paura, ma il timore dinnanzi alla novità del cambiamento scomparirà non appena ci saremo addentrati in esso: una volta modificati i presupposti che ci avevano indotto all´errore  e resici conto che adesso siamo nel giusto, la soddisfazione ci ripagherà di tutti gli sforzi compiuti per cambiare, e soppianterà la paura.
Ciò detto, ecco che, da un´attenta analisi sociologica, potremmo dare una lettura differente alle risposte relative al primo punto del sondaggio; secondo noi non è verosimile che gli italiani (37%) siano disposti ad accettare molti sacrifici, nessuno lo è e tanto meno gli italiani. Quest´ultimi non vogliono ammettere di aver paura del cambiamento e si nascondono dietro la rassegnazione. Sbottano di rabbia ma non si ribellano.
Ma è possibile che ci si contenti di fare sacrifici sempre maggiori anzichè rivoltarsi? Sembrerebbe che in questo Paese, per usare un´espressione romanesca, “er più pulito c’ha la rogna”, oppure che il cittadino oramai ragioni pensando: "se così fan tutti", tanto vale che lo faccia anch'io.
Sinceramente non crediamo che le cose stiano del tutto  in questi termini, ma in buona parte sì. Basta pensare alla spaventosa evasione fiscale per tirare un pò le somme: nel 2013 scoperti quasi 60 miliardi di somme nascoste; ottomila evasori totali; 15 miliardi di redditi non dichiarati sul fronte internazionale; Iva non versata per 5 miliardi; 27mila lavoratori non in regola, senza dimenticarci del recente caso ma non ultimo certamente di Mme Angiolina Armellini, nobildonna romana cui viene atribuita, tra l´altro, la proprietà di 1243 case all blacks. Dalle ultime notizie sembra che quest´ultima  potrebbe cavarsela con una multa davvero irrisoria: sei milioni di euro, dieci se proprio dovesse andarle malissimo.
 E la parte sana degli italiani? Sarà tra quelli che dichiarano che "manca un vero leader che organizzi la rivolta"?
Forse il vero motivo non è solo la mancaza del leader che in effetti non c´è neanche a cercarlo col lumicino, ma la mancanza di dinamismo, vivacità. Basterebbe uno scossone di due o tre giorni, come avvenuto in Tunisia, violento al punto giusto, per spazzare via definitivamente queste classi dominanti che hanno portato il paese non solo al fallimento, ma addirittura alla rovina. Qui ci va però una riflessione; la nostra età media è alta (43) comparata con quella delle popolazioni nordafricane in rivolta (31) e la cosa potrebbe avere anche un certo peso. Sorge, a questo punto una domanda: Siamo davvero tanto vecchi e stanchi da non riuscire a reagire? Siamo diventati animali da soma, rassegnati, bastonati e sfruttati fino all´osso? Forse, ma è notorio che se tiri troppo la corda si spezza e quando si arriva alla fame non ci sarà bisogno di un Masaniello, l´età non conterà più, l´energia apparirà come per incanto e la rivolta sarà naturale, totale e sacrosanta.
Se questa è la realtà: “Occhio alla penna governanti” per non farvi sorprendere da un salto di vento, dagli effetti...  apocalittici!

Giuseppe Arnò
 

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