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Lodigiano: Forte calo della popolazione della lepre. PDF Stampa E-mail
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Notizie - Miscellanea
Mercoledì 20 Novembre 2013 19:24

Lodi, 20 Novembre  2013

Continua a ridursi la popolazione delle lepri nel Lodigiano
ma le associazioni venatorie chiedono di non fermare la caccia
Dal Commissario Devecchi sì a un tavolo con cacciatori, Asl
e agricoltori per capire le cause del drastico calo

Anche nel Lodigiano, come in altri territori di pianura di Lombardia ed Emilia, si sta registrando un forte calo della popolazione della lepre. Gli ultimi dati, sia pure molto parziali mancando ancora troppe aree da censire, confermano questa tendenza anche per l’autunno 2013. Sulla base di tali considerazioni e della scelta di altre Province di adottare il fermo anticipato della caccia alla specie (vedi Piacenza), oltre che sulla scorta di  segnalazioni giunte direttamente dagli stessi cacciatori, la Provincia di Lodi si è subito attivata per un confronto con i rappresentanti delle Associazioni venatorie e degli ATC per decidere quali iniziative assumere.
La riunione si è tenuta nella mattinata di oggi, martedì 19 novembre 2013, presso il Dipartimento Agricoltura e Ambiente rurale di Palazzo San Domenico. Assenti i rappresentanti dell’Associazione Anuu Migratoristi, hanno partecipato quelli di Enalcaccia, Italcaccia, Libera Caccia, Federcaccia e Arci Caccia, con il Commissario dell’Ambito Territoriale Laudense Nord. Al termine, la Provincia ha raccolto dalle Associazioni l’indicazione unanimemente contraria a un provvedimento restrittivo di chiusura anticipata della caccia alla lepre, che a questo punto della stagione, a poche settimane dalla chiusura programmata l’8 dicembre, non avrebbe avuto un conseguenze positive.
“Il problema esiste, ne sono tutti consapevoli, ma sono anche convinti che vada risolto attraverso modalità diverse da una chiusura anticipata della caccia in questo momento - commenta il Commissario straordinario della Provincia di Lodi, Cristiano Devecchi -. Ho ritenuto necessario il confronto con i rappresentanti dei cacciatori prima di assumere ogni decisione in merito e il parere raccolto è di non fermare la caccia alla lepre. Da ciascuna associazione sono arrivati poi contributi importanti sull’analisi della situazione, che potrebbe avere origini diverse: da ragioni di carattere sanitario (una malattia della lepre) al clima, dalla pressione venatoria al mutamento delle tecniche agricole. Quel che è certo è che i primi dati relativi ai monitoraggi sullo stato di conservazione delle lepri all'interno delle zone di ripopolamento e cattura (ZRC) evidenziano una sensibile riduzione: il calo è pari a circa il 40% di quanto censito nel 2012 e al 60 % di quanto rilevato invece 2011“.
“Oggi abbiamo solo delle ipotesi sula riduzione del numero delle lepri – continua il Commissario Devecchi -, ma credo si debba accogliere la sollecitazione arrivata dalle Associazioni venatorie a fare un incontro specifico su questo tema che coinvolga oltre ai cacciatori anche le associazioni degli agricoltori e le autorità sanitarie. Ritengo però che, trattandosi di situazioni che investono altre realtà oltre alla nostra, difficilmente possa trattarsi di un problema risolvibile solo con provvedimenti assunti a livello locale. Molto più probabilmente va immaginato un percorso che coinvolga i territori limitrofi, come Piacenza, Cremona e Pavia e, per quanto riguarda particolarmente la Lombardia, bisogna pensare a un interessamento della stessa UPL (Unione delle Province Lombarde), perché si arrivi a un documento e a delle proposte unitarie da portare al livello regionale, l’unico deputato a prendere decisioni che potrebbero avere una certa efficacia sul fenomeno. Come sempre – conclude Cristiano Devecchi -, la Provincia è comunque disponibile ad avviare questo percorso a livello locale, per dare certezze al mondo venatorio e agli ATC in particolare sugli investimenti che si dovranno fare per il ripopolamento della specie”.

 

 

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